Amman, dopo giorni di proteste, si dimette il premier Mulki. Sullo sfondo la riforma fiscale by Fmi

Rivolta popolare per lo più pacifica in Giordania dove da giorni i cittadini manifestavano contro inflazione e disoccupazione. Nel mirino una legge fiscale che secondo l'opposizione ma anche molti
sindacalisti e personalità della società civile avrebbe impoverito ancor più le classi medio-basse. Così il premier giordano Hani Mulki ha rassegnato le dimissioni dopo giorni di proteste contro la riforma fiscale voluta dall’esecutivo e caldeggiata dal Fondo monetario internazionale (Fmi) che ancora una volta rischia di essere fattore di instabilità per un paese. La legge avrebbe lo scopo di arginare gli effetti dell’inflazione e della disoccupazione ma che come spesso avviene quando a scriverla sono gli economisti del Fmi finisce per impoverire le classi medio-basse.

Il re Abdallah II ha ricevuto a palazzo il capo dell’esecutivo, il quale lo ha informato della decisione di rimettere il mandato. L’auspicio è che la strada delle dimissioni possa calmare la piazza e stemperare il clima di tensione che si respira in questi giorni di proteste, peraltro pacifiche.

Le manifestazioni dei giorni scorsi sono le più imponenti degli ultimi anni. I manifestanti, guidati dai leader sindacalisti, hanno intonato slogan e canti contro il governo. Nei quattro giorni di protesta si sono verificati sporadici scontri con la polizia, che hanno provocato alcuni feriti fra gli agenti.

Analisti ed esperti dubitano che le dimissioni del premier basteranno per fermare le dimostrazioni. La Giordania dispone di risorse naturali [fra cui il petrolio] assai limitate rispetto ad altri Paesi della regione e ospita oltre un milione di rifugiati, la maggior parte dei quali irakeni, siriani o dello Yemen in fuga dalle guerre. Il Paese ha superato indenne le rivolte della Primavera araba nel 2011, ma si trova oggi ad affrontare una crisi economica che ha portato un alto tasso di disoccupazione e una crescita dell’inflazione.

I cittadini e la comunità internazionale, soprattutto in Occidente che considera Amman un alleato chiave nell’area, guardano con attenzione alle decisioni che prenderà nei prossimi giorni re Abdallah, cui spetta l’ultima parola su ogni decisione. Secondo alcune fonti bene informate egli avrebbe accolto le dimissioni di Milki, premier dal giugno 2016, e sarebbe pronto ad affidare l’incarico di formare un nuovo esecutivo al ministro dell’Istruzione ed economica Omar al-Razzaz.

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