UE: Il glifosato, controverso erbicida Round-up di Monsanto resta in commercio. Ed allora vi racconto la storia della Ford Pinto

Di Fabio Folisi  ____________________________________________________

I governi dell’Unione europea hanno votato per rinnovare per cinque anni l’autorizzazione alla vendita del glifosato, il controverso erbicida commercializzato da Monsanto con il marchio Round-up. La proposta della Commissione ha ottenuto la maggioranza qualificata, dopo che 18 paesi hanno votato a favore, 9 contro e uno si e’ astenuto. L’Italia ha votato contro. La Commissione ha annunciato di voler procedere con il rinnovo dell’autorizzazione entro il 15 dicembre. Ma in realtà il
punto non è semplicemente il sì o il no all'uso del pesticida che sta facendo rivoltare produttori e consumatori, ma il fatto che fino a ieri due agenzie europee avevano due opinioni completamente differenti sul tema sul tema salute. In una precedente votazione, il 9 novembre, la proposta della Commissione non aveva raggiunto la maggioranza qualificata richiesta. Solo quattordici stati avevano votato per l'estensione quinquennale.
Il glifosato, ampiamente utilizzato dagli agricoltori, rappresenta il 25% del mercato globale degli erbicidi e nel 2015 è stato classificato come "probabile cancerogeno" per l'uomo dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, un'agenzia dell'Organizzazione mondiale della sanità. Non da un ufficio di provincia. Ma se da un lato c'è lo Iarc che lo considera cancerogeno dall'altro l’Efsa no. Uno scontro surreale fra scienziati, con in  mezzo i cittadini,  tutto interno all'Ue, quella stessa Ue che poi è così celere nel sentenziare sulla grandezza delle maglie delle reti da pesca dei pescatori italiani, o nel chiudere gli occhi sulle truffe decennali che parmigiano e mozzarelle subiscono dagli imitatori orientali. Il motivo di tale doppiopesismo è ovvio, di glifosato le multinazionali hanno pieni i magazzini. Poco importa se secondo uno studio condotto dall’Istituto Ramazzini di Bologna, in collaborazione con l’Università di Bologna, l’Istituto Tumori di Genova, l’Istituto Superiore di Sanità, la Mount Sinai School of Medicine di New York con Grant NIH/USA, la George Washington University di Washington, il glifosato presenta un effetto genotossico, ovvero rompe il Dna e provoca microgranuli nelle cellule e come se non bastasse interferisce con il sistema endocrino, anche a basso utilizzo, e provoca ritardo nello sviluppo sessuale, distruggendo la flora intestinale. Ma i top manager sanno che anche nella malaugurata ipotesi che si provasse la correlazione con qualche decesso per tumore, gli eventuali risarcimenti sarebbero immensamente compensati dai proventi miliardari. Insomma non bisogna mai scordarsi del cinismo del capitalismo e del liberismo sfrenato.

Bisognerebbe sempre ricordarsi del caso della Ford Pinto che non si mangiava ma provocava molti morti. La Pinto era una autovettura prodotta dalla casa automobilistica statunitense Ford dal 1971 al 1980 nove anni di produzione anche se si era guadagnata la fama di "Auto Assassina", fama dovuta al fatto che quando l'auto era tamponata, anche non in maniera particolarmente violenta, vi era un alto tasso di probabilità che questa s'incendiasse. Inoltre a completare l'opera, per via delle deformazioni che il debole telaio subiva, anche ad impatti a bassa velocità, spesso le portiere si bloccavano, rendendo impossibile la fuga dall'auto. Questo grave difetto era dovuto alla posizione del suo serbatoio che era collocato subito dietro il paraurti posteriore e vicino all'asse posteriore; in caso d'impatto, questo veniva spinto verso l'asse che aveva dei bulloni non rifiniti e sporgenti che lo perforavano provocando la fuoriuscita della benzina e l'incendio. Questa situazione era ben nota ai dirigenti della casa dell'ovale blu, che però decisero d'ignorarla poiché il costo di riprogettazione e correzione dell'errore delle auto prodotte e in circolazione era di gran lunga superiore rispetto al costo dei rimborsi dovuti alle cause intentategli dalle vittime. Ma nel 1977 qualcuno sulla stampa iniziò a collegare gli inquietanti incidenti mortali occorsi alle Pinto con la medesima dinamica. Infatti, che se l’auto subiva un urto sul paraurti posteriore a più di 31 miglia orarie, le probabilità che la vettura prendesse fuoco erano altissime. I vertici della Ford, come detto, erano a conoscenza del difetto. Ma la casa automobilistica era sempre riuscita a tenere il problema lontano dalle aule dei tribunali, complice anche il fatto che la multinazionale aveva alcuni rappresentanti al Congresso e che questi erano riusciti a evitare l’innalzamento dei limiti di velocità dei crash test che venivano fatti sotto la fatidica soglia delle 31 miglia.
Il ragionamento fatto dall'allora dirigenza Ford fu di incredibile cinismo, si basava esclusivamente sul denaro e si arrivò al paradosso brutale che la perdita di vite umane andò a finire anche nelle carte dell'azienda, nei benefici invece che nei costi. I top manager, avevano fatto questo calcolo basandosi sulla statistica di probabili sinistri:
Benefici lasciando tutto com'era: 180.000 morti, 180.000 feriti, 2.100 incendi di auto, 200.000 dollari di risarcimento per ogni morto, 67.000 dollari di risarcimento per ogni ferito, 700 dollari di risarcimento per ogni vettura andata a fuoco. TOTALE: 49 milioni di dollari.
Costi per il richiamo e sostituzione del serbatoio sulle auto circolanti : 11 dollari per ogni veicolo difettoso per 11 milioni di Ford Pinto e per un milione e mezzo di furgoni con lo stesso difetto
TOTALE: 137 milioni di dollari.  Probabilmente, soddisfatti dei loro calcoli continuarono imperterriti a produrre Ford Pinto che esplodevano e non richiamarono le auto già in circolazione. Bisogna dire per verità di cronaca  che ci fu chi, disgustato da questo comportamento criminale, votò contro, ma l’azienda era in mano a persone con un sola fede: quella del dio denaro. Per fortuna qualcuno raccontò quanto stava avvenendo in casa Ford e su un giornale  uscì lo scoop  con il titolo “Per Ford la vita umana vale meno di 11 dollari”. Il vaso era scoperchiato e neppure la politica compiacente riuscì a fermare lo scandalo. Si finì in tribunale dove i giudici che si trovarono a giudicare gli incidenti della “Pinto” punirono pesantemente i dirigenti che, pur essendo a conoscenza del difetto, non si erano preoccupati di porre rimedio o di interrompere la produzione. Non solo Ford fu condannata a pagare risarcimenti stellar per ogni sinistro, ma si vide comminare la pena più dura dai clienti sbigottiti da quegli 11 dollari e dal vedere che le morti stavano nella colonnina dei pro,  smisero di comprare Ford che si riprese solo dopo anni e anni.

Potremmo sommessamente ricordare che il caso Eternit in Italia ha molte similitudini come le hanno molte vertenze relative all'uso dell'amianto. Allora la domanda che ci si deve porre è una, perchè oggi per certe multinazionali dovrebbe essere diverso? Il glifofato uccide? Poco importa, bisogna smaltire le scorte. In Italia la battaglia è molto sentita da chi proprio non può essere tacciato di interessi elettorali: Coldiretti e l'associazione GranoSalus, che si sono attivati per effettuare analisi incrociate. Per due motivi: la salute di quei cittadini che mangiano quel grano, e l'immagine che il brand Italia potrebbe avere dopo, visto che pasta, pizza, taralli e focacce sono il biglietto da visita dello Stivale nei cinque continenti. Come ovviare allora a dubbi e timori? Bruxelles ha deciso, con diciotto Paesi, di votare a favore del rinnovo. Tra i nove contrari Francia, Italia e Lussemburgo. Singolari ed emblematiche di un Europa che così proprio non va, le parole del commissario alla Salute Vytnis Andriukaitis: “Quando vogliano, siamo capaci di condividere e accettare la nostra responsabilità collettiva nel prendere le decisioni”. Ma in realtà senza il voto sul rinnovo, il pesticida sarebbe stato vietato in tutti gli Stati dell'Ue. Ora sarà difficile difendersi e la paura di quanto metteremo nel piatto rimarrà presente finché a Monsanto e compari non avranno smaltito le scorte, poco importa se ci sarà una ulteriore impennata di tumori, siamo certi che gli azionisti di quelle società mangeranno il miglior  biologico visto che possono permetterselo. Speriamo che si possa intervenire almeno a livello nazionale.

 

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