Eterna mente Fallacia alia alium trudit (un inganno tira l’altro)

Nell'incondizionato abuso di posizione dominante i padroni dell'energia dettano legge con la complicità della politica e degli organi di controllo: intanto a pagare il conto dei loro inganni siamo sempre noi. Fallacia alia alium trudit: per dirla con le parole di Publio Terenzio Afro, oggi più che mai un inganno tira l'altro e la cosa è tanto plateale, che nessuno ci fa più caso. A dispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione, con le nostre tasche e la nostra dignità ad essere colpiti sono i beni comuni e i bisogni più vitali ed irrinunciabili, quali l'acqua e l'energia.
Con le istituzioni letteralmente appecoronate, o per meglio dire drogate dalle loro stesse presunzioni e impunità, nessuno si sogna di mettersi di traverso agli interessi particolari. Basti dire che all'indomani della batosta elettorale del PD, i poteri forti non hanno perso tempo e, timorosi che nel fuggi fuggi generale non volassero gli stracci, hanno subito puntellato la baracca renziana. Senza paura del ridicolo, ecco dunque quel tal Calenda, messo di proposito a fare il ministro per conto della Confindustria, chiedere la tessera del PD nell'esclusivo intento di tenerlo sotto controllo. Come dire che di fronte al gregge impazzito i lupi avessero deciso di affidare le pecore ad uno dei loro. Lo hanno visto entrare al Nazareno fischiettando bandiera rossa e in quel preciso istante gli ultimi quadri di Berlinguer hanno preferito staccarsi dalle pareti per andarsene a gambe levate... mentre quelli di Gramsci erano fuggiti il giorno prima, all'arrivo del “compagno” Tommaso Cerno inviato alla bisogna da De Benedetti!
E allora come pretendere che in un siffatto clima il funzionario regionale non distolga l'attenzione dalle scartoffie per dedicarsi alle prime mosche primaverili e decida di seguirne con trepida attenzione l'incerto volo, tanto da passare notti insonni in attesa di ritrovarle al rientro in ufficio. In questo contesto, tutto torna e anche le cose più abominevoli possono prendere forma e decollare grazie ai materni elogi delle scorte mediatiche.
Grazie ai cospicui incentivi economici e alla collaborativa cecità del burocrate, le nostre montagne vengono deturpate dalle centraline idroelettriche che devono funzionare quel tanto che basta per passare all'incasso e che non hanno nemmeno un bacino di utenza da servire; ben per questo veniamo inebriati dagli slogan taumaturgici fatti di sostenibilità, di low carbon, di green economy e dei buoni propositi acchiappamerli, con la stessa fondatezza scientifica della supercazzola prematurata con doppio scapellamento a destra di Monicelliana memoria.

Così è stato anche in occasione della presentazione del Bilancio di Sostenibilità presentato di recente dalla società A2A, quella che per intenderci ha l'incontrastato “merito” di rubarci le acque della Carnia, da una parte, e l'aria di Monfalcone, inquinata dalla centrale a carbone dall'altra. Ebbene, in una Regione che a prescindere dal colore politico della compagine di governo rinuncia a gestire in proprio l'Idroelettrico, l'A2A si è presentata in forze e con grandi mezzi per imbambolare gli effefugini con i suoi buoni propositi e il mal celato fine di farsi strada nel mercato libero della elettricità e del gas. Non a caso si sono insediati nel museo di storia naturale di Udine e in quella sede votata all'amore per la natura hanno pontificato davanti ad un numero di selezionatissimi e mansueti portatori di interessi (gli stakeholders!). Cosicché i trentadue eletti sono stati suddivisi secondo i criteri che in Ciociaria distinguono gli antipasti di montagna da quelli di mare: assegnati i primi a rappresentare la montagna invasa dall'idroelettrico e i secondi la costa, interessata dalla centrale a carbone.
Non essendo stati ammessi fra gli eletti, ci siamo presi la soddisfazione di curiosare e di capire come si costruiscono i collaborazionisti, cioè come si fa ad imbonire la gente con proposte accattivanti, per poi metterle in bocca le conclusioni e le proposte già stabilite a priori dagli organizzatori. Cosicché le cavie si sono sentite dire che “La presenza del gruppo A2A in un territorio di alto valore storico e paesaggistico richiede un particolare impegno per una gestione attenta e responsabile.” Che: “L'attenzione per mantenere minimo l'impatto di ogni attività produttiva si completa con l'attenzione alle persone, attraverso progetti educativi nelle scuole e iniziative per la valorizzazione turistica e sportiva della zona” E ancora: ”Da sempre l'ascolto delle esigenze dei cittadini guida le scelte del Gruppo!” Commossi da cotanto altruismo e rifocillati dal generoso buffet, le cavie hanno fatto la ola e astenendosi da ogni imbarazzante questione, si sono guardate dal chiedere la vita per il lago di Cavazzo, soffocato dai fanghi dell'idroelettrico. Fra la gioia degli organizzatori hanno invece sottolineato l'utilità di qualche pista ciclabile, il che, in mezzo alle nevi della montagna, o sotto la ciminiera di Monfalcone, è un vero toccasana.

La verità è che l'energia suscita grandi appetiti, soprattutto dove le istituzioni sono corrotte o inette e le privatizzazioni non servono a stimolare la concorrenza e ad abbattere i costi, bensì a moltiplicare gli intrallazzi. Lo abbiamo visto nel recente incontro avutosi con il presidente dell'Autorita per l'energia elettrica, il gas e il servizio idrico. Ebbene a dimostrazione che l'Autorità non controlla un bel niente, ma serve ai poteri forti, i soggetti ammessi alla fornitura dell'energia in Italia sono per il momento più di 500, senza contare le agenzie di vendita cui i titolati affidano in subappalto l'acchiappo dei clienti: senza il benché minimo controllo e garanzia di qualità. Una situazione fuori dal controllo visto che inizialmente dovevano essere non più di venticinque!
Basti dire che in Inghilterra, dove la privatizzazione è in corso da decenni, il numero dei fornitori non supera le trentacinque unità, dunque addirittura inferiore ai 50 e oltre che operano nel solo Friuli Venezia Giulia, con poco più di un milione di abitanti. E allora come non escludere che in mezzo ai 500 non si annidi la malavita organizzata, il riciclaggio di denaro sporco, o solo qualche imbroglione che alla fine della fiera taglia la corda col malloppo? Sì perché costoro oltre al fatto di istupidire gli utenti presentando offerte non confrontabili, non sono nemmeno tenuti a versare una garanzia fideiussoria che ci metta al riparo dal solito fallimento! Sono tutte cose che abbiamo contestato al Presidente dell'Autorità, non senza sottolineare lo scandalo degli aiuti alle società energivore e lo strapotere conferito alla Terna, la quale agisce in piena libertà al di là delle iniziali mansioni conferitele e, al di fuori di ogni controllo, determina scelte nella programmazione del sistema elettrico e industriale della intera Nazione, che gravando sulle tasche dell'utente servono a consolidare il monopolio e ad ingrassare i suoi azionisti, cinesi o americani che siano. Gli astanti hanno applaudito in segno di palese condivisione, ma lui -elegante uomo di gomma- in ossequio alle ragioni che lo hanno elevato a cotanta carica, ha fatto orecchie da mercante.
Li mettono apposta, così come è avvenuto con la nostra compianta governante o la decaduta assessora che il mondo intero ci invidia per sagacia e competenza scientifica, tant'è che dopo due mila anni i tre re sono già messi in cammino per rendere omaggio alla sua persona. Ebbene, dopo essersi vantata di aver fatto interrare l'elettrodotto della Carnia, che in realtà è finito sotto terra per merito della magistratura austriaca, la nostra ha lasciato il campo promettendo che la nuova linea seguirà “Un percorso partecipato che conduca ad una definizione condivisa del tracciato e di tutti gli aspetti relativi alla tutela della salute e dell'ambiente”; cioè esattamente come per suo merito non è stato fatto con l'elettrodotto Udine ovest-Redipuglia. Parole che illumineranno la storia dell'umanità, tanto da essere subito riprese dal tengofamiglia di turno che ha fornito i nomi degli illustri tecnici incaricati di imbonire i Carnici: gli stessi che hanno impedito di interrare l'ecomostro della Terna!

Siamo davvero in buone mani! Lo abbiamo constatato con Renzi, quando si è piegato al volere della Terna nella approvazione dell'elettrodotto aereo del Friuli ed ora lo vediamo con Gentiloni il quale, in linea con chi comanda in Italia, si è macchiato della stessa nefandezza approvando in sede di Consiglio dei Ministri l'elettrodotto aereo del medio Piave che provenendo dall'Austria costeggia le Dolomiti. Un'approvazione che in barba ad un patrimonio dell'Umanità, al buon senso e alla inequivocabile bocciatura da parte del Ministero delle attività culturali, irride all'articolo 9 della Costituzione repubblicana e infanga le nostre coscienze di uomini liberi. Un consenso attribuito sulla base di vistose menzogne costruite ad arte e dell'avvallo di quel Ministero che anziché tutelare l'ambiente ne favorisce la predazione in ossequio agli interessi particolari.
Una vicenda squallida che per non suscitare l'immediata reazione delle Amministrazioni locali e della gente, ha messo in campo dei mercenari per disinformare la popolazione, per condizionare la stampa locale con l'idea che l'opera appena approvata non è più in programma! Davvero squallidi: gettano il sasso e nascondono la mano!
Tibaldi Aldevis

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