Guai se la memoria trasforma le sconfitte in trionfi

Gianfranco Ellero

Gianfranco Ellero

L’opinionista. Gianfranco Ellero propone in piazza XX settembre un’opera a ricordo della ricostruzione.
«Udine, riprendi il tuo ruolo di capitale, ricorda le imprese che ti hanno resa grande e dimentica i Re».

Se il Comune di Udine fosse conscio di essere l'ente pubblico più importante del Friuli, oltre che il più baricentrico e, dopo l'abolizione della Provincia, anche il più rappresentativo, anziché progettare il “trasloco” della statua equestre di Vittorio Emanuele II dal Giardino Ricasoli a Piazza XX Settembre, coglierebbe l'occasione del quarantesimo del terremoto per innalzare un monumento alla Ricostruzione, ammirata in tutto il mondo e ormai nota come “Modello Friuli”.
Ben sappiamo che alla Ricostruzione il Comune ha recentemente dedicato una periferica “area verde”, peraltro ignorata dai più, ma un monumento al centro di una grande piazza avrebbe ben altro impatto e diventerebbe visibile anche sulle “guide” della Città.
E i costi, direte voi?
Partiamo da quelli del “trasloco” del Primo Re, operazione sicuramente costosa, inutile e antiestetica: costosa perché si tratta di scomporre e ricomporre un grande basamento in pietra e di trasferire una statua in bronzo, quindi molto pesante; inutile perché il giudizio storico sul Re non migliorerà per effetto del “trasloco”; antiestetica perché la statua ha trovato la sua ideale collocazione fra gli alberi del giardino Ricasoli, con effetto sorpresa per i visitatori.
Il Comune dimostrò allora, nel 1947, un grande rispetto per la storia, e anziché fondere la statua, come avrebbe potuto perché diventata simbolo e memoria di una dinastia negativa per l'Italia, la pose di fronte al palazzo che accolse il Re dopo l'annessione. Dal balcone di quel palazzo Vittorio Emanuele II salutò i suoi “piemontesi orientali”: così si leggeva sulla torre di Porta Aquileia il 14 novembre 1866.
Passiamo ora a considerare i costi di un monumento alla Ricostruzione. Siamo convinti che una grande stele di Giorgio Celiberti – ci sia consentito esprimere la nostra preferenza -, composta con le lettere delle parole Orcolat, Glemone torne su, Il Friûl al ringrazie e nol dismentèe, Ricostruzione, Modello Friuli, e simili, senza dimenticate La tierra tiembla y es abismo del grande Borges, avrebbe ben altro significato al centro di Piazza XX Settembre, e costerebbe meno del trasloco della statua equestre. E se anche costasse di più, ma non lo crediamo, perché ben conosciamo la generosità dell'Artista e il suo amore per la Città natale, sarebbero soldi ben spesi, perché non si vive di solo pane, come è noto.
Forza Udine, riprendi il tuo ruolo di capitale, che comporta anche l'onere della memoria per le imprese che veramente contano e ti fanno grande! Dimentica i Savoia fra le pagine dei libri di storia!
Nei primi anni Cinquanta il grande Chino Ermacora voleva che in te sorgesse addirittura la Casa dell'Emigrante, ritrovo e memoria degli eroici costruttori di grattacieli e dighe nei cinque continenti. Non se ne fece niente, ma in Via del Sale esiste l'Ente Friuli nel Mondo, da lui stesso ideato e per cinque anni animato: possibile che tu, Udine, non senta il bisogno di dire grazie al popolo che negli anni della ricostruzione-modello rese grande anche il tuo nome nel mondo? Possibile che tu non capisca che quella ricostruzione fu il capolavoro corale del popolo friulano, che tu rappresenti agli occhi dell'Italia e del mondo? Lo sai che nel 2002, per quella Ricostruzione, lo Stato insignì di medaglia d'oro la Regione e i Comuni disastrati?
Quali sarebbero, di contro, i meriti dei Savoia?
Vittorio Emanuele II, primo Re d'Italia, non ebbe neanche il buon senso di capire che il 17 marzo 1861 avrebbe dovuto annunciare che, da quel giorno, primo per il Regno d'Italia, si sarebbe chiamato, poniamo, Vittorio I.
Suo figlio Umberto, il cosiddetto “re buono”, fu non solo uno sfortunato colonialista (ricordate Baratieri a Adua?) ma anche un irresponsabile reazionario (decorò Bava Beccaris per la strage del 1898).
Vittorio Emanule III, infine, fu a sua volta colonialista (guerra di Libia), in segreto gettò l'Italia nell'immane conflitto della Prima guerra mondiale e poi avallò il fascismo fino al tragico epilogo del 1943.
È davvero questa la bella dinastia che il Comune vuole riportare sulla ribalta della Città spostando quella statua?

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