Biblioteche per pensare “La lunga rinascita della biblioteca di Sarajevo”

Udine, 12/05/2018 - VICINO / LONTANO - Casa Cavazzini - Foto Alice BL Durigatto /Phocus Agency © 2018

Sabato scorso  12 Maggio in casa Cavazzini a Udine si è tenuto, nell’ambito della manifestazione Vicino Lontano, il dibattito “La lunga rinascita della biblioteca di Sarajevo” per la rassegna “Estensioni” a cura di Bottega Errante

Nella notte tra il 25 e il 26 agosto 1992 iniziò il bombardamento sulla biblioteca di Sarajevo che fu distrutta dalle granate incendiarie dell’esercito serbo-bosniaco e nel rogo migliaia di volumi si trasformarono in cenere. A partire da questi avvenimenti, Angelo Floramo, consulente culturale e scientifico della biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli, Miljenko Jergovićlo scrittore balcanico, Gigi Riva, giornalista che ha raccontato la violenza inaudita delle guerre balcaniche, Piero Boitani, filologo e critico letterario, docente di Letterature comparate alla Sapienza di Roma, hanno condiviso alcune riflessioni sul valore delle biblioteche e sul significato simbolico della loro distruzione, in un excursus che dalla biblioteca di Alessandria d’Egitto che conservava gran parte del patrimonio librario dell’età antica, ci porta a quella di Pergamo, ai roghi dei nazisti per poi arrivare a quella di Sarajevo. La Viječnica è stata ricostruita interamente e riaperta nel 2012, ma si presenta come un guscio vuoto, priva del patrimonio che ospitava, nonostante da varie fondazioni o biblioteche, prevalentemente europee, siano stata effettuate donazioni e i cittadini, bosniaci, serbi, croati e molto altro, si siano impegnati, subito dopo il bombardamento, nel mettere in salvo quanto potevano nelle cantine di casa.
L’esercito serbo-bosniaco bombardando la biblioteca voleva distruggere gli aspetti culturali che conteneva, secondo una tradizione interetnica, in modo che prevalesse quella serba, si trattava di un disegno politico predeterminato, un vero e proprio urbanicidio, annientamento di tradizioni e sapere.
Le biblioteche private subirono, pur con motivazioni completamente diverse, sorte simile poiché gli abitanti furono costretti a scegliere tra i loro libri quelli da bruciare nella stufa per scaldare i propri figli, scelta difficilissima. Mancava la carta, la legna, il combustibile, l’elettricità, scelta obbligata. Con i libri il monopolio aveva fatto i pacchetti delle sigarette e in quel frangente fumare era più importante, poi gli abitanti andavano a cercare di ricomporre le opere unendo i pacchetti.

La storia della biblioteca è metafora della storia di un popolo: ricostruiti gli edifici, ma il tessuto culturale storico? L’identità di un popolo? I nostri relatori dicono che si avvertono dei germogli di rinascita, ci auguriamo che fioriscano dalle ferite e dal dolore, ma dalla cenere non si ricostruisce la cultura.

Cosa rappresentano i libri, perché consideriamo la loro distruzione un’onta? Nei libri, manoscritti o digitali, vi sono le conoscenze, le scoperte, l’immaginario che altri uomini, vicini o lontani da noi, hanno elaborato. Distruggerli è come se una parte di noi sparisse.

Scrive Antonio Gramsci dal carcere al figlio Delio:” Io penso che la storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutto gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi non può non piacerti più di ogni altra cosa. “ La storia è l’umanità in cammino e comprende tutti gli altri scibili. E’ la ricerca dell’uomo.

I nostri relatori con la loro incommensurata cultura, con le citazioni e gli aneddoti, ci hanno concesso un respiro, una condivisione, per non sentirsi dei marziani in una società che, non occorre ancora ripeterlo, esalta l’ignoranza, ad esempio per la prima volta nella storia della Repubblica abbiamo ministri non laureati, disprezza la cultura, non solo umiliando i docenti con condizioni di lavoro per dirla con semplicità, inaccettabili, ma additandoli come professoroni, gufi… e così via. Inutili in sostanza. Per non parlare delle opere d’arte.

Il disprezzo del sapere è indice di fascismo, le teste non devono pensare, così come Mussolini disse della mente di Gramsci, ma solo consumare ed obbedire.

Per chi non riesce a discernere le informazioni false da quelle vere, a filtrare ciò che il potere ci racconta, è difficile strutturare le conoscenze e pensare criticamente, anzi impossibile. E beve tutto.

La cultura non si compra, i diplomi sì, la cultura si costruisce con costanza e sacrificio, non è mai finita.

Chiudiamo con una splendida poesia di Brecht.

Generale, il tuo carro armato è una macchina potente

spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d'una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l'uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

E le biblioteche ci aiutano a farlo.

Loredana Alajmo

 

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