Giovani, intraprendenza, organizzazione: la mano di Delneri già si vede

Tutta un'altra musica. L'Udinese vista sabato sera a Torino contro la Juventus è sembrata, per la prima volta in stagione, un'orchestra che suona lo stesso spartito. D'accordo, si potrebbe dire che una rondine non fa primavera e che occorrono conferme, ma la mano di Gigi Delneri si è vista, eccome. Non ce ne voglia il buon Beppe Iachini, ma in 90 minuti - e contro una corazzata, oltretutto - si sono visti più gioco e automatismi che non nelle precedenti sette apparizioni in campionato. Ed è tutto dire.

Piano con i trionfalismi, perché l'Udinese è comunque tornata a casa con zero punti in saccoccia. E la classifica non è che induca a fare salti di gioia. Ma i motivi per essere un po' più ottimisti ci sono, eccome. Partiamo da una prima considerazione. Delneri, come abbiamo già scritto qualche giorno fa, non è uno che ha paura di osare. E a Torino ha mostrato un saggio del suo coraggio: oltre a uno spregiudicato modulo 4-3-3 (che in fase di non possesso diventava una sorta di 4-5-1), il tecnico di Aquileia ha schierato senza timore alcuno due giovani come Jakub Jankto e Seko Fofana, “desaparecidos” con Iachini. Il primo l'ha ripagato con un gol e una prestazione senza balbettii, il secondo ha unito forza fisica e intelligenza tattica: meno male che per il tecnico precedente non era “pronto”... E Delneri ha anche stupito con la scelta di gettare nella mischia Samir dal primo minuto. In conferenza stampa aveva affermato tutt'altro, ma affidare la maglia da titolare al rientrante brasiliano non è sembrata per nulla un'idea balzana. Peccato che l'esterno sia dovuto uscire dopo soli 45 minuti.

E poi, è piaciuto l'atteggiamento dei friulani. Il neo mister ha detto di volere una squadra propositiva, ciò si è tradotto in campo non con le parole, ma con i fatti: il pressing alto sul portatore di palla ha saputo mettere in difficoltà la Juve, meccanismo che ha retto finché un allenatore saggio e capace come Max Allegri ha ridisegnato i suoi secondo un più “consono” 3-5-2. Da quanto tempo non si apprezzava l'Udinese portare un'azione aggressiva così organizzata? Parecchio, a nostra memoria. Vedere la “Vecchia Signora” in affanno nel finale non è uno spettacolo molto frequente.

A livello di impianto di gioco, inoltre, non c'è un paragone con quanto “ammirato” finora. Oltre alle uscite in pressing sincronizzate, si è notato un movimento senza palla finora quasi sconosciuto, con molti giocatori in fase di possesso a smarcarsi tra le linee per ricevere la sfera. Sven Kums ha beneficiato, e non poco, di questo nuovo atteggiamento. Sotto la regia sapiente di Delneri il belga potrà crescere ancora e diventare, finalmente, il faro della manovra bianconera.

Insomma, l'Udinese è tornata dallo Stadium con nessun punto in cascina ma la sensazione di poter, finalmente, svoltare. Ai match con Pescara, Palermo e Torino le risposte.

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