Braccialetto con codice a barre da imporre agli ospiti della Cavarzerani. Nel 2015 c’è chi finì sulle prime pagine di tutto il mondo per molto meno, un numero col pennarello

Era il primo settembre del 2015 quando media di tutto il mondo ripresero le immagini della polizia Ceca che marchiava ogni migrante, bambini compresi, in arrivo a Breclav, al confine con l'Austria imponendo un numero progressivo, una matricola, Non si trattava di marchiature a fuoco o tatuaggi indelebili, ma comunque quel numero scritto con un pennarello sul braccio di uomini donne e bambini, ebbe allora e dovrebbe averlo anche oggi, un potere evocativo che chi decise l'iniziativa aveva sottovalutato e che temiamo anche oggi chi propone sistemi di "monitoraggio" individuali sottovaluta. Quelle immagini apparse sul sito Britske listy (pagine britanniche) confermate da Vaclav Janous del quotidiano Mlada fronta Dnes (Mfd) e che finirono nei media di tutto il mondo, evocavano cose che in Europa non avremmo mai pensato di rivedere nel terzo millennio. Ed oggi a due anni da quello sdegno mondiale ecco che la marchiatura viene riproposta a Udine. L'idea, spiegano dalle colonne del Giornale riprendendo un articolo del Gazzettino a firma Camilla De Mori, è venuta al prefetto del capoluogo friulano. Si vuole sperimentare un nuovo modo per controllare ingressi e uscite dai centri di accoglienza dei migranti: dotandoli di un braccialetto con tanto di codice a barre, in modo da registrarne i movimenti. Ovviamente il quotidiano milanese, di cui sono note le posizioni su profughi e migranti, giudica positivamente l'idea del Prefetto Zappalorto che ha annunciato che presto il sistema verrà sperimentato alla ex caserma Cavarzerani  che è il maggiore centro di accoglienza sul territorio e che fungerà da test. Il conta profughi, infatti, dovrebbe essere inserito nel prossimo bando per la gestione dei migranti che il prefetto Vittorio Zappalorto dovrebbe emettere a breve. Chi vincerà il bando dovrà "avvalersi di un sistema di rilevazione elettronica delle presenze, in modo che non ci possano essere errori sull'entità dei migranti nella caserma". Il codice a barre secondo la tesi del prefetto di Udine permetterebbe ai responsabili della struttura di sapere in tempo reale se un migrante è all'interno della struttura o se sta girovagando per la città. Fatto questo decisamente risibile dato che un migrante che volesse aggirare il controllo troverebbe di certo modo di uscire e rientrare senza  farsi leggere il braccialetto a “barre”. La proposta era stata formulata già mesi fa ma il Viminale fermò l'iniziativa del prefetto di Udine perchè, secondo il prefetto, il ministero stava elaborando un altro sistema. "La Croce rossa - spiega il prefetto al Gazzettino - ha già un sistema di rilevazione delle presenze informatizzato. Noi circa un anno fa avevamo lavorato con l'Università di Udine per mettere a punto un sistema ancor più sofisticato". Il sistema non poteva contenere dati biometrici, perché "il Garante non vuole che si utilizzino le impronte digitali o la scansione dell'iride". Per questo, spiega ancora il prefetto, "stavamo studiando un sistema che non utilizzasse dati biometrici. Il progetto dell'ateneo incrociava le presenze all'ingresso della Cavarzerani con un codice a barre che rilevava la presenza dei profughi attraverso il braccialetto di plastica che ciascuno di loro deve sempre tenere addosso". Un anno fa arrivò lo stop. Ora, forse, sarà possibile installare il contaprofughi. In realtà c'è da ritenere che l'obbligo di uso del braccialetto non potrebbe essere imposto se non dall'autorità giudiziaria. Sulla questione è intervenuta con una dichiarazione l'on. Serena Pellegrino ( LeU - Sinistra Italiana), vicepresidente del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana alla Camera dei Deputati: "Un codice a barre appiccicato su un essere umano suggerisce, a chi lo porta addosso e agli altri, il concetto di merce. O peggio: in un momento di feroci rigurgiti razzisti e xenofobi, soddisferà chi apprezza l'organizzazione dei lager che tatuava sulla carne viva l'antesignano del codice a barre. Il codice lasciamolo sulle confezioni al supermercato, basta un documento di riconoscimento, come per tutti noi."
Da parte nostra non ci rimane che ripubblicare il giudizio che demmo il 2 settembre 2015 sulla vicenda Ceca, scrivemmo allora: “Le autorità della Repubblica Ceca, forse, si giustificheranno che si tratta solo di un modo per mettere ordine nel caos di arrivi e partenze, tanto che il numero sul braccio serve ad identificare il treno d'arrivo e il vagone e le stesse cifre vengono poi scritte sul biglietto ferroviario che la polizia sequestra. Anche i nazisti ufficialmente tatuavano i numeri per mettere ordine fra i prigionieri e renderli facilmente riconoscibili, ma consentiteci di affermare che quel metodo, così simile alla marchiatura del bestiame diviso il lotti, serviva per umiliare e spersonalizzare i singoli, ripetuto oggi, pur se in maniera soft, è uno dei più grandi errori di immagine che un Paese democratico poteva fare. Ancora più grave il fatto che la Repubblica Ceca, capitale Praga, nello scorso secolo aveva patito prima l'invasione nazista e poi quella russa, ma anche generato la Primavera di Praga, con eroi e martiri per la democrazia e la libertà. Quel tratto di pennarello con la sua forza simbolica negativa, unita alla costruzione di nuovi muri alle frontiere e alle scomposte reazioni dei governanti di mezza Europa in odore di nazionalismo becero, rischiano per davvero di ricacciare indietro l'idea di unità Europea riportando l'orologio della storia indietro di decenni. Mai sottovalutare il valore dei simboli, i cittadini europei in questi anni hanno digerito di tutto, perfino la perdita di parte della loro sovranità economica e monetaria, ma ora smarrire anche il valore della solidarietà umana, è davvero troppo. Rimanere indifferenti all'esodo dei migranti è diventare correi di quelle atrocità che spingono uomini donne e bambini ad intraprendere viaggi della morte che non finiscono più. Neppure quando giungono sulla terra promessa, quel suolo europeo che pensavano essere luogo di libertà e democrazia. Osservando invece quanto sta avvenendo in queste ore appare chiaro che gli anticorpi che si sarebbero dovuti generare dal nazismo non sono sufficienti, perchè nazionalismo e xenofobia sono ancora il brodo di coltura nel quale galleggiano pezzi di politica Europea. Forse per rinnovare la medicina necessaria a vincere una nuova battaglia di civiltà serve anche rileggere qualche passo di Primo Levi, quando in “Se questo è un uomo” scriveva: "... Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poichè accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinità umana; nel caso più fortunato, in base ad un puro giudizio di utilità....” Non vorremmo che quelli che un tempo erano deportati vengano sostituiti dai profughi di oggi, tutti potrebbero diventare così degli "Haftlinge" i prigionieri con tanto di numero di matricola. A Levi venne stato assegnato il 174517 tatuato sul braccio che probabilmente sarebbe rimasto indelebile anche se fosse stato segnato con un semplice pennarello”.
Oggi la proposta di passare dal pennarello al codice a barre, poi sarà magari l' inamovibile “marchio auricolare” (quello per bovini e ovini) per non parlare poi dei microchip sotto pelle e infine quelli di ultima generazione che consentono il controllo della posizione via gps. Oggi ai migranti e domani chissà....
Ecco che così oggi scopriamo e non senza preoccupazioni, che, forse in buona fede, quel germe del “controllo” rischia di arrivare anche in Italia, anzi nella Udine medaglia d'oro della resistenza.

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