Banca popolare di Vicenza: nulle le “operazioni baciate”

Considerate nulle le erogazioni di fondi in cambio di acquisti di azioni bancarie

Il fallimento di fatto delle due banche del Nordest sta provocando una ondata di protesta non solo tra le decine di migliaia di “ex soci” che hanno visto azzerarsi il capitale investito negli istituti di credito (letteralmente andato in fumo), ma anche da tutti coloro che in qualche modo hanno avuto a che fare con il modus operandi “poco ortodosso” del gruppo manageriale delle due banche. Oggi si è svolta a Schio, Santoro, Torrebelvicino e San Vito di Leguzzano la “manifestazione della disperazione”: con migliaia di selfi e di lumini accesi da altrettanti disperati che hanno perso i loro risparmi. Tra questi molti pensionati e semplici risparmiatori.
Per tutti coloro che hanno ricevuto un finanziamento dalla Popolare di Vicenza solo in cambio di un contestuale acquisto di azioni della banca stessa (prassi molto in voga anche presso altri istituti di credito), finalmente una buona notizia in vista: un'ordinanza del giudice di Venezia, Anna Maria Marra, della sezione del tribunale specializzata in materia di imprese, considera nulle le cosiddette "baciate", ovvero le operazioni con le quali la banca, nello specifico la Popolare di Vicenza, erogava finanziamenti ai clienti mentre contestualmente questi ultimi acquistavano azioni dell'istituto di credito. Il provvedimento impedisce alla Popolare di Vicenza la possibilità di pretendere dal cliente-azionista il rientro delle somme prestate (la beffa oltre al danno, ndr). Il giudice ha accolto il ricorso d'urgenza di sospensiva presentato da un cliente al quale erano stati concessi 9 milioni di euro.

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