Circo Barnum dei ballottaggi udinesi e l’idea peregrina di perdenti e vincitori: Comandare i flussi di voto e magari anche gli Alpini

Fermo restando che è tutta da provare l'effettiva veridicità che le indicazioni di voto dei candidati perdenti abbiano un effetto reale sull'elettorato e che i “flussi” possano essere davvero influenzati dalle dichiarazioni di apparentamento, astensione o contrarietà, è comunque interessante, se non altro ai fini della narrazione giornalistica, raccontarli. Così mentre alcuni, opportunamente, preferiscono il silenzio, altri solo "timidamente" esprimono una preferenza sempre, ovviamente, per il bene della città, altri invece hanno invece perso l'occasione di restare zitti. Interessante è invece il caso di Enrico Bertossi, già assessore della giunta Illy e restato nella panchina della politica per anni per poi, come è noto, spuntare prima sotto le insegne di Forza Italia e poi, dopo la piroetta dei giochi romani, restare da solo con le sue liste. Subito dopo il voto, che l'ha visto raccogliere un più che lusinghiero 7,68%, aveva spiegato di non dare nessuna indicazione per Pietro Fontanini o per Vincenzo Martines, ma che avrebbe cercato il dialogo con entrambi per capire quali fossero i progetti politici per l'interesse della città. Dialogo nel quale i più maligni avevano visto una messa all'asta del proprio pacchetto elettorale in cambio di una poltrona alla “destra” del padre, o alla sinistra, a seconda di come si guardi la questione. Tesi respinta sdegnosamente da alcuni dei suoi a livello personale, ma poi  incredibilmente ammessa dall'interessato. Infatti oggi alla viglia della giornata di silenzio elettorale ecco che Bertossi, almeno secondo quanto riportato in un virgolettato del sito UdineToday, ammette di aver chiesto le poltrone, ovviamente per il bene della città, e pur non operando un cambio di rotta sull'equidistanza dai candidati Fontanini e Martines, opera un gioco all'esclusione che anche se non è un endorsement, poco ci manca. Dice Bertossi:
"La mancata apertura di dialogo con il nostro elettorato, espressione di una significativa parte della città che ha raccolto un voto trasversale vicino all’otto percento, è un grave errore da parte di entrambi gli schieramenti. A chi ci ha votato possiamo solo dire che domenica al ballottaggio ognuno è libero di fare le scelte che meglio crede, rimanendo la nostra proposta amministrativa chiaramente diversa dagli schieramenti in campo.
Siamo però molto a disagio di fronte alla concreta possibilità di una giunta Fontanini-Salmè (con l’appoggio dichiarato di Casa Pound) che supera di gran lunga il confine della moderazione e del buon senso che deve ispirare qualsiasi coalizione e ci riporta, in senso diametralmente opposto, all’ estremismo di Honsell, rispetto al quale auspichiamo una radicale discontinuità nei metodi da parte di tutti. Al nostro contributo è stato preferito quello dei movimenti di estrema destra che hanno preso meno della metà dei nostri voti.  Il movimento civico Prima Udine si è presentato agli udinesi con un programma molto chiaro e candidature di primissima qualità per competenze, esperienza e professionalità, con un voto di preferenza che ha gratificato tantissimo le ventuno donne presenti in lista. Con senso di responsabilità eravamo disponibili ad essere coinvolti direttamente nella amministrazione della città ai massimi livelli con il vicesindaco e un assessore per poter attuare parte del nostro programma, consapevoli che il nostro elettorato non si sente rappresentato dai candidati giunti al ballottaggio. Ci hanno proposto soluzioni alternative che abbiamo rifiutato in quanto tendevano ad escluderci dal governo della città. Non è stato dato ascolto ad una parte importante dell’elettorato e la spartizione delle poltrone, interessi politici e personali, hanno prevalso sul bene comune....”.  Al di là che la risibile tesi  di dare dei poltronari agli altri, è come quando l'asino dice cornuto al bue, quello che politicamente è rilevante è il fatto che la mossa di Fontanini di accogliere Casapound a palazzo d'Aronco non è piaciuta ed è certamente stato un passo falso non apprezzato anche da molti esponenti di Forza Italia e di liste apparentate. Solo mugugni a labbra socchiuse ovviamente, ma il malessere è strisciante e in caso di sconfitta potrebbe esplodere tonante. Una prova anche nel patetico tentativo di limitare il danno  aprendo  con la  solita teoria dei doppi estremismi,  equiparando Casapound alla lista Sinistra Aperta e attaccando direttamente il candidato che in caso di vittoria di Martines entrerà in Consiglio. Parliamo dell'avvocato Andrea Sandra già consigliere uscente di Sel, per qualcuno quasi un pericoloso eversivo quindi,  reo, secondo quanto pubblicato da un blog locale, di essere stato “Legale storico del Genoa Legal Forum, sorto dopo gli scontri del G8 di Genova" "ha sempre criticato l'operato delle forze dell'ordine e della Polizia", si legge nel blog "fino a far condannare alcuni dei poliziotti intervenuti durante la manifestazione della Diaz”. Insomma quella che per molti, anche uomini di centrodestra, in Italia e all'estero, sarebbe considerata azione meritoria, come dimostrato dalle condanne anche in sede di corte di Giustizia Europea, per alcuni in Friuli sarebbe fatto disdicevole. Difficile rimanere equidistanti a questo punto, un autogol che forse potrebbe pregiudicare il vantaggio iniziale di Fontanini che se non fosse eletto avrebbe di che recriminare anche contro certi compagni di merende e consiglieri mediatici. L'ha compreso anche Bertossi, ma non Andrea Valcic, che nonostante il suo passato “rivoluzionario di sinistra” ha preferito lasciare nello smarrimento parte del "suo" elettorato e dei candidati della lista autonomista, che però, hanno annunciato l'appoggio a Martines. Su tutti poi aleggia lo spettro delle astensioni  che normalmente, nei ballottaggi, aumentano di molto. Sarà l'alibi per il perdente chiunque esso sia, del resto c'è già qualcuno che racconta che la concomitanza con il Raduno Nazionale degli Alpini a Trento è un problema, pensando che il soprannome "Penne Nere" abbia un qualche significato politico.

Fabio Folisi

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