Botti, cani, gatti e….

Tra pochi giorni si ripeterà il rituale dei botti di Capodanno; si discute molto sull’opportunità o meno di insistere con questa tradizione, nella nostra regione di introduzione abbastanza recente. Fino a pochi decenni fa, da quel che ricordo, c’erano soltanto le innocue fusette.
Il problema principale che viene sollevato , come noto, è la reazione degli animali, che restano terrorizzati da quella che percepiscono come una minaccia sconosciuta; la gatta che avevo fino a poco tempo non faceva eccezione, e non c’era verso di calmarla nemmeno a baldoria finita. Si parla molto delle reazioni di cani e gatti, i quali hanno spesso dei padroni che cercano di intervenire, pochissimo di quelle degli animali selvatici.
Tra di essi quelli che abitano nei centri abitati o poco fuori si spaventano come gli animali domestici; non voglio parlare delle conseguenze per le singole specie, ma solo portare un’esperienza personale.
La mattina del 1 gennaio di quest’anno stavo percorrendo assieme a mia moglie la Ferrata, quella strada dritta dritta che ha origine poco a sud ovest di Udine e si dirige verso Portogruaro; a un certo punto abbiamo cominciato a vedere qua e là degli uccelli morti, non di piccola taglia, e ci siamo chiesti cosa potesse essere successo. Avevo letto poco tempo prima che gli uccelli diurni corrono seri rischi con i botti, poiché il frastuono li fa fuggire all’istante, ma al buio non vedono e vanno a schiantarsi contro gli ostacoli, che in questo caso erano le automobili di passaggio. Non ho trovato altre spiegazioni, lo spettacolo era agghiacciante.
Non sono animalista né appartengo ad associazioni per la salvaguardia degli animali, che ritengo comunque meritevoli; amo però la natura e credo che dovremmo collaborare tutti a salvaguardarla, questo è uno di quei casi che non richiederebbero grandi sforzi né sacrifici.

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