Elezioni: votate per chi volete, ma se nessuno vi sembra degno, c’è la terza strada: ma astensione, scheda bianca o scheda nulla, sono cose differenti

In questi giorni di campagna elettorale saranno in molti che chiederanno il voto dicendo che solo il loro è rappresentativo, è utile, è degli onesti. In realtà vedendo la qualità delle liste viene da rabbrividire per la qualità che viene espressa che ad esser buoni esprime solo la qualità dell'uomo qualunque quando non quella di “Cetto La Qualunque”. C'è tutto il catalogo di un bestiario: dalla sagra dei dementi, a quella dei faccendieri, da quella degli opportunisti a quella dei presunti onesti che non hanno mai avuto l'opportunità di dimostrare di esserlo perchè, si sa, tutti si nasce innocenti ma è l'occasione che fa l'uomo ladro. Abbiamo poi i fascisti con saluto romano annesso, e quelli che lo fanno nascondendo con virtuosismi contorsionistici il braccio teso dietro la schiena ma che fascisti sono dentro. Ma ci sono anche i finti sinistri, quelli che sono saltati sul carro del vincitore e quelli che pur di mettersi in mostra sono saltati sul carro dei perdenti, “perchè non si sa mai”. Insomma un circo Barnum della politica che rappresenta anche in regione Fvg la terza Repubblica pronosticata dallo “statista” dell'io Di Maio con l'avvallo dell'avanguardista felpato Salvini e il silenzio dell'aventinaniano Renzi, che dopo aver perso tutte le partite sta ancora una volta cercando di scappare con il pallone per bucarlo. Il rischio che a Roma come in Fvg ci trascinino nel baratro del terzo mondo è quindi altissimo, risolvendo così alla radice il problema delle migrazioni, perchè alla fine il problema si risolverà perchè nessuno è così avventato da fare migliaia di chilometri di deserti e di attraversare mari tempestosi per raggiungere una penisola devastata da crisi e dove la forbice fra ricchi e poveri è cosi divaricata da non dare speranze a nessuno e dove con ogni probabilità si verrà rinchiusi per mesi in centri che somiglieranno sempre di più a carceri e dove la forzata promiscuità di etnie e culture finerà per innestare per davvero violenza e ribellione. In tanta desolazione futura ovviamente c'è qualche singola luce che brilla fioca perfino nella melma delle liste elettorali. Del resto che uno dei problemi dell'Italia sia di classe dirigente è palese. Per chi quelle lucine le vede forse il dubbio amletico “votare o non votare” è risolto, anche se con riserva, nella speranza che il proprio preferito se eletto riesca a tenere la schiena dritta. Sono invece tanti, tantissimi quelli che non trovano alcun motivo per esprimere la propria preferenza elettorale. Di questi che rischiano di essere la maggioranza del paese, nessuno si occupa archivinadoli come qualunquisti, ed invece anche nel rifiuto al voto ci sono differenze, certo c'è chi ha l'allergia atavica al voto per ragioni di sottocultura personale ma altri sono invece ben consapevoli ed a questi andranno ricordate le differenze fra scheda bianca e scheda nulla. Cerchiamo allora di orientarci anche nel marasma del non voto e cerchiamo di fare chiarezza su alcune questioni.

Qual è la differenza tra scheda bianca e scheda nulla? Come vengono conteggiate le schede nulle? Quando la scheda è considerata non valida? Una serie di domande che davvero bisognerebbe porsi. Diciamo subito che non recarsi per niente alle urne è una forma di astensione “passiva” che non pesa in alcun modo né sull’esito elettorale né sull’affluenza alle urne, lasciare la scheda bianca invece può essere una sorta di astensione “attiva” fatta volontariamente per diversi motivi. Lo stesso discorso vale per la scheda nulla, cioè invalidata, ma solo se l’elettore annulla il suo voto in segno di dissenso politico. Ci sono altri casi, infatti, in cui la scheda è nulla per via di errori involontari e distrazione nella compilazione ma se si vuole marcare il dissenso bisogna esprimerlo sulla scheda. Infatti i due modi di presentare la scheda, consegnarla immacolata o “sporcata” dal dissenso portano infatti ad avere un conteggio diverso e di conseguenza a mostrare in modo diverso la propria protesta silenziosa. Vediamo adesso quali sono le differenze tra una scheda nulla e una bianca, in che modo vengono conteggiate.

Una scheda elettorale bianca è quella che non contiene alcun segno di voto né di altro tipo. Viene, appunto, riposta nelle urne bianca e pulita così come viene consegnata all’elettore.
Lasciare la scheda elettorale bianca come abbiamo accennato è una forma di “astensionismo attivo”. Infatti, a differenza di chi non si reca proprio alle urne, l'elettore che lascia la scheda bianca sceglie consapevolmente di non dare alcuna indicazione di voto. Ma la scheda bianca è considerata in qualche modo valida e viene conteggiata anche se solo per quel che riguarda i dati dell’affluenza alle urne, ma non pesa in alcun modo sul risultato finale. In sostanza, la scheda bianca influisce sulla percentuale dei votanti e contribuisce a legittimare l’elezione del candidato vincente.
Uno dei problemi principali del lasciare la scheda elettorale bianca è oltretutto che al momento dello spoglio qualche scrutatore infedele potrebbe provvedere a mettere la “X” sulla casella del candidato che preferisce e nessuno se ne accorgerebbe, dando quindi il voto al posto di chi ha voluto lasciarla bianca. Per questo molti elettori preferiscono non rischiare e consegnare direttamente una scheda nulla, così da non rischiare di regalare il proprio voto ad uno dei partiti. La scheda elettorale viene considerata nulla quando l’espressione di voto da parte dell’elettore non è chiara. Più precisamente, le schede nulle sono quelle che vengono compilate - volontariamente o per sbadataggine - in maniera non conforme a quelle che sono le regole ministeriali.  Chi volesse annullarla dovrebbe farlo però in maniera inequivocabile, sbarrandola o per i più creativi esprimendo il dissenso in maniera esplicita ma evitando disegnini o frasi oscene o ingiuriose, la lettura di queste rimarrebbe infatti riservata agli operatori del seggio che non sono certo rappresentanti della politica. Detto tutto questo, è meglio la scheda bianca o nulla? Per cosa deve optare l’elettore che vuole astenersi dal voto pur recandosi alle urne? Ciò da tenere presente è che con la scheda bianca si esprime indifferenza e apatia verso l’esito delle elezioni. Un po’ come dire “mi sta bene qualsiasi cosa, non so chi votare e potete decidere voi per me”.
Annullare la scheda, invece, è una forma di astensione più “pesante”: recarsi al seggio e invalidare volontariamente la scheda è un atto di volontà ben preciso, che esprime scontento e pesa nel senso che contribuisce a delegittimare gli eletti. Ma c'è un rifiuto ancora più pesante che si può attuare, si tratta, dopo essersi registrati con il proprio documento e certificato elettorale di rifiutare la scheda per una o tutte le consultazioni ma senza toccarle. Infatti la riconsegna senza entrare in cabina elettorale rende nulla la scheda ma sarà conteggiato tra i votanti finendo, come nel caso di lasciarla bianca nell'urna a legittimare l’elezione del candidato vincente.
Invece, il rifiuto della scheda pur in assenza di una specifica disciplina normativa, non può certamente ritenersi vietato; l’elettore, infatti, può richiedere specificamente al presidente del seggio elettorale di voler votare solo per alcune e non per tutte le consultazioni in corso (e di voler ricevere, quindi, solo alcune schede) oppure può dichiarare di voler rifiutare tutte le schede. Ma non solo è facoltà dell'elettore chiedere la verbalizzazione della propria astensione dal voto e la relativa motivazione (es non mi sento rappresentato da nessuna forza politica ndr) purchè la verbalizzazione in questione sia concisa al fine di non rallentare il regolare svolgimento delle operazioni. Il presidente di seggio è obbligato a registrare a verbale il rifiuto dell'elettore di ricevere la scheda, con l’annotazione nel verbale stesso delle generalità dell’elettore, del motivo del reclamo o della protesta, allegando anche gli eventuali scritti che l’elettore medesimo ritenesse di voler consegnare al seggio che finiranno allegati al verbale ma difficilmente letti da qualcuno.
Già in passato erano però successe alcune contestazioni in genere dettate dalla scarsa preparazione del personale ai seggi. Benché forti della norma, (d.p.r. 30 marzo 1957, n. 361 - art. 104) che prevede sanzioni per il presidente o segretario di seggio, conviene evitare discussioni, anche con chi è in coda per votare, per non rischiare di passare dalla ragione al torto ed incorrere nelle sanzioni previste per chi turba il regolare svolgimento delle operazioni di voto. Insomma di fronte all’eventuale ostinazione dei presidenti e alla riluttanza dei segretari a non verbalizzare, e laddove non ci si senta in grado o non si possa  sostenere civilmente il confronto, evitare di farsi coinvolgere in accese ed inutili discussioni ma invece rivolgersi alla forza pubblica, in genere presente all'esterno dei seggi dato che non può accedere nella stanza del seggio,  per richiedere l’intervento dell’ufficiale giudiziario che può invece avere accesso nella sezione al fine di notificare al presidente proteste e reclami relativi alle operazioni della sezione stessa come previsto dall'art. 44 comma 4 D.P.R. 30 marzo 1957, n° 361 e successive modifiche.

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