Euro&Promos iniziata la campagna acquisti quote degli ex soci lavoratori

Notizie inquietanti arrivano dalla Euro&Promos diventata, come è noto, da qualche mese Spa compiendo uno strappo con la sua precedente natura di cooperativistica. Sembra infatti che il cerchio si stia chiudendo con l'acquisizione delle quote degli ex soci lavoratori, una predazione facile dato che i soci della ex cooperativa si vedono proporre la cessione della loro partecipazione, ed essendo dipendenti, soffrono di una ovvia situazione, se non di sudditanza, almeno di preoccupazione per il loro futuro lavorativo. Intendiamoci si gioca sul sottile filo di un rasoio sulla base di un detto non detto che comunque pesa sulla scelta delle persone in maniera pesantissima. Ma ricostruiamo la vicenda partendo dall'inizio: Euro&Promos è stata per anni la coop fiore all'occhiello per il mondo cooperativistico friulano. La società, con sede a Udine, negli ultimi anni si era conquistata un posto di primo piano a livello nazionale nel mondo dei servizi (pulizia, movimentazione, logistica, energia, servizi culturali e assistenza socio sanitaria), chiudendo il bilancio 2015 a quota 96 milioni e seicentomila euro, +13,6% rispetto all’esercizio precedente, con 4 milioni di utile post imposte, raddoppiato rispetto al 2014 che hanno portato a circa 11 milioni gli euro tra riserve e utili. Il trend positivo riguarda anche il numero di occupati: nel 2014 erano 4.700, oggi hanno superato quota 5.000, per la maggior parte erano assunti a tempo indeterminato con contratto Multiservizi, moltissimi soci lavoratori.
Nei primi mesi di quest'anno però, improvvisamente, ai manager di Euro&Promos, lo stato giuridico di cooperativa inizia ad andare stretto, nonostante per anni avessero strombazzato “l’orgoglio di essere coop” basti pensare che nell’assemblea dei soci di Euro&Promos Group, al castello di Susans nel giugno del 2015 il presidente Sergio Emidio Bini, parlava di “nostro gruppo un esempio di buona e sana cooperazione”.
In poco più di un anno l'opinione deve essere cambiata radicalmente, così viene presa la decisione della trasformazione da Coop in Spa. La possibilità di trasformazione di una cooperativa in società lucrativa è stata introdotta dalla riforma del diritto societario (Dlgs n. 6 del 17 gennaio 2003 che scaturiva dalla legge delega 366 del 3 ottobre 2001 con la quale si dava "delega al Governo per la riforma del diritto societario" compreso quello sulle società cooperative. Nel corso del secondo Governo Berlusconi veniva approvata appunto la legge n°6/2003 di cui adesso si comprendono alcuni velenosi effetti .

Il divieto di trasformazione in vigore fino allora trovava fondamento non tanto in una supposta incompatibilità tra causa mutualistica e causa lucrativa, quanto piuttosto era giustificato dall’esigenza di evitare che il patrimonio accumulato grazie alle agevolazioni venisse poi utilizzato per fini speculativi. Così oggi cambia la forma giuridica ma non l’identità del soggetto, per cui si ha continuazione dei rapporti giuridici soprattutto quelli contrattuali. Acconsentendo alla trasformazione, la novella legislativa ha voluto rendere più flessibile la disciplina delle società, nel rispetto del principio dell’autonomia privata, evitando che lo stesso risultato venisse raggiunto attraverso la strada contorta della liquidazione della cooperativa e la successiva costituzione di una società lucrativa da parte degli stessi soci. Ovviamente le norme prevedono una serie di passaggi delicati ed anche un recupero a finalità mutualistiche di parte del capitale generato quando si era cooperativa. Come era prevedibile la notizia del cambio di pelle di Euro&Promos non è stata accolta favorevolmente dal mondo della cooperazione friulana anche perchè viene considerato un pericoloso precedente, vale la pena riportare le parole pronunciate dal presidente Aci Fvg (alleanza cooperative italiane) Enzo Gasparutti durante l’assemblea dei soci di un'altra grande cooperativa friulana, la Idealservice era il 24 giugno scorso. Quella di Euro&Promos disse Gasparutti "è una questione che non ci riguarda direttamente ma coinvolge il movimento cooperativo mettendo in discussione i nostri valori e il nostro modello societario. Nulla vieta ad una cooperativa di trasformarsi in spa, la legge lo prevede, ma le motivazioni non possono essere individuate nel ritenere che il modello organizzativo non consenta di competere sui mercati". Per Gasparutti, infatti, esistono in regione FVG e a livello nazionale cooperative di dimensioni ben più ampie in grado di competere nel panorama economico e imprenditoriale al pari di qualunque altro modello societario. "Nessuna trasformazione in società per azioni è necessaria per sviluppare progetti, aggredire nuovi mercati e salvaguardare l’occupazione” ha osservato.
"Fare impresa - ha sottolineato - significa produrre economia sociale, creare nuovi posti di lavoro correttamente retribuiti, dove i capitali rappresentano un mezzo di crescita e sviluppo dell’impresa non un fine per l'arricchimento personale",  Gasparutti ha poi ricordato come "il nostro modello societario, che nel 2016 ha compiuto 130 anni, ha dimostrato di essere un modello di successo capace di innovarsi e di rispondere ai cambiamenti socio economici oltre che di resistere meglio di altri alla crisi" e ha evidenziato il ruolo dei cooperatori che è anche "quello di contribuire a creare un'economia più equa". Ma a questo punto una domanda sorge spontanea, perchè il dominus di Euro&Promos Sergio Emidio Bini ha fatto questa scelta? La risposta spazia fra l'interesse privato, che in molti Gasparutti compreso, indicano come ragione preminente, o la necessità di svincolarsi politicamente proprio dal mondo cooperativo sia per ragione tecnico finanziarie, che per ragioni "politiche" . Ragioni politiche date dal fatto che Sergio Emidio Bini ha annunciato la sua discesa in campo per le prossime regionali nell'ambito probabile del centrodestra. Ma certamente l'idea di andare ad una scalata alla società che ha gestito come manager per anni diventandone proprietario è probabilmente la motivazione che lo ha solleticato di più.
Intendiamoci nulla di illegittimo sul piano giuridico se tutte viene svolto con correttezza. Uno scoglio grande nell'operazione viene dalle stesse norme di legge, che si sono concretizzate con la richiesta avanzata del mondo cooperativistico del Fvg a cura del presidente Aci FVG (alleanza cooperative italiane) Enzo Gasparutti "affinché vengano salvaguardati gli interessi del mondo cooperativo - i trasferimenti del risultato economico dei benefici fiscali, di cui la cooperativa ha potuto godere, ai fondi mutualistici, ovvero il patrimonio che dovrà essere oggetto di devoluzione con l’identificazione e la valutazione dell’avviamento generatosi all’interno della cooperativa". Una "polpetta" pare di circa 14 milioni di euro.
Rispetto a questo tesoretto, a quanto è dato sapere,  la querelle non è conclusa. Ma quello che sta avvenendo in questi giorni nei vari “cantieri” di Euro&Promos in FVG così come in quelli del resto d'Italia è la campagna acquisti. Insomma gli ex soci della cooperativa che oggi sono soci della Spa ricevono la visita di dirigenti dell'azienda che computer alla mano per evidenziare le cifre e alla presenza di notai “propongono” la cessione delle quote. Ora è evidente che la condizione di lavoratori dipendenti rischia di condizionare la libera scelta e dato che a “pensar male spesso ci si azzecca” varrebbe la pena che qualcuno iniziasse a mettere il naso nelle carte, sentendo magari anche i lavoratori. Noi lo abbiamo fatto, e pur nella limitatezza del “campione”, quello che emerge non è rassicurante. Fra l'altro ci viene segnalato il fatto che nelle procedure di preparazione dell'assemblea che ha sancito l'approvazione del passaggio da coop a Spa, alcuni soci, in assenza di loro partecipazione diretta all'assise, sono stati invitati a firmare delle deleghe, fatto normale come si sa, il problema però è che la firma in calce, ci dicono, non era sempre preceduta dal nome del delegato. La norma consente infatti la delega perchè il delegante si fida del giudizio di chi lo rappresenterà, difficile farlo se non si sa neppure chi è. Fosse vero, e noi non possiamo crederlo, sarebbe una grave irregolarità le cui conseguenze potrebbero essere davvero pesanti, ma proprio per fugare ogni dubbio varrebbe la pena che qualcuno controllasse.

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