Anche a Udine sarà stagione del “ministro della paura”? Si annuncia la campagna elettorale più brutta di sempre

Amministrative udinesi: la notizia che Marco Belviso ci riprovi non sorprende, come non sorprende che la sua scelta di campo sia quella un tempo rappresentata magistralmente dal comico Antonio Albanese, era il 2008, con il suo “Ministro della Paura”. Un comico che come spesso accade azzecca i personaggi e il futuro di argomenti che poi, il tempo, hanno reso drammaticamente realistici, non perchè in effetti lo siano,  ma perchè c'è chi crea ad arte una stagione di paura esattamente come previsto da Albanese e dal suo"ministro".  La prova che si parla di oscure fantasie  è data dal fatto  che “l'invasione”, visti i numeri,  non esiste   e che non vi sono neppure particolari problemi di ordine pubblico. Ma i testi di sociologia  spiegano bene,  non serve che vi sia una guerra, basta crearne ad arte  la percezione perchè la gente inizi a scavare i rifugi. Una paura che è stata indotta  attraverso una  stampa e televisione  in colpevole  ricerca di sensazionalismo che non ha compreso a fondo quanto vi fosse di strumentale e pericoloso  nel mantra anti-migranti recitato ad ogni occasione, che ha fatto ringalluzzire movimenti xenofobi e dato benzina al motore di pericolosi movimenti neo-fascisti. L'ottusità nazionalistica in Europa e le manipolazioni Isis, i migliori alleati dei nostri "ministri della paura",  hanno poi fatto il resto. Così anche se i dati ufficiali ci dicono che ci sono un milione di volte più probabilità di morire in incidenti stradali che sgozzati da un terrorista e  che i reati predatori sono in generale  calo (fra l'altro quelli fatti da stranieri sono in linea statistica con le percentuali degli italiani),   si è ingenerata nel cittadino medio anche udinese,  l'idea che passeggiare per la civilissima e multietnica via Roma a Udine sia come entrare nelle banlieue parigine o  nel   Bronx di New York.   In realtà è palese che migranti e richiedenti asilo, in massima parte,  siano dei poveracci, spesso costretti all'inedia mentale o all'elemosina.  Certo, magari non è un bel vedere, perchè anzichè suscitare umana comprensione genera benpensante fastidio, ma questo non vuol dire che si tratti di pericolosi delinquenti.  Ma basta l'azione mirata di ben strutturati agitatori ed ecco che   la percezione  diventa quella di essere sull'orlo di una catastrofe. Basta un episodio di violenza che riguardi uno straniero che si grida come aquile, mentre  si omettono magari decine di episodi "indigeni".   Bravi Salvini & company che hanno compiuto l'impresa, dal loro punto di vista stanno edificando un impero,  anche se il sospetto è che, dopo tanto agitar muscoli e ruspe, possano essere destinati comunque alla marginalità da parte di alleati che non vogliono fare gli "utili idioti" di turno.  Era comunque  ovvio che visto che il meccanismo di propaganda  nazionalmente funziona, ci fosse qualcuno pronto a tentar le repliche in chiave locale. Così ecco che sull'osso della paura saranno in molti ad avventarsi alzando sempre di più i toni in una campagna elettorale che rischia di diventare la più brutta di sempre. Del resto, esattamente con la puntualità dell'influenza stagionale, appena si sente odor di elezioni, tornano fuori i soliti personaggi in cerca di collocazione politica. Alcuni si tolgono la maschera di difensori dei deboli e degli oppressi, altri  escono semplicemente dall'ombra nella quale si era rintanati dopo la loro precedente deblache,  perchè si sa, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Altri magari già eletti, pur non avendo brillato,  cercano di rifarsi diventando improvvisamente attivi ed inondando le redazioni di giornali e Tv di comunicati e  cercando di rifarsi, in zona Cesarini, della loro quasi assoluta assenza dai problemi reali della gente,  impegnati come erano nelle istituzioni a scaldar poltrone o fare gli affari propri.  Insomma in realtà non varrebbe la pena neppure parlarne, ma mestiere e pluralismo ci impongono di raccontare quanto avviene sul territorio,  anche se talvolta, bisogna ammetterlo, i conati rischiano di prendere il sopravvento.

Dovremo parlare della lista o meglio delle liste "friul-autonomiste" che spuntano come funghi, eredi presunti della "piccola Patria" e della diversità valoriale, argomenti che fra l'altro appassionano sempre meno gente. Peggio mi sento, dovremo parlare  degli aspiranti fiancheggiatori dei "grandi" soggetti che hanno la speranza che dal tavolo del vincitore qualche briciola alla fine cada. Certamente daremo spazio a tutti, anche se con lo spirito critico che meritano. Oggi però la cronaca incombe e ci richiama all'ordine, e allora torniamo alla nascente lista di  “Udine in movimento” di Marco Belviso. Come ad ogni elezione, con ammirevole testardaggine e nonostante le tante "botte prese", lui  è pronto a scendere in campo. Nulla di nuovo sotto il sole,  se non per il nome della formazione e per il fatto che, da bravo annusatore di opportunità,   questa volta, oltre agli argomenti “paurosi” sta  cercando di imbarcare grillini più o meno transfughi, pescando in quella melma a 5 Stelle che si è creata intorno al movimento di Beppe Grillo e alla incapacità evidente di quella formazione politica di creare una classe dirigente. Nulla di strano perchè sono ormai anni che i litigi e le reciproche sconfessioni sono una costante del M5s, in Friuli, come altrove. Così mentre Marco Belviso è conosciuto per le sue performance politiche ed è certamente un simpatico compagno di bevute e chiacchiere per gran parte della politica udinese,  illusa dandogli "filo"  di poterne  sterilizzare il potenziale distruttivo (politici che  poi vengono "giustamente" messi  alla gogna in un tritacarne nel quale Belviso prima o poi opportunamente li ficca),   non è invece lo stesso per i grillini. Diciamolo chiaramente è difficile comprenderci qualcosa per davvero in quel "movimento" nato certamente con buone intenzioni ma che da movimento di lotta alla casta rischia di diventare movimento "intestinale" che alla fine  non si capisce chi o cosa rappresenti se non l'idea fissa ormai maniacale di attentate giustamente al portafoglio dei politici, con il rischio però come in uno psicodramma di fare harakiri. Ad avere le idee chiare, pare invece, essere la consigliere comunale di Udine Claudia Galanda, eletta fra i 5stelle che per alcuni è una “ex”, per altri ancora “portavoce” del movimento e ad altri, probabilmente per la sua schiettezza, turba il sonno.

Scrive in una nota decisamente “piccata” Galanda: "La presunta verginità di Marco Belviso, da egli stesso divulgata, mi farebbe sorridere, se non fosse per il "comprovato acume politico" delle persone del Movimento 5 stelle locale, che a Udine gli danno retta e che, in pochi mesi, stanno rovinando quanto di buono si è cercato di produrre in questi anni. Il passato politico di questa persona ­- che sembra a Udine tutti conoscano, ad eccezione dei miei compagni di viaggio - parla da solo: è esattamente quello che ora critica, con “loro” lui c'era. Non c’è mai riuscito, ma c’era, dal 1998 in poi. Per questo motivo è semplicemente ridicolo quanto sentenzia sul "Messaggero Veneto" del 14 c.m.: "non penso che Fontanini possa essere la persona giusta per fare il sindaco visto che ha alle spalle 30 anni di politica e lo stesso vale per Bertossi. Sono rappresentanti della vecchia politica" proseguendo con "Da questo punto di vista ci sentiamo molto più vicini al M5s, non a caso molti dei nostri esponenti provengono dal movimento di Grillo..." Forse il signor Belviso si sente più vicino al Movimento di Grillo perché, perlomeno a Udine, ha trovato "buon stare" in quanto molti di loro - che sembra ancora non abbiano inteso il significato politico del M5S - tengono i piedi in due staffe e non prendono una posizione chiara, nascondendosi sotto il mantello del "navigato". Senza dire della consigliera Porzio, che con Belviso ha fondato un movimento contrapposto (“Udine in movimento”) e del consigliere Franceschi, che ha dichiarato (ingenuamente?) di star valutando la candidatura con altra forza politica (riunione a cui era presente anche il consigliere regionale Cristian Sergo), dichiarazione poi ritrattata ma comunque ingiustificabile. A questo proposito, vista l'incertezza su una lista di qualità per Udine - a partire dal candidato sindaco, che non vorrei cooptato all'ultimo minuto - sarebbe interessante sapere quale sia a tal proposito la posizione dei consiglieri regionali eletti nella circoscrizione di Udine, Elena Bianchi e Cristian Sergo. Forse ritengono davvero sia giusto sacrificare Udine con una lista ad ogni costo, per non dimostrare il loro assenteismo sul territorio? E non diano la colpa a me anche di questo, perché ho sollevato tutto ciò già da parecchio tempo, in ogni dove e a tutti i livelli, nel silenzio generale. Tornando al mentore Belviso, questa è la mia domanda: Signor Belviso, se Lei – come dice – ci difenderà dai “Filibustieri”, chi ci difenderà dal “Corsaro”?

Potrebbero interessarti anche...