Antitrust: equo compenso bocciato, reintroduce i minimi tariffari

L'equo compenso per i professionisti italiani previsto dal decreto fiscale collegato alla manovra ostacola la concorrenza. È quanto sostiene l'Antitrust in una segnalazione ai presidenti di Camera, Senato e del Consiglio, osservando che le tariffe professionali "fisse e minime costituiscono una grave restrizione della concorrenza".
La disciplina sull'equo compenso sancisce "il principio generale per cui le clausole contrattuali tra professionisti e i clienti che fissino un compenso a livello inferiore dei valori previsti nei parametri individuati dai decreti ministeriali sarebbero da considerare vessatorie e quindi nulle" spiega l'Agcom. Di fatto, la norma, dunque, per l'autorità, "nella misura in cui collega l'equità del compenso ai paramenti tariffari contenuti nei decreti anzidetti, reintroduce i minimi tariffari, con l'effetto di ostacolare la concorrenza di prezzo tra professionisti nelle relazioni commerciali con tali tipologie di clienti". Insomma secondo le norme in esame, conclude l'Agcm, il compenso dei professionisti verrebbe sottratto alla libera contrattazione. Con la stessa verrebbero reintrodotti di fatto "prezzi minimi" che finirebbero "per limitare confronti concorrenziali tra gli appartenenti alla medesima categoria, piuttosto che tutelare interessi della collettività".
Con l’equo compenso, in particolare, secondo l’Antitrust, «viene sottratta alla libera contrattazione tra le parti la determinazione del compenso dei professionisti (ancorché solo con riferimento a determinate categorie di clienti)», mentre «sarebbero i newcomer», gli ultimi arrivati sul mercato delle professioni, «ad essere pregiudicati dalla reintroduzione di tariffe minime» perché «vedrebbero drasticamente compromesse le opportunità di farsi conoscere sul mercato e di competere con i colleghi affermati». Allo stesso tempo, «la reintroduzione di prezzi minimi cui si perverrebbe attraverso la previsione ex lege del principio dell'equo compenso finirebbe per limitare confronti concorrenziali tra gli appartenenti alla medesima categoria, piuttosto che tutelare interessi della collettività», scrive ancora l'Autorità guidata da Giovanni Pitruzzella. La bocciatura dell'Antitrust non poteva che sollevare polemiche sia all'interno della categoria che tra gli scranni parlamentari. "Con la bocciatura dell'Agcm la vicenda sull'equo compenso sconfina nel surreale – interviene il segretario generale dell'Associazione Nazionale Forense, Luigi Pansini. "Stupisce che non si fosse considerato il parere dell'Autorità, perché era facile prevederne l'intervento. Ora la corsa all'introduzione di una 'norma bandiera', inaugurata dal Ministro Orlando, si è scontrata con un parere, il cui testo è da leggere con attenzione e del quale il Governo dovrà tener conto' rincara il presidente Anf augurandosi che "la questione della tutela dei professionisti quali contraenti deboli possa in futuro muoversi, sulle direttrici tracciate dalle vigenti disposizioni del Job's Act sul lavoro autonomo, che prevedono forme di tutela in favore di tutti i professionisti, con rimedi addirittura inibitori e risarcitori in loro favore e con la possibilità di irrogare sanzioni amministrative a carico del contraente forte, compresa la pubblica amministrazione'.

Di "grandi interrogativi" e stravolgimento della realtà di riferimento, parlano invece i parlamentari del Pd, secondo i quali i dati mostrano l'esatto contrario di quanto sostenuto dall'Antitrust, ossia che "alcuni soggetti dotati di forte potere contrattuale, come banche e assicurazioni, riparandosi dietro alla teoria della concorrenza pagano in maniera irrisoria l'opera dei professionisti. Di fatto è la logica del massimo ribasso applicata alla necessità e alla fame di lavoro delle persone". Sono le parole di Chiara Gribaudo, responsabile lavoro del Pd, e David Ermini, esponente Pd in commissione Giustizia. L'antitrust con le sue valutazioni - rimarcano i parlamentari dem - rischia di certificare la liceità di una sorta di caporalato dei professionisti come è dato oggi riscontrare nei fatti. Il mercato - concludono - deve essere libero, ma non lo sfruttamento".
Ora non rimane che attendere l'esito dei lavori parlamentari.

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