Confindustria Venezia Giulia: il dibattito all’Assemblea Generale Interna

Un punto su percorso di Confindustria Venezia Giulia, sui progetti già attuati nei due anni di vita dell’associazione, su quelli in corso e sulle azioni da cantierare per il futuro è stato il centro dell'intervento di Sergio Razeto, Presidente di Confindustria Venezia Giulia, all'Assemblea Generale svoltasi questa sera a Palazzo De Bassa a Gorizia. In primo luogo il Presidente ha ricordato la conclusione positiva del primo tratto del percorso di fusione, portato avanti con l'obiettivo di rilanciare e meglio qualificare la presenza del settore manifatturiero e di quello dei servizi nelle province di Gorizia e di Trieste, al fine di contribuire alla creazione di valore sul territorio. Un percorso che ha visto la recente riattivazione della sede storica di Gorizia, dopo un biennio di collocazione della struttura a Ronchi dei Legionari, in cui si è riusciti a integrare via via le precedenti prassi, conoscersi meglio tra associati e rafforzando verso l’esterno il messaggio di aver dato vita ad una “nuova realtà associativa” e non ad una semplice sommatoria.

Il Presidente ha poi voluto fare il punto sulla situazione industriale e economica italiana e in particolare di quella dell'area Triestina e Giuliana.

Lo stato dell'economia italiana vede finalmente una crescita, ma il divario con gli altri paesi europei non è diminuito: secondo i dati del Centro Studi di Confindustria dal 2000 a oggi il Pil italiano è rimasto invariato, contro il +27% della Spagna, il +21% della Germania ed il +20% della Francia. Nonostante il basso prezzo del petrolio e la politica iper espansiva della BCE, in essere dal 2015, con le conseguenti condizioni molto favorevoli per gli investimenti, nel nostro Paese si è registrata un’espansione molto lenta e non a beneficio di tutti. il Pil italiano nel 2017 sarà ancora del 6% inferiore al livello del 2007, dopo aver segnato un meno 9% nel 2013. Rimarremo l’unico grande paese dell’Area euro a registrare quest’anno un valore dell’attività economica più basso di dieci anni fa e, al ritmo dell’1%, non lo rivedremo prima del 2023.

Ciò avviene mentre è in atto una forte accelerazione della domanda mondiale ed è ripartito un nuovo ciclo internazionale di investimenti. La Cina si sta attrezzando a competere sulla qualità, sulle nuove tecnologie e sull’innovazione (nel 2015 ha oltrepassato la quota del 50% sul totale mondiale dei brevetti). Negli Stati Uniti, dietro lo slogan “American First” c’è la forte spinta al rilancio della manifattura, attirando investimenti e creando nuovi posti di lavoro, anche adottando politiche commerciali molto aggressive.

L’Europa con 500 milioni di consumatori e 21 milioni di imprese resta il mercato più vasto e ricco del Mondo, ma potrà essere un fattore di vantaggio solo se capiremo che la concorrenza non è tra i paesi dell’Unione europea, bensì tra l’Unione ed il resto del mondo e che la questione industriale va rimessa al centro dell’agenda economica europea e italiana.

Nella nostra regione il quadro resta chiaroscuro: secondo i dati di Banca d’Italia gli investimenti restano deboli, anche se, per alcune imprese, l’anno dovrebbe chiudersi con un lieve aumento del fatturato. Serve quindi dare un nuovo slancio alla produttività e capacità di stare sui mercati internazionali, facendo leva sull’innovazione nella manifattura, la cosiddetta Industria 4.0, che è l’unica via al futuro: le aziende devono rinforzarsi e prepararsi a nuove sfide che non saranno di breve durata.

Per questo motivo crescita dimensionale, innovazione e reti d’impresa restano i capisaldi dei progetti dell’Associazione, che sono lieto di poter dire ha contribuito all’avvio di una delle più importanti reti d’impresa nel campo biomedicale, cui aderiscono oltre 30 aziende, e che vorremmo fungesse da modello anche per le altre aree di Specializzazione intelligente.

L’Associazione, inoltre, attraverso la manifestazione d’interesse avanzata da alcune imprese associate, intende partecipare al project financing con il Comune di Trieste per dare avvio all’Urban Center per le imprese di Trieste, un immobile sito all’inizio del Porto Vecchio di Trieste in cui si possa ospitare la sperimentazione e lo studio di soluzioni tecnologiche innovative legate alla salute, alle tecniche di monitoraggio dell’ambiente e degli alimenti.

Confindustria Venezia Giulia è stata inoltre particolarmente attiva sul tema dell’ambiente, con momenti di formazione e un nuovo servizio di alert sulle scadenze.

Nell’ambito della logistica, che si ritiene il settore più trainante per la nostra economia, l’Associazione ha partecipato in maniera attiva ai tavoli presso la Direzione Interregionale delle Dogane, che hanno prodotto il documento di aggiornamento delle istruzioni di servizio relative ai Punti Franchi del Porto di Trieste. Tale vademecum fornisce l’indicazione di quali siano le procedure da attivare per poter effettuare, all’interno delle aree di Punto Franco, attività industriali e di trasformazione. Inoltre, in collaborazione con l’Agenzia Imprenditoriale Operatori Marittimi (AIOM), si è dato il via a uno studio del sistema logistico regionale, i cui risultati saranno le nostre proposte di integrazione fra i servizi diretti da e per i porti regionali ed il ruolo che potranno svolgere gli interporti, che intendiamo presentare in autunno. Si valuta inoltre molto positivamente che il terminale del corridoio marittimo dell’Adriatico della nuova “Via della Seta” sia stato individuato nel porto di Trieste e l’entrata del porto di Monfalcone nel Sistema portuale dell’Adriatico Orientale, per cui ora si possono dischiudere importanti sinergie tra i due scali per attirare nuovi traffici, sviluppare attività di programmazione nel segmento logistico e dare nuovo ruolo alla Sdag in dialogo con l’autoporto di Fernetti.

Per quanto concerne il Porto Vecchio di Trieste è stato confermato che si tratta di un'area il cui riutilizzo e recupero darebbe certamente ricadute positive sull'economia regionale e nazionale.

La formazione del capitale umano è in generale un processo cardine per lo sviluppo di qualsiasi sistema economico. Per questo Confindustria ha sottoscritto un protocollo con l’Università di Trieste e la Sissa per avviare una collaborazione più strutturata tra i Dipartimenti ed il sistema delle imprese, dato che un significativo numero di aziende associate segnala la difficoltà di reperire profili qualificati rispondenti alle loro esigenze. In quest’ottica tra pochi giorni presenteremo il progetto Talent che facilita le docenze extra accademiche e l’attività di stage e tirocini formativi degli studenti presso le imprese, per i quali vengono messe a disposizione ben 37 borse di studio per la formazione di laureati magistrali in ingegneria, un tipo di laureati di cui si sente la mancanza. L’Associazione è stata ed è inoltre attiva nell’ambito dell’ITIS Volta per i corsi di tecnico per apparecchiature biomedicali e di tecnici informatici, al termine del cui primo biennio ben il 75% degli allievi ha già trovato occupazione, e partecipa attivamente alla Fondazione dell’Accademia Nautica dell’Adriatico e al Polo Tecnologico professionale dell’economia del mare.

È stato poi ribadito che è necessario rendere ancora più fluido il dialogo fra il mondo delle imprese e quello della ricerca e dell’alta formazione, così presente sul territorio ma con cui la collaborazione può e deve crescere. Per questo motivo, l’Associazione sta convintamente supportando la candidatura di Trieste a capitale europea della Scienza 2020. Ciò al fine di dare, da subito, concreta attuazione ad iniziative ad iniziative volte a mettere in campo azioni utili per rafforzare, già in questa fase preliminare, i rapporti e coinvolgere anche il sistema scientifico e della ricerca del Centro Est Europa.

Sono state poi sottolineate le questioni ancora aperte, da risolvere per contribuire al rilancio del territorio: la necessità di avviare in tempi brevi anche nel triestino, come già accaduto nell’isontino, dei bandi legati allo stato di “area di crisi industriale complessa”, di accelerazione la costituzione di un Consorzio di sviluppo economico che si vada a sostituire all’Ezit, la risoluzione dell’annosa vicenda delle bonifiche del Sito Inquinato d’Interesse nazionale con l’avvio del recupero ambientale, il decreto che trasferisca definitivamente le competenze sul Porto di Monfalcone all’Autorità di Sistema Portuale, con l’avvio delle opere di ammodernamento della banchina e di adeguamento nel pescaggio dei fondali.

Infine è stato fatto riferimento a due importanti strumenti, i Punti Franchi a Trieste, con la possibilità di trasferire questo regime doganale anche nelle aree del comprensorio Ezit ed il progetto della zona economica speciale Europea sul versante transfrontaliero di Gorizia, la cui attuazione, potrebbe creare una forte sinergia fra le due aree da utilizzare efficacemente in un’ ottica di marketing territoriale.

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