Grande Paolini! Al Giovanni da Udine con “Le avventure di Numero Primo”

Marco Paolini

È stato un ritorno molto atteso quello di Marco Paolini al Teatro Nuovo Giovanni da Udine di martedì scorso, dopo Il Sergente (2004), Song 32 (2006) e ITIS Galileo (2012) il grande autore, attore e regista bellunese è salito sul palcoscenico del Giovanni da Udine con “Le Avventure di Numero Primo” spettacolo scritto a quattro mani con Gianfranco Bettin.
Lo spettacolo racconta la storia di Numero Primo, un bambino-non bambino nato da Hechnè, una intelligenza artificiale estremamente evoluta e cosciente al punto da preoccuparsi come una madre umana del futuro del figlio. Mater certa est, pater numquam: Ettore lo diventa per atto notarile perché la madre affida il figlio a lui, umano e attempato, innamoratosi di lei via internet, che, sebbene con perplessità, accetta e qui inizia l’avventura, non priva di sorprese e qualche difficoltà, di padre e figlio.
Paolini, in questo monologo, pur mantenendo un impianto narrativo, affronta il tema del rapporto con la tecnologia e come questa stia cambiando e cambierà la nostra vita di umani. Lo fa raccontandoci il futuro, un futuro ipotetico, immaginario in cui l'ex petrolchimico di Marghera è diventato una fabbrica di neve perché non nevica più, la scuola Steve Jobs già Giosuè Carducci, offre ai genitori un collegamento in diretta con ciò che accade in aula, c’è il paese dei Balocchi, una multinazionale specializzata in riproduzioni in scala di tutto e molto altro.
Padre e figlio affrontano molti problemi, devono scappare perché inseguiti da criminali, hanno comportamenti e aspettative diversi, ma si costruisce un legame che sembra avere come fondamento la protezione per il padre, la fiducia per il bambino. In questi sentimenti, presente e futuro, natura e tecnologia si fondono in una prospettiva ottimistica, pur non priva di suggestioni inquietanti.
Poi il bambino scompare, improvvisamente, lasciando nella solitudine e nello sgomento il padre, ma la storia non è conclusa, ci fa intendere Paolini, è temporaneamente incompiuta, fa parte di un album in cui gli autori esploreranno ancora questo futuro probabile o meno, alla ricerca di risposte che in realtà non ritengono di poter trovare. L’avvenire si può solo ipotizzare cosi come le implicazioni e le ripercussioni che la tecnologia potrà avere sugli umani.
Hechnè, Ettore e Numero Primo, pur in scenari futuribili, ci appaiono come una famiglia in cui i sentimenti prevalgono superando la morte della madre, lo stupore del padre e l’adattamento del bambino ad una situazione inattesa. La tecnologia non esclude emozioni e legami, li trasforma donandoci un’angosciosa speranza.
L’autore, sempre grande come narratore, anche con modalità e temi diversi, continua il suo percorso di ricerca che merita di essere seguito per scoprire un nuovo-vecchio Paolini, più filosofico, ma sempre splendido narratore di fiabe.
Loredana Alajmo

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