Consiglio regionale: Dibattito sulle dichiarazioni programmatiche di Fedriga, la posizione del Patto per l’Autonomia

Bidoli e Moretuzzo di Patto per l'autonomia

Rappresentare prima di tutto gli interessi del Friuli-Venezia Giulia, smarcandosi dalla “sindrome del governo amico” che ha caratterizzato le ultime due legislature regionali. È l’invito che il capogruppo del Patto per l’Autonomia in Consiglio regionale Massimo Moretuzzo ha rivolto al presidente della Regione Massimiliano Fedriga nel corso del dibattito sul programma di governo. Moretuzzo ha sottolineato la vaghezza dei contenuti dello stesso, che si è rivelato un insieme di slogan recuperati dalla campagna elettorale (come sul tema dei migranti), di titoli ed enunciazioni, ma che non contiene alcun riferimento alla situazione difficile che sta vivendo da oltre dieci anni il Friuli-Venezia Giulia con un Pil diminuito di quasi 2 punti rispetto al resto d’Italia. Quale, dunque, la visione del Friuli di domani per il nuovo esecutivo regionale? Moretuzzo invita a ragionare su «un piano straordinario di investimenti legato a un modello di sviluppo differente e sostenibile, fondato sul capitale territoriale, sulle peculiarità storico-linguistiche. Abbiamo uno strumento eccezionale: la nostra specialità, messa a rischio dagli accordi finanziari stretti dalla Regione con lo Stato, e che va invece rilanciata». E proprio sulla rinegoziazione di quegli accordi si è concentrata l’attenzione del Gruppo consiliare del Patto per l’Autonomia, che – ha ricordato Moretuzzo – ha chiesto con una mozione l’istituzione di una Commissione d’inchiesta, in seno all’assise regionale, sui rapporti finanziari intercorsi tra Stato e Regione nelle legislature Tondo e Serracchiani con l’obiettivo di fare chiarezza su cifre ed effetti degli stessi, che hanno inciso pesantemente sulla capacità di spesa della Regione. Tra le partite decisive da giocare per il futuro, Moretuzzo ha evidenziato quella sulla programmazione europea 2021-2027.
Nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Fedriga mancano «indicazioni puntuali sulla strategia per il raggiungimento degli obiettivi indicati», ha esordito Giampaolo Bidoli. In attesa di indicazioni puntuali, Bidoli ha sottolineato, in materia di enti locali, la necessità di ricostruire un vero patto tra i territori per non creare posizioni subalterne, «che permetta di far emergere nuovamente il senso di utilità di una autonomia che appare sostanzialmente perduta, nel rispetto delle identità e valorizzazione delle specificità». Tra i territori, sarà, però, necessario avere un occhio di riguardo per la montagna, «dove vive il 5% della popolazione del Friuli-Venezia Giulia, ma che occupa quasi il 43% del territorio regionale. Come Patto per l’Autonomia – ha aggiunto Bidoli –, chiediamo che si preveda una seria discussione sul tema dell’idroelettrico, in particolare sulle piccole, ma ancor di più sulle grandi derivazioni, dove i benefici generati da questi “sfruttamenti” vengono intascati da colossi che risiedono al di fuori dalla nostra regione e lasciano le briciole ai territori interessati. Le prossime scadenze delle concessioni governative ci impongono di esercitare la nostra autonomia al fine di trovare comunque il modo di gestire questo enorme patrimonio. La nostra montagna, e la regione intera, vanno ripensate come “cantiere” sempre attivo e in fermento, con risorse che generano benessere collettivo». Tra gli altri punti toccati da Bidoli, l’alleggerimento della burocrazia tra enti pubblici e tra enti e imprese e l’immigrazione, tenendo conto che «militarizzando il territorio non si risolvono le cose e che si debba distinguere tra ospitalità e accoglienza».

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