Giuliano Vidoni e Anas, finiti gli arresti domiciliari

Giuliano Vidoni, l’imprenditore friulano titolare dell’omonima ditta di costruzioni, era stato posto agli arresti domiciliari il 22 ottobre 2015. Ora il tribunale del riesame di Roma ha deciso di revocare la misura alla persona già adottata: Vidoni era finito nella più vasta inchiesta relativa alle tangenti Anas. L’imprenditore godeva della possibilità di tre ore al giorno ‘in stato di libertà’ dato che la misura era stata attenuata: da oggi Vidoni sarà costretto al solo obbligo di firma quotidiano.
L’azienda Vidoni, con sede a Tavagnacco ma nata a Forgaria del Friuli negli anni ‘50, aveva un credito nei confronti dell’Anas, il gestore della rete stradale ed autostradale italiana, di 83 milioni di euro. Anche per lavori compiuti a più di 15 anni fa. Giuliano Vidoni resta tuttora accusato di corruzione nei confronti di Antonella Accroglianò, quella che in tutta questa vicenda è stata definita la “Dama nera”. L’inchiesta sulle mazzette pagate da parecchi imprenditori destinatari di appalti ai funzionari dell’Anas è attualmente divisa in due: la prima tranche risale all’ottobre passato, mentre l’ultima è di pochi giorni fa. Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, ha definito l’attività di Antonella Accroglianò come “l’ufficio mazzette”: “Il suo lavoro - ha spiegato il procuratore - è gestire il flusso continuo della corruzione: c'è la borsa sempre aperta”.
Si fa strada la tesi che il 70enne titolare della Vidoni si sia prestato al ‘gioco sporco’ per ottenere quello che negli anni la sua ditta non è ancora riuscita ad incassare. L’ipotesi andrebbe a braccetto con le vicissitudini che la Vidoni vive: dall’inizio di febbraio infatti sta facendo ricorso alla cassa integrazione straordinaria.

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