A4, La strada insanguinata: appello per la sicurezza dal presidente regionale Autotrasporto CNA Giosualdo Quaini. Le accuse sulle stragi by “terza corsia”

Una strada insanguinata che ogni settimana miete vittime e feriti a causa di un cantiere. Limiti non rispettati, autovelox inutili, cartellonistica insufficiente, stanchezza e imprudenza dei conducenti, tir di camionisti esteri senza orari di guida, carenza di safety car che segnalino i lavori in corso. Questi e molti altri, secondo la FITA-CNA, i motivi della drammatica situazione dell’autostrada A4, trafficata e spesso impraticabile da quando sono partiti i lavori della terza corsia. “Uno scenario tragico, si guida su un asfalto bagnato di sangue - denuncia il presidente regionale della categoria Autotrasporto CNA, Giosualdo Quaini -, tra detriti, carcasse di auto, camion ribaltati”.

Le colpe e le possibili soluzioni-tampone

Le colpe vanno suddivise tra Autovie Venete, che non ha fornito una cartellonistica adeguata né un sistema di rallentamento del traffico, visto la blanda presenza di safety car (un paio solamente), e conducenti, che provocano incidenti per distrazione, stanchezza, eccessiva velocità”. I tempi tecnici per la conclusione del cantiere si preannunciano “infiniti, non prima del 2021”: come tamponare, intanto, una situazione così rischiosa e pericolosa? “Innanzi tutto va intensificata la segnaletica ed eliminata quella inutile, estendere il limite a tutti i mezzi di 60 km fino alla fine del cantiere, da Palmanova a Portogruaro, ed inserita un’auto di sicurezza ogni tot km per rallentare il traffico. L’autovelox? Serve solo a far cassa, ci si accorge di aver preso la multa un mese dopo, non è un valido deterrente”. Ma ciò che indigna è il ritardo quarantennale dell’avvio di un progetto che è già vecchio. “Negli anni 80 FITA-CNA supplicava gli amministratori di pensare a una quarta corsia, invece oggi viviamo questa anacronistica situazione in cui c’è gente che muore per la terza corsia”.

Estate 2018 con weekend di “lacrime e sangue”

“Ci attendono weekend di “lacrime e sangue” - annuncia Quaini -. Per fortuna i camion non circolano il sabato e la domenica dalle 8 alle 22. Ma i lunedì saranno di fuoco, e i venerdì di lacrime. Per la nostra categoria questa situazione è drammatica: con mancati rientri, tempi di resa costosi e soste forzate l’autotrasportatore ci rimette. Due viaggi a Milano dal Friuli, ad esempio, oggi sono impossibili: se trovo un incidente e resto fermo due ore perdo un giorno intero, perché bisogna rispettare le ore di guide, di sosta e di impegno, comprensivi di riposo”. Regole non sempre valide per i camionisti dell’Est, come più volte denunciato dalla CNA: “Molti lavorano a cottimo. Mangiano malissimo, spesso in mezzo alla strada, con lo stress di recuperare le ore perse nel traffico; se vi fossero maggiori controlli in cabina si troverebbero sotto le cuccette litri di alcool. Prevedo uno scenario indecoroso sull’A4, con camionisti stranieri che, armati di lettini apribili, dormiranno in autogrill intasati”. E a Trieste non andrà meglio: “con l’allargamento Lisert il traffico sarà ancora più micidiale, si formerà un imbuto.”

Le proposte, il business dei recuperi, l’incontro con l’Assessore

Già una decina di anni fa Quaini la sua soluzione, provocatoria ma non impossibile, l’aveva lanciata: “per evitare colonne sull’autostrada mettiamo le auto sui traghetti. Ci si imbarca a Chioggia e, via mare, si scavalca il tratto diabolico del cantiere. I tir restano in autostrada”. Il 26 giugno, assieme alle altre le associazioni di categoria, FITA-CNA avrà un incontro a Trieste con l’assessore regionale ai trasporti per giungere a una possibile soluzione, in cui rinnoverà sostegno e solidarietà alle famiglie delle vittime e dei feriti dell’A4. Quaini segnala infine il “business” delle concessionarie di Autovie che si occupano dei recuperi dei veicoli incidentati: “fanno soldi a palate, un intervento per un incidente che coinvolge tir può valere fino a 30mila euro”.

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