Colautti polemizza: Via Mercatovecchio opera senz’anima: bisogna fermarsi prima di consegnare a Udine la quarta piazza vuota

Alessandro Colautti, consigliere regionale di AP, entra nel dibattito sulla nuova Via Mercatovecchio: “E’ stato un errore dall’inizio alla fine: un progetto da programma elettorale che però non è stato mai condiviso pienamente con la città. Non ci sono stati concorsi di idee, non si conoscono ancora tutti i dettagli. E’ stato calato dall’alto lasciando spazio poi a contestazioni legittime, come i ricorsi al TAR. Su opere che cambiano l’assetto della città in maniera definitiva sarebbe meglio adottare altri metodi di consultazione preventiva”.  Via Mercatovecchio non può diventare la quarta piazza vuota della città di Udine. E’ questo il parere di Alessandro Colautti, consigliere regionale di Alternativa Popolare, sul caso che sta facendo discutere l’intera città.
“Basta ad una visione museale della città. Abbiamo già tre spazi vuoti: Piazza XX Settembre, Piazza Venerio e Piazza San Giacomo (senza citare Piazza Duomo). Perchè ne vogliamo un quarto? Come vogliamo riempirli? Che idee ci sono? Il problema principale è la mancanza di una visione complessiva e strategica dell’identità del centro storico e delle caratteristiche che ogni spazio dovrà assumere, legate al commercio ma non solo. Inutile proporre i concorsi di idee a cose già fatte e progetti approvati: andavano fatti prima, cosicchè riqualificazione del luogo e destinazione strategica avrebbero potuto andare di pari passo”.
Colautti va oltre e attacca anche il sindaco uscente: “Il fatto che la riqualificazione faccia parte di un programma elettorale non è una condizione sufficiente per far partire i lavori obtorto collo. Su opere che cambiano l’assetto della città meglio sarebbe stato e meglio sarebbe individuare un percorso di coinvolgimento, non fine a se stesso, che tenga in considerazione con tempi e step certi, delle opinioni di tutti, senza pregiudicare infine la realizzazione delle opere. Come? Nei paesi del Nord, ad esempio, a cui guardiamo proprio per la contestata pedonalizzazione, ci sono dei regolamenti che consentono a tutti, dopo la presentazione completa del progetto, forme di coinvolgimento regolamentate e legittime con tempi certi e attuabili per proporre modifiche. Esauriti quei tempi, il progetto, modificato o meno, viene realizzato. Questo consentirebbe anche a chi governa di realizzare le opere che ha in mente, senza però prestare il fianco a ricorsi e contestazioni che alla fine ci consegnano all’impasse perenne”.

Potrebbero interessarti anche...