Diamo un po’ di numeri: Fedriga è il nuovo presidente del Fvg con 307.118 voti pari al 57% dei votanti ma non del 1.107.415 degli aventi diritto

 

Onesta intellettuale e politica vorrebbe che fossero gli stessi partiti a spiegarlo, ma siccome siamo certi non verrà fatto né da vincitori né da vinti, allora lo facciamo noi. Diciamo subito che in democrazia i numeri hanno un significato e, nascondere la realtà dietro a forvianti  percentuali,  non è certo la maniera migliore per riconquistare le persone alla passione per la politica e per la gestione della cosa pubblica. Ed allora scopriamo che in totale i voti validi sono stati 537.950 su un corpo elettorale di 1.107.415. Questo  vuol dire che 569.465 elettori non hanno votato ed è difficile credere che tutti siano tutti al mare o disinteressati alla politica dato, fra l'altro, che alle recentissime politiche l'affluenza al voto è stata di gran lunga superiore. Il problema è che in molti non si sono sentiti rappresentati da liste e candidature espresse in questa tornata amministrativa, dove di fatto, mancava la sinistra, dato che per molti il Pd non rappresenta più quell'area dopo le defezioni di Leu e Potere al Popolo. Ovviamente non è che il non voto sia tutto oientatato a sinistra, ma un pezzetto certamente si.  Se poi aggiungiamo il fatto che le bianche sono state 3.691 e le nulle 7.729 la cifra dei votanti effettivi scende da 537.950 a 526.530. Una cifra di gran lunga inferiore alla metà degli aventi diritto al voto. Diciamo questo non per sminuire la portata della vittoria di Fedriga che in una logica di rappresentanza democratica è indiscutibile, ma perchè, invitiamo lui, così come gli altri contendenti, a  tenere a mente i numeri perchè il problema della rappresentanza assoluta non è un fattore con il quale scherzare troppo giocando con le percentuali che non rappresentano per davvero la realtà,  oggi, come non la rappresentavano nel 2013 quando a vincere fu Debora Serracchiani. Lei  dimenticò presto di essere stata eletta comunque da una minoranza comportandosi in maniera autoritaria e non certo autorevole. Una mancanza di dialogo e inclusività che è stata una delle odierne cause della sconfitta del PD.  Speriamo che Fedriga non compia lo stesso tragico errore perchè, certo le politiche differenti contano, ma conta altrettanto lo stile di governo e la ricerca delle intese soprattutto quando si toccano questioni di natura istituzionale.

Fatte le precisazioni sui voti in termini numerici torniamo alle percentuali tanto care ai dibattiti della politica che ama chiacchierare di se stessa. La coalizione di centrodestra o meglio il suo candidato presidente Massimiliano Fedriga ha ottenuto quindi un 57,09% dei voti che sembra, assimilate le precisazioni di cui sopra, un autentico plebiscito. Il candidato del centrosinistra Sergio Bolzonello si è invece fermato su un dignitoso ma certamente deludente 26,84% dei voti. Ma il vero perdente è il M5S che è andato ben al di sotto delle aspettative, Alessandro Fraleoni Morgera, ha preso un un risicato 11,67% dei voti, mentre quarto è arrivato Sergio Cecotti del Patto per l’Autonomia, con il 4,4% delle preferenze. Alle politiche del 4 marzo 2018, tenute quindi meno di due mesi prima della data delle elezioni regionali, nella circoscrizione per la Camera del Friuli-Venezia Giulia, che corrisponde al territorio regionale, i partiti di centrodestra (Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia-Udc) avevano ottenuto il 42,96% dei voti (42,97% di voti nei collegi uninominali), il Movimento 5 Stelle il 24,56%, mentre il centrosinistra (Partito democratico, +Europa, Civica popolare e Italia Europa Insieme) il 23,05% (il 23,07% dei voti all’uninominale). Analizzando i dati quindi è chiaro che anche in presenza dell'affluenza in calo il M5s ha perso 110mila voti reali.  Alle politiche la percentuale di votanti era infatti arrivata al 75,12% con 689.048 persone che erano andate alle urne. Il crollo dei pentastellati così come il boom della Lega appaiono comunque netti anche se si vanno a contare il numero dei voti presi da ogni singolo partito. Il 4 marzo il M5s aveva preso 169.299 preferenze, che si sono ridotte a 62.775 per il candidato Morgera (11,67%) e a 29.810 per la lista (7,06). Per rimanere sulle stesse percentuali delle politiche (24,6%), dunque, il M5s avrebbe dovuto prendere 135mila voti, insomma ne ha presi meno della metà. La Lega, invece, il 4 marzo aveva preso in Friuli 177.809 voti che adesso – con l’affluenza ridotta di 25 punti – diventano 147.340, ma valgono nove punti percentuali in più rispetto al 25% raccolto alle politiche. Stessa proporzione per Forza Italia che aveva preso 73.598 e il 10% alle nazionali: adesso ne prende 50.908 che valgono però due punti percentuali in più. D’altra parte l’intero centrodestra aveva preso il 42% alle politiche con 296.143 voti: a Fedriga per stravincere col 57, ne sono bastati 289mila. Alle regionali i 144.361 voti del centrosinistra corrispondono al 26 percento, mentre alle politiche 159mila “pesavano” solo per il 23 percento. Identica la percentuale tra le due elezioni per il Pd – al 18% – ma in realtà i dem prendono 50 mila voti in meno: 129.112 voti il 4 marzo contro 76.423 del 29 aprile.

Sulle motivazioni di vittorie e debacle pesano fattori nazionali e locali, di certo quanto avvenuto in Fvg, anche se qualcuno ci proverà di certo, avrà un basso rilievo sulle dinamiche nazionali relative al Governo del Paese che sono già abbastanza ingarbugliate senza introdurre elementi che obiettivamente hanno scarsa valenza se presi alla lettera se non per dimostrare come il M5S non abbia radicamento territoriale né una classe dirigente degna di questo nome. Ultimo dato quello del Comune di Udine dove si votava anche per il rinnovo del Sindaco post Furio Honsell. In lizza vi erano sette liste, alcune con legami “nazionali e regionali, altre civiche o pseudo tali. Il risultato è che andranno al ballottaggio il 13 maggio prossimo Pietro Fontanini per il centrodestra, che ha un vantaggio di oltre il 6 %, e Vincenzo Martines per il centrosinistra. Solo 8,47 per cento per la pentastellata Pompea Maria Rosaria Capozzi che resta esclusa dal ballottaggio cosi come gli altri quattro contendenti alcuni dei quali potranno iniziare la trattativa con i due vincitori pro-tempore per un eventuale e non certo disinteressato aiutino al ballottaggio .

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