Doppia notizia negativa per la Danieli. Blocco delle commesse con l’Iran a causa di Trump e il coinvolgimento giudiziario nell’infortunio alle Acciaierie Venete di Padova

Brutta notizie ieri per la Danieli di Buttrio. La prima certamente più preoccupante sul piano economico riguarda il blocco delle commesse in Iran, la seconda un coinvolgimento nell'incidente mortale alle Acciaierie Venete di Padova avvenuto domenica scorsa. Il  possibile blocco di commesse in Iran vale 1,5 miliardi di euro e sarebbe  effetto “collaterale” dell'uscita degli Usa dal trattato nucleare del gennaio 2016 e dal ripristino dell'embargo. Gli ordini relativi ad impianti siderurgici e elettrici non sarebbero infatti più finanziati dalle banche internazionali per la paura di entrare nella black list trumpiana delle sanzioni secondarie previste per aziende che anche indirettamente partecipano a progetti con Teheran. Su questo va segnalata la immediata mobilitazione parlamentare del Pd che già ieri ha interrogato con Debora Serracchiani il Governo per ottenere l'intervento della Farnesina perchè possa “agire nei modi più opportuni, in sede comunitaria e nei confronti degli Usa, sia in prima persona sia a supporto dell'azione della diplomazia Ue affinché si giunga allo sblocco delle commesse, che rischia di compromettere l’attività di una delle aziende più importanti del nostro sistema manifatturiero”.

La seconda notizia è come accennato in apertura, quella relativa all'incidente mortale avvenuto alle Acciaierie Venete Padova, dato che tra i 7 indagati si trovano anche i vertici della azienda friulana Danieli. Come era ovvio nell'elenco figurano in primis i vertici dell'azienda padovana, ovvero il titolare Alessandro Banzato e il direttore dello stabilimento, Giorgio Zuccaro che ha anche delega alla sicurezza. Subito dopo però ci sono i responsabili della società di Buttrio, dove è stata progettata la traversa in acciaio, la cui rottura sembra all'origine dell'incidente. Gli avvisi di garanzia sono stati emessi in attesa che una perizia tecnica, già chiesta dalla procura patavina, confermi se è stato per davvero il cedimento di un gancio della traversa by Danieli a causare il gravissimo incidente di domenica mattina, quando una colata di ghisa incandescente ha ustionato quattro operai, due dei quali in modo gravissimo. Gli esperti dello Spisal dell’Ulss 6 Euganea hanno già accertato che la probabile causa è costituita proprio da quell’elemento in acciaio, il cui cedimento ha fatto cadere a terra la siviera contenente 90 tonnellate di metallo liquido, la cui incandescenza, disperdendosi, ha letteralmente fuso le tute e le protezioni che indossavano gli operai più vicini. Ovviamente le variabili sono parecchie e vanno dal difetto di progettazione, che sarebbe la più devastante per la Danieli, ma anche la più improbabile, ad un difetto di fabbricazione ad uno di montaggio e manutenzione. Ufficiali di polizia giudiziaria, inviati dal pm padovano, hanno effettuato una perquisizione alle Officine Meccaniche di Buttrio, notificando gli avvisi al presidente Giampiero Benedetti, nonché ai consiglieri Giacomo Mareschi Danieli e Alessandro Trivillin. Gli investigatori hanno acquisito tutto il materiale informativo riguardante l’uso, la manutenzione e la progettazione della traversa incriminata. Nel fascicolo penale per lesioni gravi sono stati iscritti anche i nomi di Vito Nicola Plasmati, legale rappresentante della Hayama Tech, con sede a Fagagna (Udine), la ditta incaricata della manutenzione degli impianti nello stabilimento di Camin, e Dario Fabbro, responsabile della sede bresciana della Danieli, dove è stato rilasciato il certificato di conformità del prodotto alle norme europee. In attesa degli accertamenti, lo stabilimento rimane sotto sequestro e la produzione è ferma.
Tre i quesiti espressi dal pubblico ministero Sanzari ai consulenti incaricati della perizia, il primo riguarda la valutazione delle caratteristiche del macchinario, per individuare eventuali difetti di produzione o di impiego. Il secondo è relativo al rispetto delle normative in materia di sicurezza nell’utilizzo dell’impianto, con particolare attenzione all’organizzazione del lavoro interno e alle aree limitrofe a quelle dove si trovano le enormi quantità di ghisa. Il terzo quesito chiede di accertare le cause che hanno provocato la rottura del gancio che sosteneva il contenitore di ghisa.  Lapidaria la dichiarazione dell'azienda di Buttrio per bocca del proprio legale avvocato Maurizio Miculan: “L’informazione di garanzia è un atto dovuto da parte della Procura di Padova come avviene tutte le volte in cui gli inquirenti devono procedere con accertamenti tecnici non ripetibili”. La Danieli ha aggiunto Miculan “ha fornito nel 2014 la traversa di sollevamento su cui si sarebbe verificato l’infortunio. Ma non è nemmeno certo che l’infortunio si sia verificato a causa della rottura del macchinario fornito da Danieli, non potendosi nemmeno escludere che quello originariamente fornito non abbia subito in questi quattro anni modifiche di sorta”.

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