Caso Rasman, i genitori vogliono andare in appello

Meno di un anno fa i genitori di Riccardo Rasman, il 34enne morto soffocato a Trieste nel 2006 dopo essere stato ammanettato e immobilizzato da tre poliziotti, avevano visto il riconoscimento di un milione e 200 mila euro di risarcimento per la morte del figlio da una sentenza di primo grado.
Ora però chiedono gli altri sette: in prima istanza, infatti, ne avevano chiesti otto totali. Il Ministero dell’Interno non è d’accordo e ammette che il primo risarcimento vada modificato, riducendolo però. Sarà la Corte d’Appello di Trieste a stabilire se la richiesta della famiglia sia ammissibile o meno. Nel caso in cui la richiesta venga accolta sarà necessario ascoltare tutte le testimonianze, compresa quella del medico a cui spettò la constatazione della morte di Riccardo Rasman. Il medico aveva già espresso il proprio parere: a suo dire avrebbero dovuti intervenire i servizi psichiatrici in primis e non immediatamente le forze dell’ordine così come invece avvenne.
La differenza di sette milioni di euro sta ad indicare il riconoscimento del cosiddetto ‘danno tanatologico’, un tipo di danno che deriva dalla morte di un soggetto a causa di una lesione o un fatto comunque illecito compiuto da terzi. In questo caso i tre agenti: Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giovanni De Biasi, tutti già condannati a sei mesi per omicidio colposo. Lo Stato punta invece sul concorso di colpa: Rasman avrebbe dovuto prendere le medicine prescritte dai servizi psichiatrici e i familiari avrebbero dovuto curarsi di dargliele.

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