Alfano: “L’Egitto è partner ineludibile dell’Italia”. Regeni quindi sacrificabile per ragion di Stato

L'informativa del ministro degli Esteri davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato dopo la decisione del governo di rimandare al Cairo il nostro ambasciatore è stato un bel teatrino dove maggioranza e opposizione si sono mischiate in una sorta di danza macabra ballando sui poveri resti di Giulio Regeni. Del resto non poteva essere che così, perchè altrimenti si doveva ammettere quello che non è ammissibile ammettere, cioè che il nostro Paese in questa, come in altre occasioni “estere” è stato per davvero tutto “chiacchiere e distintivo” (frase tratta da un film Gli intoccabili di Brian De Palma diventata sinonimo di chi alza la voce ma non agisce ndr) tanto che oggi passati pochi mesi ci si è fatti insabbiare da improbabili verità investigative che ora le autorità egiziane ci starebbero fornendo. Dimenticati di colpo i depistaggi attuati nelle prime settimane con sbalorditiva approssimazione pensando evidentemente al Cairo che tutto sommato agli italiani bastava una verità di comodo. All'inizio forse, grazie alla pressione mediatica e popolare hanno sbagliato la valutazione dato che in un rigurgito di dignità abbiamo rifiutato come Paese di farci trattare come uno zerbino, ma sono bastati pochi mesi e qualche zeppa negli ingranaggi libici messa ad arte, per farci dimenticarce ogni sgarro e tornare a genufletterci dinnanzi alla realpolitik. Nel dibattito parlamentare di oggi è apparso fra le righe di molti interventi, troppo alti sono gli interessi in gioco con l'Egitto per pensare che la “normalizzazione” non arrivasse. Quello che colpisce è la grande ipocrisia, la mancanza di coraggio nel dire apertamente agli italiani che la verità giudiziaria su mandanti e carnefici di Regeni la dovranno scrivere gli storici fra qualche decennio, perchè oggi non è tempo di giustizia, sacrificata sull'altare degli interessi petroliferi e turistici e di quelli geopolitici d'area che potremo chiamare del “progetto Minniti”, dato che gli accordi per il trattenimento dei migranti in territorio libico è una “villeggiatura” pagata dall'Italia con fior di milioni a trafficanti e capi tribù di Tripoli e dintorni ma non sarà completa finchè non avrà l'approvazione dell'alleato di Al Sisi: non dimentichiamo infatti che l'Egitto è il maggior sostenitore del “governo” Libico del generale Khalifa Haftar, che controlla l'est del Paese e che non riconosce gli accordi italici con il “premier” Fayez al-Sarraj, tanto di minacciare di prendere a cannonate le nostre navi se si avvicinano troppo alla “sua” porzione di Libia. Insomma si legge questo fra le righe della parole del Ministro degli Esteri Italiano Angelino Alfano, assieme alla comunicazione  che   "Giulio non verrà dimenticato perchè  a lui sarà dedicata l'università italo-egiziana". Una informativa  davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato che racconta una "verità" tutta istituzionale: "L'Egitto è partner ineludibile dell'Italia esattamente come l'Italia è partner ineludibile dell'Egitto".. "E' impossibile per i nostri Paesi non avere un'interlocuzione politico-diplomatica di alto livello". "Il nostro obiettivo - ha aggiunto - è giungere alla verità sulle circostanze che hanno portato alla morte di Giulio Regeni. Una verità vera e non di comodo". "I magistrati egiziani hanno soddisfatto in modo ancora parziale ma crescente le richieste contenute nelle rogatorie. Un nuovo incontro tra le due procure dovrebbe svolgersi a settembre", ha poi spiegato il ministro sottolineando di aver chiesto "al mio omologo egiziano incontrato a Washington di fare in modo che gli atti su Giulio Regeni richiesti dalla procura di Roma le vengano trasmessi"."Continueremo a sostenere la ricerca della verità su Giulio Regeni in tutte le sedi, compresa "l'istituzione britannica per la quale Giulio stava compiendo la sua ricerca", ha aggiunto annunciando inoltre che l'ambasciatore Giampaolo Cantini avrà "un rapporto di collaborazione nella capitale egiziana con il collega britannico" proprio sul dossier Regeni. "L'ambasciatore Cantini - ha fatto sapere sottolineando che l'ambasciatore sarà al Cairo il 14 settembre - curerà l'intero spettro dei rapporti con l'Egitto". Fin qui le dichiarazioni fin troppo ovvie del Ministro Alfano che già conosce la verità come del resto la conosciamo tutti: Giulio è stato torturato da servizi egiziani perchè probabilmente scambiato per una spia. Non aveva alcuna possibilità di uscirne vivo paradossalmente proprio per questo, lui non era una spia e nulla quindi aveva da rivelare ai servizi egiziani che alla fine l'hanno ucciso perchè non rivelasse quanto gli era accaduto. Fosse stata una spia per davvero avrebbe certamente parlato o sarebbe stato oggetto di scambio e trattativa. Ma era colpevole di innocenza e i servizi egiziani, abili come torturatori, ma assolutamente inetti nei depistaggi, l'hanno lasciato morire e si sono maldestramente disfatti del corpo. Unica stranezza questa nella vicenda, dato che far sparire un cadavere non dovrebbe essere certo un problema in paese con milioni di chilometri quadrati di deserto. Ma forse anche da morto Giulio poteva essere utile, magari nella lotta intestina tra servizi “civili” e militari o fra fazioni pro o contro Al Sisi. Se tale ricostruzione si avvicina anche parzialmente alla verità possiamo oggi pensare che Al Sisi confessi di aver dato l'ordine o semplicemente di aver saputo o peggio di non essere stato in grado di controllare il suo apparato di “sicurezza”? E' ovvio che non succederà mai, almeno non succederà finché Al Sisi rimarrà al potere. Ed anche se è sacrosanto per la famiglia Regeni e per la società civile continuare nella richiesta di verità, la domanda politica , fuori dalle ipocrisie, dovrebbe essere un'altra: L'Italia, come Stato, deve sacrificare o meno sull'altare della geopolitica Giulio Regeni. E' accettabile farlo per mantenere i rapporti con un paese chiave nello scacchiere nordafricano ed avere miglior gioco sul blocco delle rotte dei migranti che tanto preoccupano per la “tenuta sociale” del Paese . Insomma Giulio Regeni immolato come un fante della prima guerra mondiale al quale dedicare qualche bella piazza alla memoria lasciando poi che siano gli storici e non i magistrati a scrivere le sentenze? Pensatela come volete, ma noi, saremo degli inguaribili sognatori fuori dal tempo, ma pensiamo che l'interesse economico o quello politico-elettorale, non possono primeggiare sui nostri principi cardine, fosse così la nostra democrazia non sarebbe poi così diversa dal potere di dittatori o ideologi del terrore, sarebbe solo un pessimo mascheramento di un potere arido.

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