Grandi opere, scattano manette, appalti truccati da Nord a Sud

Trenta persone in manette, in diverse regioni d'Italia. Motivo? Il solito, appalti truccati e tangenti in denaro e natura. Nel mirino della magistratura nell’attività investigativa, denominata "Amalgama", il terzo valico dell’Alta velocità Milano-Genova e gli immancabili ed eterni lavori dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria ma anche il People Mover di Pisa, l'impianto a fune che mette in collegamento l'aeroporto Galileo Galilei con la stazione centrale della città. Anche questa volta tra i nomi\ degli indagati ce ne sono di eccellenti, come quello di Giandomenico Monorchio, imprenditore e figlio dell'ex ragioniere generale dello Stato Andrea, arrestato, o quello di Giuseppe Lunardi, figlio dell'ex ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Pietro, lasciato a piede libero. Quattordici le ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla Gdf di Genova: riguardano Michele Longo ed Ettore Pagani, presidente e vicepresidente di Cociv (Consorzio Collegamenti Integrati Veloci); Pietro Paolo Marcheselli, ex presidente di Cociv, la concessionaria impegnata sul Terzo valico ferroviario tra Genova e Milano; Maurizio Dionisi, imprenditore; Antonio e Giovanni Giugliano, imprenditori; Giuseppe Pretellese, tecnico che lavora nella impresa di Giugliano; Andrea Ottolin, funzionario Cociv; Giuliano Lorenzi, dipendente Cociv; Antonio Parri, dipendente Cociv; Giulio Frulloni; Marciano Ricci, imprenditore; Giampiero De Michelis, ingegnere; Domenico Gallo, imprenditore. Associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e tentata estorsione sono i reati contestati dai carabinieri del Comando provinciale di Roma ai 21 indagati destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip della Capitale.
Uno scambio di “favori”, è l’ipotesi della procura di Roma, tra dirigenti e imprenditori, con un direttore dei lavori diventato di fatto socio del capo di un’azienda calabrese nel settore delle costruzioni stradali. L'inchiesta sarebbe nata dalla scoperta di un circuito di riciclaggio a Roma, legato a fenomeni di stampo mafioso", così si è espresso Michele Prestipino, procuratore aggiunto della Dda di Roma, che ha poi aggiunto: "Attorno a pezzi di Grandi opere si sono create delle organizzazioni di tecnici e imprenditori che si scambiano utilità fra loro, a danno del contribuente perchè sono soldi pubblici". Rincara la dose Paolo Ielo, aggiunto della procura di Roma per i reati contro la pubblica amministrazione: "L'ordinanza del gip è un piccolo atlante della corruzione, attività criminale che diventa anche un ostacolo per la concorrenza del mercato". L'indagine avrebbe ricostruito condotte illecite di un gruppo di persone costituito, organizzato e promosso dalla persona che, fino al 2015, è stato il direttore dei lavori nell'ambito delle tre opere pubbliche interessate e dal suo socio di fatto, un imprenditore calabrese del ramo delle costruzioni stradali, che si è avvalso del contributo di altre nove persone, tra le quali anche alcuni funzionari del consorzio Cociv. Il gruppo usava un linguaggio in codice, chiamando le mazzette «paghette». Gli investigatori ipotizzano un'associazione a delinquere finalizzata a compiere condotte corruttive per ottenere contratti di subappalto nell'ambito dei lavori per la realizzazione della tratta Tav Milano-Genova-terzo valico ferroviario dei Giovi, del sesto macrolotto dell'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e del People mover di Pisa. Per convincere gli imprenditori ad acquistare i materiali inerti dalle proprie società, Domenico Gallo, imprenditore ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta genovese, avrebbe usato metodi di intimidazione mafiosa. Il sodalizio sarebbe riuscito a ottenere dalle ditte esecutrici dei lavori contratti, tra consulenze, commesse e forniture, per oltre 5 milioni di euro a favore delle aziende a loro riconducibili.
Il gip Cinzia Perroni nella sua ordinanza ha scritto che sono state riscontrate circostanze che «destano allarme in quanto Gallo risulta avere contatti con soggetti legati alla criminalità organizzata». Avrebbe partecipato alla cresima della figlia di Domenico Borrello, affiliato alla 'ndrina Barbaru U Castanu di Platì. Dalle indagini «è emerso», ha scritto ancora il gip, «un sistema alquanto spregiudicato e disinvolto adottato dai dirigenti del Cociv nell'affidamento dei lavori pubblici relativi all'imponente opera di interesse nazionale». Un imprenditore (intercettato), Giuseppe Balbo confida ad alcuni dirigenti Cociv dei danneggiamenti subiti da alcuni mezzi della società Allara e dei pedinamenti fatti ai camion della stessa società da parte di mezzi riconducibili a Domenico Gallo. Il gip ha citato un'altra intercettazione tra l'ingegnere De Michelis e sua moglie in cui i due confermano come «si dividono tutto... ognuno ha pigliato la parte sua».

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