Caso Regeni, prima reazione parlamentare Senato blocca forniture per gli F-16 all’Egitto

A parte il richiamo dell’ambasciatore a Roma sul caso Regeni l’Italia non era andata oltre le parole di biasimo. Ma ieri una prima azione concreta ha davvero fattto alzare di una asticella il livello della tensione. Il Senato ha decretato lo stop alle forniture gratuite per gli F-16 all'Egitto.
L'emendamento, in merito al quale il governo si è rimesso alla volontà dell'Aula, è uno degli ultimi a essere approvati a Palazzo Madama prima del via libera definitivo al ddl di conversione (158 voti favorevoli, 30 contrari e 12 astenuti) che ora sarà esaminato alla Camera. Insomma a quasi cinque mesi dall'uccisione di Giulio Regeni arriva la prima 'mossa' italainna ed è parlamentare non governativa. Una sottigliezza non da poco che consente alla nostra diplomazia e al governo di proseguire con il dialogo ma nello stesso tempo è forte di una decisione presa dalla massima espressione democratica.
La questione “pezzi di ricambio” è inserita in un emendamento al ddl di conversione in legge del decreto di proroga delle missioni internazionali approvato dal Senato dopo un'animatissima discussione in Aula e attraverso il quale la maggioranza prova a dare un primo 'segnale' di pressione al governo del Cairo sulla vicenda. Presentato dalle commissioni riunite Esteri e Difesa, il provvedimento è stato integrato attraverso una proposta di modifica di Sinistra Italiana che prevede lo stop dell'invio gratuito di pezzi di ricambio degli aerei di combattimento F-16 al governo di Al-Sisi. In Aula la polemica è stata feroce: «Stiamo scrivendo una delle peggiori pagine della storia di quest'Aula', ha attaccato il capogruppo Fi Paolo Romani laddove Carlo Giovanardi parla di «governo vile e grottesco». Alla fine, però, la proposta di modifica - dalla formulazione piuttosto criptica ma dagli effetti chiari - è stata approvata con 159 voti favorevoli. Ma 'l'emendamento Regeni' non è il solo a segnare la giornata davvero 'infuocata' al Senato. In mattinata, infatti, il governo ritira un emendamento che prevedeva l'invio di quattro autovetture dotate di sistemi per il monitoraggio delle reti di telefonia mobile e di 16 strumenti musicali alla Somalia. Proposta, questa, sulla quale è durissima la protesta delle opposizioni, con il M5s che accusa il governo di 'mascherare' dietro l'invio di tromboni e clarinetti «sistemi di armamento a un Paese in guerra che utilizza minori in combattimento». In realtà la parte davvero corposa del decreto è quella che contiene lo stanziamento totale che supera gli 1,2 miliardi, confermando di fatto gli impegni internazionali dell'Italia, da quelli nel Mediterraneo relativi alla crisi dei migranti a quelli in un Medio Oriente in funzione anti-Isis.
Nello specifico nel provvedimento si prevede un finanziamento di oltre 250 milioni per le attività della coalizione anti-Daesh in Iraq, mentre supera i 70 milioni lo stanziamento per la missione Ue nel Mediterraneo Eunavfor Med, in merito alla quale, nel testo, si prevede anche un'attività di addestramento della guardia costiera libica. Da segnalare, infine, l'ok alla ulteriore cessione gratuita di armamenti leggeri ai peshmerga curdi. Si tratta in genere però di armi obsolete recuperate da sequestri negli anni scorsi

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