Caso Regeni, falliti gli incontri fra inquirenti. L’Italia richiama l’ambasciatore dall’Egitto

Sembrava troppo presto per tirare conclusioni ufficiali ma evidentemente le notizie date dal procuratore di Roma Pignatone al governo erano più precise delle indiscrezioni giornalistiche, così l’Italia ha deciso di ritirare l’Ambasciatore dal Cairo, un segnale di grave sofferenza fra i due Paesi. Non la rottura delle relazioni, ma ci siamo molto vicini. La decisione maturata in una manciata di minuti dopo la conclusione del secondo incontro tra inquirenti egiziani e italiani per fare il punto sulle indagini per la morte di Giulio Regeni. Ieri si era svolta la prima giornata per capire chi, come e perché abbia torturato il ricercatore italiano fino alla morte, cinque ore di colloqui altrettanti oggi ma che sono stati considerati deludenti dai rappresentanti italiani, come non soddisfacente era la lista dei documenti recapitati, non certo voluminosa come era stato annunciato da indiscrezioni giornalistiche egiziane. Solo documenti incompleti e probabilmente farraginosi. Già ieri il fatto che poco o nulla fosse trapelato attraverso le mura della scuola di polizia di Roma che ospitava le delegazioni, non era un buon segnale. Alla fine pare che tutto si sia tradotto in uno scambio generico di informazioni dove forse le informazioni più consistenti sono state fornite da parte italiana che ha illustrato i risultati dell'autopsia fatta sul corpo di Giulio a Roma e l'analisi del computer del ricercatore friulano. La delegazione egiziana, oltre a portare alcuni documenti ha di fatto aggiornato verbalmente i titolari dell'inchiesta romana dell'attività svolta successivamente al 14 marzo, giorno in cui il procuratore Giuseppe Pignatone e il sostituto Sergio Colaiocco si recarono al Cairo per un primo confronto. Tutto qua, troppo poco per poter minimamente accettare l’idea che da parte egiziana, dopo tanti depistaggi, vi fosse davvero la volontà di trovare la verità sulla fine di Regeni. In sostanza viene da chiedersi se era lecito attendersi qualcosa di più da questi incontri. Da questo punto di vista c'è da registrare quanto aveva detto questa mattina il presidente della Commissione parlamentare sui diritti umani, Luigi Manconi, in un’intervista radiofonica ripresa anche da il Fatto Quotidiano: “Alla morte di Giulio Regeni si è aggiunta un’altra tragedia: i due mesi e mezzo di menzogne egiziane. Non possiamo usare eufemismi all’insulto all’intelligenza. Partiamo con un ritardo increscioso che temo possa condizionare l’esito finale” spiega Manconi. “Al momento non abbiamo alcuna garanzia sulla buona fede” dell’Egitto. “Non si può ipotizzare un esito adesso – ha aggiunto il presidente della Commissione parlamentare dei diritti umani – ed è inevitabile che prevalga lo scetticismo”. Parole profetiche probabilmente dettate dall’esperienza. “Capisco la massima riservatezza della politica estera italiana – aveva concluso Manconi – ma prima o poi dovranno essere resi noti i provvedimenti. Tra questi il richiamo e non il ritiro dell’ambasciatore italiano in Egitto che significa una temporanea interruzione dell’attività. Questa è una condizione elementare per far intendere all’Egitto che facciamo sul serio. In diplomazia il richiamo dell’ambasciatore non è un richiamo di guerra ma una forma aspra di dialogo. Questo registro superiore di dialogo diplomatico deve essere subito attuato”. Manconi e tutti noi siamo stati accontentati, anche se siamo certi che voci di dissenso si alzeranno, magari a mezza voce, perchè vi sono molti interessi economici in ballo con l’Egitto, alcuni anche in Friuli. Non vogliamo essere troppo maligni ma per alcuni procacciatori di milioni la vita di Giulio Regeni non vale il fermo neppure temporaneo dei propri affari.

Potrebbero interessarti anche...