Arvedi punta all’Ilva obiettivo integrazione

Giovanni Arvedi, nel corso di una audizione alla Commissione Industria del Senato, ha ipotizzato uno scenario di fusione tra due grandi gruppi che pochi avevano previsto, creando il primo polo siderurgico nazionale.
l’annuncio.A dieci giorni dalla scadenza della presentazione delle offerte vincolanti per l’acquisto dell’Ilva, Arvedi ha dichiarato davanti alla Commissione: «Quando lo stabilimento di Taranto avrà ritrovato la strada della competitività, allora si potrà pensare  a una grande società, che raccolga i siti Ilva, Cremona, Trieste». Ne risulterebbe un colosso italiano in grado di produrre 12 milioni di tonnellate annue, e di di fatturare tra i 7 e gli 8 miliardi, «maturo per una eventuale quotazione in Borsa». Arvedi nella sua dichiarazione non ha escluso l’apertura verso il «contributo e all’intervento di altri attori della siderurgia nazionale».
L’imprenditore cremonese ha poi aggiunto che l’interesse verso l’acquisto dell’Ilva è legato ad una strategia di consolidamento produttivo, di razionalizzazione degli impianti e di specializzazione, senza trascurare un elevato livello di integrazione complessiva di tutti gli stabilimenti.
il competitor. I potenziali acquirenti dell’Ilva di Taranto, oltre al gruppo Arvedi sono “più o meno” due: i turchi di Erdemir, Marcegaglia e i franco-indiani di ArcelorMittal.
L’audizione col partner turco  Erdemir, prevista per il pomeriggio, è saltata. Il grande acciaiere turco, con un giro d’affari superiore ai 3 miliardi e con un margine operativo superiore al 20%, si è concesso il lusso di riservarsi una risposta all’ultimo momento. Per quanto riguarda l’altro concorrente, Arvedi ha tenuto a precisare che i rapporti in essere sono positivi, questo per smentire i rumors di presunte rivalità: «Ci frequentiamo e collaboriamo da trent’anni» ha aggiunto concludendo: «Noi andiamo avanti» nonostante l’eventuale disimpegno di Ankara.

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