Banca popolare di Vicenza addio a vecchi fasti e sprechi

La Banca Popolare di Vicenza tenta di ritornare ad una parvenza di normalità, alla fine del procedimento, degli antichi fasti resterà ben poco.
L’ad Francesco Iorio ha presentato oggi al consiglio di amministrazione le prime linee guida della strategia per la rinascita del Bpvi. Il parametro di riferimento sarà il rapporto tra guadagni e spese (cost/income), che dall’attuale 83,6% dovrà calare al 50/60%, pari alla media del settore. Domani sarà presentati a Vicenza i nuovi contenuti.
il futuro. Il piano industriale riporterà Bpvi, dopo la grandeur del passato, alle sue radici e al Nordest, con meno filiali (oggi a quota 511), meno dipendenti (si stimano 1.500 esuberi su 5.400) e la vendita della siciliana Banca Nuova e Nem Sgr, oltre alla vendita di quadri, palazzi, oselle e altri fasti della passata gestione Zonin. «La banca è sovradimensionata - ha chiarito Iorio - Non so se mille esuberi saranno sufficienti, ma l'aver perso il 30% dei ricavi della banca e masse per 10 miliardi porta a una riduzione complessiva. E questo sarà il filo conduttore del piano».
Allo stato attuale non è ancora chiaro se Iorio punta ad una fusione con Veneto Banca, come già annunciato dal presidente Gianni Mion, come «La via per permettere a Bpvi di tornare a navigare in mare aperto». Pur favorevole all’ipotesi, Iorio ha oggi precisato: «In tempi di tassi negativi, per le banche commerciali è necessario un ripensamento in termini di specializzazioni». Per l’istituto vicentino, la specializzazione potrebbe diventare territoriale: «La banca corporate del Nordest, con una politica commerciale sul mercato di riferimento».
Famiglie e aziende, in tempi di crisi e di cattivo credito, hanno portato alla banca 1,9 miliardi di crediti in sofferenza. Crediti che vanno scontati e venduti, valutandone l’impatto sul patrimonio della banca.
Riguardo ad un nuovo aumento di capitale (da sottoporre ai soci), non è stato escluso a priori: «Dipenderà dal prezzo, dalla cessione totale o parziale e dai tempi».
Dunque, tutto è ancora possibile.

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