“Discriminati anche i bambini, a Monfalcone fissato un tetto massimo agli stranieri nelle materne. Risultato in 60 restano a casa

A Monfalcone scuole materna sold out, ma solo per i bimbi stranieri. Anche se le iscrizioni al prossimo anno scolastico si sono chiuse anche per l’infanzia il 6 febbraio scorso sono molti i genitori dei bambini che devono fare il proprio ingresso per la prima volta alle materne che non sanno ancora quale sarà la scuola dei loro figli o peggio non sanno se proprio ci sarà una scuola per i propri bambini. Sul sito di uno dei comprensori scolastici già da marzo spicca un avviso «visto il numero di domande pervenute, tenuto conto degli accordi territoriali intercorsi tra istituti comprensivi cittadini, Ufficio scolastico provinciale e Comune di Monfalcone, si rende noto che sarà necessario procedere alla stesura di una graduatoria per l’individuazione degli alunni che potranno essere accolti nei plessi Germoglio di via Cellottini, Cassinis di via Tartini e Scarabocchio di via Gramsci». L’accordo di cui si parla è relativo alla costruzione di sezioni “equilibrate”. L'equilibrio in questione sarebbe quello relativo alla presenza di bambini con origini straniere. Su 286 domande di iscrizione alle materne infatti 168 sono state presentate per bambini non italiani, pari al 58,74% del totale, dato tutto sommato in linea con quello degli ultimi due anni scolastici. Ma di questi giorni è la sorpresa, l'uovo di Colombo per il comune di Monfalcone a trazione leghista è stato quello di prevedere che la presenza di “stranieri” potrà essere al massimo del 45%. Insomma quasi il 14% dei bambini stranieri dovrà rimanere a casa. La vicenda stucchevole visto che stiamo parlando di bimbi regolarmente residenti, iscritti all'anagrafe perchè figli di genitori in regola, è uscita dai confini monfalconesi diventando caso nazionale. Una nota è stata emessa da Maurizio Acerbo e Stefano Galieni, segretario nazionale e responsabile Immigrazione di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea: “A Monfalcone, in provincia di Gorizia, i due unici comprensori scolastici hanno sottoscritto una convenzione col Comune ad amministrazione leghista che fissa un tetto massimo per i bambini stranieri nelle classi materne. Non dovranno superare il 45% del totale. Gli altri restano a casa e, casualmente, a restare senza diritto alla prima istruzione saranno almeno 60 bambini di origine straniera per giunta regolarmente residenti. Invece di aprire altre 3 classi, garantire posti di lavoro, permettere maggiore inclusione sociale, si puniscono i bambini che “hanno la colpa” di avere un cognome o una provenienza non autoctona. La sindaca ha garantito che provvederà a far avere scuola bus per mandare chi è rimasto fuori in altri Comuni mentre l’ineffabile Salvini ha plaudito la “decisione di non creare ghetti”. La CGIL ha annunciato un ricorso, la consigliera comunale di una lista civica di Sinistra, Cristiana Morsolin, intende rivolgersi al Garante regionale per l’infanzia.
Rifondazione comunista manifesta la propria indignazione per un provvedimento di stampo apertamente discriminatorio e sosterrà le azioni che si intenderà prendere nei confronti di una amministrazione che si dimostra lontana da qualsiasi principio di democrazia. Una vicenda che non riguarda solo il comune interessato ma che a nostro avviso ha rilevanza nazionale”.

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