Emissione PCB cementificio di Fanna (Pn) interrogazione di Serena Pellegrino (SI)

“Prendiamo atto della dichiarazione della sottosegretaria del Ministero dell’Ambiente Silvia Velo, che recepisce semplicemente quanto deciso in sede regionale sulla possibilità di utilizzare i CSS nel cementificio di Fanna. Curioso però che nel 2013 avessimo sottoscritto assieme alla presidente uscente della Regione Friuli Venezia Giulia un programma di governo in cui si prevedeva che mai nei cementifici si sarebbero bruciati combustibili provenienti da rifiuti.”

Lo dichiara la parlamentare Serena Pellegrino (Sinistra Italiana), vicepresidente della commissione Ambiente alla Camera dei Deputati, commentando quanto risposto oggi all’interrogazione sulle emissioni di policlorobifenili dal cementificio di Fanna (PN).

“E’ evidente quanto abbiamo più volte dichiarato, e cioè che i cementifici, in questo momento in affanno a causa della crisi dell’edilizia per la diminuzione della domanda, sono alla ricerca di fonti energetiche a basso costo per contenere la spesa economica attraverso le scelte delle fonti energetiche che tanto incidono sul bilancio dell’impresa.”

Prosegue Pellegrino: “Cementifici e inceneritori si fanno concorrenza a smaltire rifiuti, con la differenza sostanziale che gli inceneritori sono nati per bruciarli e hanno l’obbligo di rispettare i limiti di legge sulle emissioni in atmosfera, mentre i cementifici, per i quali la combustione di CSS è un’ alternativa e non l’oggetto dell’attività industriale, non avendo predisposto quanto necessario per la depurazione rischiano di trovarsi fuori legge. Non solo i cittadini, ma anche il settore produttivo agricolo è fortemente allarmato per gli effetti dell’inquinamento sui terreni circostanti.”

Conclude Pellegrino: “La risposta del Ministero prende per buona l’affermazione della Regione FVG sul rispetto dei limiti alla presenza di PCB. A questo punto, mentre stiamo a discutere quanto tale conclamata presenza nell’aria che si respira a Fanna e dintorni sia inferiore ai limiti previsti dalle norme, la Regione ammetta pubblicamente che ha disatteso il programma elettorale e si assuma la responsabilità del fatto politico oltre a quella amministrativa relativamente allo scopo ultimo delle autorizzazioni ad impianti produttivi: tutelare le persone e le loro condizioni di vita.”

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