I migranti sulla Diciotti sono già in territorio italiano, ma per Savini e i suoi apostoli la realtà è ben altra

Difficile pensare che un ministro degli interni non sia documentato prima di parlare. Di conseguenza appare ovvio che Salvini quando parla dei “delinquenti che hanno dirottato una nave con violenza” riferendosi alla vicenda dei 67 migranti soccorsi domenica sera nel Mediterraneo da una nave battente bandiera italiana e trasferiti dopo un giorno a bordo della Diciotti, imbarcazione militare della Guardia costiera italiana, conosce bene i fatti, ma li usa ancora una volta ad uso e consumo della sua strategia politica che  lo vuole far apparire come l'uomo forte contro tutto e tutti. La sua ossessione per i migranti vuole ed è già diventata malattia mentale contagiosa. Una  strategia che  fin qui sembra funzionare dato che è supportato dall'orda di pasdaran che consapevolmente o inconsapevolmente gli credono e lo osannano ciechi e sordi dinnanzi alla verità  non sono mai messi in dubbio le parole del loro nuovo dux (nel senso di condottiero ovviamnete)  . Eppure la vicenda è chiarissima anche se per tutta la giornata di ieri si sono susseguite notizie rese volutamente confuse, annunciate e poi ritirate, comunicazioni contrastanti di membri diversi del governo nel quale spiccava una sola certezza: l'incertezza sul futuro dei migranti. Quello che si sa per certo è che il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si è rifiutato di indicare un porto di sbarco per la Diciotti, una nave militare italiana: una cosa che non era mai successa finora e che ha davvero del paradossale visto che le navi militari di un paese fanno parte del territorio flottante di uno stato: significa che a bordo della Diciotti si applicano le leggi dello stato a cui appartiene anche se si trovano in acque territoriali di un altro paese. Insomma i migranti a bordo della Diciotti si trovano già in Italia. Il loro respingimento automatico è quindi vietato: le norme internazionali, quelle dell’Unione Europea e anche quelle italiane garantiscono loro la possibilità di richiedere una qualche forma di protezione internazionale, per esempio l’asilo politico, che sarà poi valutata da una commissione competente. Quindi ad essere illegale è la posizione di Salvini che sta abusando, anche se per ora solo verbalmente, del suo potere. In realtà infatti dalle informazioni disponibili finora, quello che si conosce dei fatti è che domenica sera la nave Vos Thalassa battente bandiera italiana e che appartiene a una società privata e gestisce la sorveglianza di una piattaforma della compagnia petrolifera francese Total, è intervenuta in soccorso di una barca di migranti in difficoltà all’interno della SAR libica, cioè della zona di soccorso in mare in cui è responsabile il governo di Tripoli. Secondo Salvini la Vos Thalassa non avrebbe dovuto occuparsi delle operazioni di soccorso, lasciandop potezialmente affogare le persone a bordo doeen e bambini compresi nonostante fosse la nave più vicina all’imbarcazione dei migranti. Di certo attendere avrebbe aumentato le possibilità di un naufragio disastrosa e il comandanete del rimorchiatore Vos Thalassa ha giustamente obbedito alla legge del mare e non a quella meno nobili della ideologia salviniana. La responsabilità, secondo Salvini, era della Guardia costiera libica. Salvini sa benisso che quella libica non è proprio una Guardia costiera tradizionale, ma un’accozzaglia di milizie armate e personaggi ambigui spesso conniventi con gli stessi scafisti e con gli schiavisti che detengono i migranti in lager degni ed emuli della migliore tradizione nazifascista.
Secondo il racconto una volta a bordo della Vos Thalassa, ha detto la Guardia costiera, alcuni migranti avrebbero cominciato a minacciare l’equipaggio: il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli sempre concentrato ma evidentemente poco informato, ha parlato su Twitter (la gazzetta ufficiale di questo governo particolare) di 60 migranti coinvolti, ma dai successivi accertamenti è risultato che i responsabili delle minacce vere e proprie sarebbero due uomini, un sudanese e un ghanese terorizzati all'idea di essere consegnati ai libici. A svelare la realtà di quanto accaduto il Corriere della Sera che ha pubblicato le comunicazioni tra la Vos Thalassa e la Guardia costiera italiana, che chiariscono come sia iniziata la ribellione dei migranti. Verso mezzanotte la Vos Thalassa ha comunicato infatti questo messaggio :

«Alle 22 la nave è partita per il punto di incontro con la motovedetta libica. Alle 23 circa qualcuno dei migranti in possesso di telefoni e Gps ha accertato che la nave dirigeva verso sud. I migranti in gran numero dirigevano verso il marinaio di guardia chiedendo spiegazioni in modo molto agitato e chiedendo di poter parlare con il comandante. Lo stesso, impaurito e accerchiato, contattava il ponte via Vhf. I migranti hanno accerchiato a questo punto l’ufficiale chiedendo spiegazioni e manifestando un forte disappunto, spintonando lo stesso e minacciandolo… In questa situazione di pericolo il primo ufficiale cercava di calmare le persone dicendogli che a breve saremmo tornati indietro… Una volta informato il comandante e l’ufficio la nave ha invertito la rotta. Il primo ufficiale tornava in coperta per rassicurare i migranti che nuovamente lo accerchiavano e lo spintonavano. Le loro richieste risultano chiare ad un possibile intervento libico ci sarebbe stata una reazione non certo pacifica. Per tranquillizzare la situazione abbiamo dovuto affermare che verrà una motovedetta italiana».

In sostanza i due migranti si sarebbero ribellati quando hanno scoperto che la nave si stava dirigendo verso la Libia, dove nei campi per migranti si verificano quotidianamente omicidi, stupri e abusi dei diritti umani. Gli altri avrebbero solo partecipato in maniera non violenta alla protesta. A quel punto è stato allertato il ministero dei Trasporti, che a sua volta ha avvisato della situazione Salvini, che però ha fatto sapere che non avrebbe autorizzato lo sbarco della Vos Thalassa, colpevole secondo lui di avere anticipato l’intervento dei libici. Alle 14.41 di lunedì è arrivata una nuova richiesta di aiuto da parte della Vos Thalassa, e poi un’altra ancora. Al crescere della tensione a bordo, lunedì sera Toninelli ha autorizzato il trasferimento dei migranti dalla Vos Thalassa alla Diciotti «per motivi di ordine pubblico», una decisione non condivisa da Salvini.
Martedì, inoltre, si era diffusa la notizia che il comando della Guardia costiera avesse autorizzato l’approdo della Diciotti, ma Salvini ha rifiutato di nuovo di indicare un porto di arrivo.
Insomma ieri sono emerse molte divergenze tra Lega e Movimento 5 Stelle su questa vicenda, puntualmente e ridicolarmete smentite dalle parti come se gli italiani fossero del tutto dementi.
A rendere più palesi le scintille nella maggioranza di governo quanto pubblicato dall'Avvenire, un’intervista al ministro della Difesa, Elisabetta Trenta (M5S), che esprime una linea molto diversa da quella di Salvini. Trenta ha detto: «Il Mediterraneo è sempre stato un mare aperto e continuerà ad esserlo. […] L’Italia non si gira dall’altra parte. Non l’ha fatto e non lo farà. C’è il diritto di assicurare un asilo a chi fugge dalla guerra. E il diritto di arrivare e trovare un lavoro. Ho guardato cento volte le foto di migranti e ho pensato sempre una cosa: una famiglia che mette un figlio su un barcone sperando di regalargli la vita va solo aiutata». Anche Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico e vicepresidente del Consiglio, ha espresso una posizione simile anche se più sfumata dalla preoccupazione di romper il giocattolo governativo con cui sta giocando. Questa mattina è intervenuto alla trasmissione televisiva Omnibus su La7: «non è immaginabile chiudere l’ingresso a una nave italiana» ha detto, aggiungendo che «se si tratta di una nave italiana, che è intervenuta in una situazione che dovremmo chiarire, bisogna necessariamente farla sbarcare». Alla fine o sbarca avverrà, a Trapani oggi pomeriggio. Salvini non potendo vietare l'attracco ora agita manette per tutti.

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