Convenzione Viminale-Regione FVG per aiuti operativi in Libia, progetto pilota nel settore pesca

"Un intervento affinché anche con il lavoro, oltre che attraverso il ritorno ad un controllo delle coste, si riesca a ridare stabilità alla Libia, frenando al contempo l'attività degli scafisti e dei trafficanti di uomini". Così la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, ha commentato lo schema di convenzione tra Regione e il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione-relazioni internazionali del Viminale, approvato dalla Giunta regionale su proposta della stessa presidente.
Nel dettaglio, è previsto un contributo di 500mila del Ministero dell'Interno alla Regione Friuli Venezia Giulia per promuovere un'azione pilota nel settore della pesca a sostegno della filiera ittica nelle municipalità costiere libiche di Tripoli, Sirte e Tobruk. Per Serracchiani "l'assegnazione delle risorse al Friuli Venezia Giulia è anche il segno di una riconosciuta affidabilità dell'Amministrazione nel gestire direttamente operazioni nell'ambito delle relazioni internazionali, attuando a largo raggio una vocazione autentica della regione".
Il progetto nasce nell'ambito della “Iniziativa di Nicosia”, lanciata nel 2016 dal Comitato europeo delle regioni (Cdr) per sostenere le città libiche verso una fase di rilancio economico e di rafforzamento dei processi democratici delle istituzioni locali.
In questo contesto attraverso il presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop, che è membro del Cdr, il Friuli Venezia Giulia ha aderito alla richiesta di contribuire allo sviluppo del comparto ittico libico, presentando la proposta intitolata “Path-dev - Pilot action in fishery sector for Lybia economic development”, perseguendo il doppio obiettivo condiviso con il Ministero di creare localmente delle opportunità occupazionali e di mettere in sicurezza le coste.
L'intervento, che avrà una durata di 18 mesi (1 gennaio 2018-30 giugno 2019), è in linea con gli impegni assunti dall'intesa italo-libica dello scorso febbraio, che prevedeva da parte italiana la fornitura di sostegni e finanziamenti a programmi di crescita nelle aree del paese africano colpite dal fenomeno dell'immigrazione illegale.

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