Il fumo del “pignarul” del Comitato per la Vita del Friuli Rurale è andato nella direzione fausta, speranze per l’anno nuovo elettorale

In occasione delle festività avremmo voluto essere più buoni, celebrare i donatori di sangue, i vigili del fuoco... niente da fare: anche quest'anno i politici hanno aspettato il caos delle feste per farci la festa. Appreso l'esito elettorale, Donald Trump ha ringraziato alla sua maniera gli elettori: “I love the poorly educated” (amo gli ignoranti). Come lui sono in molti a coltivare l'ignoranza per governare con il minimo impegno e il massimo profitto possibili. Non occorre andare lontano e, come il sangue di San Gennaro si scioglie immancabilmente una volta all'anno e a Natale Gesù bambino rinasce nella grotta di Betlemme, così alla fine di ogni anno arriva l'immancabile delibera truffaldina che, approfittando della confusione e del vogliamoci bene, contrabbanda decisioni che nessuno avrà la voglia, né il tempo di controllare.
A fine anno il Governo ha emanato la legge che limita le intercettazioni con l'effetto di abbassare la guardia su corrotti e corruttori: una manna per i nostri politici che, una volta eliminata la possibilità di curiosare nella loro vita privata, d'ora in poi potranno tranquillamente far credere che le loro conversazioni fatte di messaggi cifrati, appartenevano alla sfera del privato e quindi non registrabili ai fini delle inchieste giudiziarie. Non si sono accontentati delle depenalizzazioni, dei condoni, degli indulti, delle pene alternative al carcere, delle prescrizioni garantite a chi dispone di denari per pagare buoni avvocati capaci di tirarla per le lunghe per far decorrere i termini. D'ora in poi le conversazioni telefoniche da dover inserire o meno negli atti processuali non li deciderà più il Pubblico Ministero, bensì il poliziotto addetto alle registrazioni; sicché con buona pace di tutti il Magistrato deve solo confidare nel libero arbitrio di un poliziotto e sperare che questi non si sia distratto o, per evitare grane con i superiori, non sia stato colto da un eccesso di zelo.
Ma il massimo della sfrontatezza spetta a questa povera Regione e in particolare a quella straordinaria figura che da anni attenta al nostro ambiente, tanto da aver attirato l'attenzione di Donald Trump, che la vuole a tutti costi nel suo staff, deciso come si sa ad accelerare la fine del nostro pianeta. Ebbene, scorrendo la fatidica seduta della Giunta del 28 dicembre anche quest'anno i colpi bassi si sono sprecati nell'indifferenza generale. Su tutti troneggia l'approvazione della finanziaria che è andata in porto in un clima del vogliamoci bene che precede la imminente tornata elettorale e che segna una sostanziale continuità fra tutte le legislature che si sono succedute: a prescindere dal loro colore politico.
Con la abituale spudoratezza e la convinzione di un tornaconto elettorale si sono dunque ripetuti i solleciti bipartisan al finanziamento delle parrocchie. E poco importa se in chiesa non ci va più quasi nessuno, ma il bel gesto non guasta mai, tanto più quando con il pretesto dell'urgenza si impiegano i soldi della collettività. Tanto più nel momento in cui si scopre che oltre ai regali di Natale le Curie hanno a disposizione una legge che finanzia il 100% dei lavori da eseguire a loro insindacabile giudizio e in ogni fabbricato di proprietà. Che dire poi della neonata Fondazione romana imparentata con Comunione e Liberazione cui la assessora all'ambiente ha elargito un grazioso, quanto strategico, incarico per la gestione ambientale della nostra regione?
La finanziaria è zeppa di favori dell'ultima ora e la cosa è tanto plateale da non capire se i nostri fracabotoni di piazza Oberdan siano dei bricconi o più semplicemente dei coglioni. Molto probabilmente sono dei bricconi coglioni. Non meno severo è il giudizio sui grillini a proposito del milione e quattrocento mila euro delle cosiddette “compensazioni ambientali” che l'esecutivo ha deciso di devolvere ai comuni attraversati dall'elettrodotto Redipuglia Udine ovest. Un piatto di lenticchie apprestato per coprire la cattiva coscienza dell'esecutivo e studiato ad arte per spingere i Comuni a rinunciare ad ogni resistenza, se non addirittura a favorire un futuro voto di scambio. Ebbene, invece di censurare quella “campagna acquisti” che non ha nulla a che vedere con la mitigazione dell'impatto ambientale dell'ecomostro, i consiglieri grillini si sono battuti per raddoppiare la cifra destinata all'indennizzo: con l'intuibile effetto di avvallare l'imbroglio o, nella migliore delle ipotesi, di cadere nel ridicolo. Per capire quanto siamo caduti in basso basta scorrere le delibere emesse nella fatidica giornata del 28 dicembre, soprattutto quelle proposte dall'ineffabile assessora alla distruzione dell'ambiente. Delibere che potrebbero essere impugnate entro i termini di legge, ma che per farlo bisognerebbe studiarsi una tale vagonata di allegati e di relazioni tecniche da rendere l'impresa praticamente impossibile e comunque giustificata la tradizionale desistenza delle associazioni ambientaliste di regime.
La prima delle perle riguarda il cosiddetto Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE) ovverosia il testo del piano adottato per essere sottoposto alla Valutazione Ambientale Strategica VAS. Ebbene, da quarant'anni il Piano attende di essere portato a termine, ma i cavatori, che amministrano molti dei proventi in nero hanno fatto prevalere il loro interesse a non avere limitazioni di sorta. Questa amministrazione regionale -al pari delle altre- avrebbe avuto la possibilità di portare a compimento il piano sin dal primo momento, ma si è guardata dal farlo per poter varare una legge sulle attività estrattive priva dello strumento regolatore, in deroga del medesimo e nell'evidente interesse dei cavatori. E' stato come costruire un inutile recinto quando le vacche sono scappate. La seconda delle perle riguarda l'ennesimo regalo ai cavatori con il delittuoso escavo nell'alveo dei fiumi, ovvero col famigerato sghiaiamento. Forte di quanto negli anni scorsi le è stato concesso nell'alveo dell'Isonzo con l'effetto di aver amplificato i fenomeni erosivi, la Calcestruzzi Trieste viene autorizzata dalla impareggiabile assessora a saccheggiare le ghiaie del Fiume Torre con il nobile proposito di realizzare nientemeno che una “riqualificazione fluviale”. In barba alla necessità di garantire il deflusso ecologico quale è stato sollecitato dalla Comunità Europea è sufficiente che un privato produca una relazione in cui sia dichiarata la necessità di asportare quanti più sedimenti possibili e allora la impareggiabile darà il suo consenso. Così, con il pretesto di sistemare l'alveo del Torre ha concesso l'asporto della bellezza di 36.500 metri cubi di preziosissima gliaia: fermo restando le inevitabili integrazioni dell'ultima ora. Tutto ciò in barba alla vegetazione spondale, alla nidificazione dell'avifauna, all'arretramento delle spiagge per la mancanza dell'apporto solido dei fiumi, all'accelerazione dei processi erosivi, alla mancanza del Piano di Tutela delle Acque, nonché del Piano Paesaggistico, alla assenza del PRAE
e in ultima analisi nonostante i passa carte del Distretto delle Alpi Orientali, gli organi di controllo e lo strabismo degli ambientalisti di regime che preferiscono spargere calde lacrime sul destino del fiume Vatteallapesca di qualche sperduta località del Ciapapelculistan. La terza, inverosimile perla è costituita dalla presentazione del Piano di Tutela delle Acque. Migliaia di pagine che nessuno avrà il tempo di leggere per poter controbattere la truffa del secolo. Torneremo presto su questa scandalosa vicenda, ma sin d'ora è bene ricordate che il piano arriva con due anni di ritardo e in piena infrazione comunitaria per essere la nostra l'ultima regione europea ad adempiere ad un obbligo civile e oltretutto imposto dalla Comunità Europea sin dal 2000! Sotto la guida del pupillo della assessora, promosso sul campo nonostante i gravissimi precedenti, il Piano era emerso furtivamente nell'altrettanto fatidico 28 dicembre del 2015. Ebbene, lo abbiamo sconfessato in ognuna delle sue presentazioni pubbliche, insieme alla assessora e ai suoi collaboratori, costretti a battere in ritirata di fronte alle gravi carenze conoscitive e alla pochezza delle conclusioni e dei provvedimenti necessari a tutelare la risorse idriche. Una vera e propria vergogna, resa ancora più disarmante dalla collaborazione dei docenti delle università locali e dall'evidente affarismo che si celava dietro allo sfruttamento delle risorse idriche. Le nostre osservazioni scritte li hanno inchiodati ed allora il Piano si è ingrottato per due anni, permettendo in questo lasso di tempo l'emanazione di leggi e provvedimenti clientelari che hanno favorito il depauperamento della risorsa idrica e che mai si sarebbero potuti emanare prima di disporre del Piano. Naturalmente di tutto ciò la delibera non fa menzione, né la stampa locale se ne fa un cruccio, preferendo incensare l'assessora e associare le sue autocelebrazioni all'utilità del Piano nel mantenimento degli orti.
Queste sono solo alcune delle perle emanate nella fatidica seduta di fine anno e pur sempre sufficienti a seminare lo sconforto. Tuttavia, questa sera, dopo anni di infausti vaticini, il fumo del nostro “pignarul” è andato nella direzione fausta e allora c'è da sperare che sia la volta buona e che l'anno nuovo si porti via questa marmaglia che abusa della nostra vita e del futuro dei nostri figli.
Tibaldi Aldevis del  Comitato per la Vita del Friuli Rurale

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