Elezioni 2017, niente vincitori e vinti, solo un vuoto colossale in un corpo elettorale lobotomizzato

Quanto inchiostro sprecato questa mattina sui giornali. Titoloni che evidenziano la sconfitta del Pd e la vittoria del centrodestra, esattamente come quindi giorni fa al primo turno quando invece evidenziavano la sconfitta dei grillini e la vittoria del Pd, o forse no, sempre del centrodestra…. tutto in nome della “verità” a seconda del livello di asservimento della testata, ovviamente. Insomma sulla stampa come nella politica la confusione regna sovrana almeno come la malafede. Un solo dato è certo, i cittadini italiani si stanno disaffezionando alla democrazia. Il dato risalta con più nettezza proprio perchè l’astensionismo, ha ancora una volta battuto i record precedenti. Complessivamente è andato alle urne il 46,03% degli aventi diritto. Ed è noto che le elezioni locali sono il momento di massima mobilitazione delle clientele “popolari”, quelle per cui avere un sindaco o l’assessore “amico” risolve parecchi problemi nell’arco del quinquennio che verrà. La realtà quindi ci dice che non c’è alcuna vittoria del centrodestra, non c’è alcuno “spostamento a destra” negli equilibri politici del paese. C’è solo un vuoto colossale, prodotto dalla verifica pratica dell’impossibilità oggi di trovare un “referente politico” in grado di assicurare una difesa decente degli interessi popolari più evidenti (occupazione, salario, salute, casa, istruzione). Quella parte che va ancora alle urne – meno della metà – è comunque una miscela disomogenea di interessi particolari e per questo influenzabile ad ogni tornata elettorale.  Un tempo l’elettore era fedele da una elezione all’altra oggi no, del resto vedendo con quale facilità i parlamentari cambiano casacca, perchè mai il cittadino comune non dovrebbe fare altrettanto? Così l’astensione diventa quasi pratica liberatoria, adesione ad un vuoto che corrisponde in pieno allo spostamento dei centri decisionali effettivi dal governo nazionale a quello impalpabile “europeo”. Del resto se nessuno, in Italia, può fare quel che promette non c’è ragione di parteggiare o partecipare allo scontro elettorale.
Titoli a parte,  non è che per i commenti vada meglio e queste comunali 2017 sono solo una fotografia del “sentiment” locale estemporaneo che ingiallirà presto fino a diventare sbiadita. Anche volendola nobilitare al ruolo di termometro nazionale, ha una valenza nel tempo che non va oltre le poche settimane, perchè in assenza di voto consolidato ideologico o programmatico, basta una qualsiasi ondata mediatica,  per modificare opinioni elettorali e “sentiment”, perchè diciamolo chiaro, non vi è più uno “zoccolo duro” per nessuno, l’elettore è mediamente influenzabile, lobotomizzato, vi sono vasi comunicanti come autostrade nei flussi elettorali impensabili sono alcuni lustri or sono. Così l’innegabile perdita di consenso del Pd, che solo pateticamente Renzi fa finta di non vedere, è chiarissima come chiara era quella dei 5 stelle solo due settimane fa. Il primo turno infatti aveva eliminato il Movimento 5 Stelle, che per molti sta diventando solo la delusione più recente, grazie all’inconsistenza della Raggi a Roma, alle cantonate “legge e ordine” dell’Appendino a Torino e alla generale impressione di incompetenza assoluta seminata da tutti i suoi esponenti, sia nazionali che locali. Le ricette che sembravano efficaci nel periodo del “vaffa” (onestà, legalità, mandati, vitalizi ecc) sono evaporate rapidamente davanti a problemi che richiedono o grande abilità manovriera, oppure soluzioni radicali coraggiose che l’accoppiata Grillo-Casaleggio jr non è in grado neanche di immaginare, rendendo l’ipotesi del governo del Paese a 5 Stelle una possibile calamità. Ma non è che in altre latitudini dell’emiciclo politico le cose vadano meglio, a rendere emblematiche, ad esempio, le ragioni della debacle democratica, vale la pena rilevare come non può essere una semplice coincidenza che in giornata di lavoro domenicale il governo si sia impegnato nello stendere un decreto che spende 17 miliardi di soldi statali (l’1% del Pil, in pratica la “crescita” attesa nel 2017) per consentire a Banca Intesa e ai suoi azionisti (chissà chi sono) di incamerare gratis le due banche venete in pre-fallimento con buona pace dei cittadini che forse anche per quello hanno non votato Partito democratico. Insomma la tranvata ricevuta con il referendum del 4 dicembre non è servita a niente, come dimostra la negazione della sconfitta fatta dal Matteo Renzi, le sconfitte patite non hanno provocato alcun serio cambiamento neppure a livello di “comunicazione” e anche la scissione a sinistra è stata derubricata a fuga di ex generali senza più esercito, anziché come conferma dello scioglimento, come neve al sole, di quella che una volta era una potente macchina di consenso elettorale e di potere. Oggi, e non si sa per quanto, il potere è rimasto, mentre il consenso è svanito. Puoi salvare le banche con i soldi dei contribuenti, puoi gestire grandi appalti, puoi dispensare bonus e finti contratti stabili di lavoro, puoi mandare frotte di poliziotti ovunque si aggreghino più di dieci persone o parlare di buona scuola mandandola al naufragio, ma in realtà non convinci più nessuno, neanche quella parte di popolazione che ama richiamarsi sotto i vessilli dell’ordine, reazionari più per ignoranza e paura che per convincimento, che alla brutta copia di destra preferiscono l’originale. Insomma in assenza di una forza che riesca ad essere convincente sul piano programmatico (e vogliamo ancora crederci)   il rischio è che si prepari uno scenario da ennesima “grande ammucchiata” per formare un governo, dopo le prossime elezioni politiche, che abbia un unico vero obiettivo l’obbedienza all’Unione Europea e quella baricentrica alla Germania nell’ambito dell’alleanza atlantica, ovviamente. Per questo anche i grandi tifosi che fin qui avevano riposto le speranze in Renzi tornano a guardare sia al “ritorno del passato”, magari  ad meno arrogante Silvio Berlusconi. Ma in fondo, neanche Salvini pretende più di “uscire dall’Europa”,  mentre i grillini hanno dimostrato di non essere un pericolo, sono solo chiacchiere e distintivo e alla fine qualcuno che ne imbrigli le velleità pseudo “rivoluzionarie è facile trovarlo anche fra le loro stesse fila. magari l’ennesimo uomo della provvidenza che “cambi tutto” per non cambiare nulla.

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