Il sindaco di Udine Fontanini lamenta la scarsa obiettività della stampa, ma in realtà è un problema di pluralismo causato dai tanti “sotans e sorestant”

In un paio di recenti post su Facebook il nuovo sindaco di Udine Pietro Fontanini si lamenta del trattamento che gli starebbe riservando il quotidiano Messaggero Veneto. Dice Fontanini: “Certo che il MV ci vuole proprio bene. Oggi (12 giugno ndr) la notizia politica avrebbe dovuto essere che il programma per i prossimi 5 anni é stato approvato con il voto a favore della maggioranza e l’astensione del Movimento 5 Stelle e dei due rappresentanti della lista “Prima Udine”.
All’opposizione sono rimasti solo i sostenitori di Martines: 12 su 40 consiglieri. Il MV ha pensato invece di continuare a screditarmi dipingendomi, mentendo, come il sindaco dei privilegi. #vogliamoinformazionecorretta”.
Una decina di giorni fa il 2 giugno, sempre il neo eletto sindaco scrive: “A leggere o solo sfogliare il Messaggero Veneto in questi ultimi giorni i cittadini di Udine potrebbero pensare che il sindaco sia ancora Furio Honsell e il suo vice Vincenzo Martines. Le foto e gli articoli a loro dedicati sono innumerevoli, come prima del 13 maggio. #vogliamoinformazionecorretta”.
Posizioni e lamentele legittime, ma solo in parte condivisibili,  quelle del sindaco, al quale si potrebbe far notare che invece sui livelli regionali, lo stesso quotidiano, riserva ben altro trattamento positivo soprattutto nei confronti del suo compagno di partito Massimiliano Fedriga. Forse dovrebbe porsi delle domande sulla opportunità di alcune scelte comunicate  che prestano il fianco a critiche che, come spesso accade, possono andare  sopra le righe.  Fontanini però è un politico di lungo, anzi lunghissimo corso, per non sapere come “gira” il mondo dell'informazione in Fvg e particolarmente in Friuli. Un Friuli dove, fra monopoli editoriali e monopoli economici, il pluralismo nell'informazione è sempre meno di casa. Bisogna chiarire subito alcuni concetti, premettendo che non spetta certo a noi difendere il lavoro dei colleghi del quotidiano di viale Palmanova che hanno possibilità e capacità per farlo da soli, va detto però che non vi è obbligo per un giornale di proprietà “privata” di fornire “servizio pubblico” come del resto dimostra la presenza in Italia di giornaloni, tv e siti internet iper -schierati. Anzi se guardiamo ai livelli nazionali nel loro complesso, lo squilibrio pende più verso destra (intese come politiche) che verso sinistra, come dimostra l'ascesa di Matteo Salvini che è stato abile ad approfittarne nelle, per alcuni versi, inspiegabili possibilità di visibilità offerte per almeno due anni  a lui e alle sue tesi su immigrati e sicurezza, nonostante allora rappresentasse una forza che pesava poco più del 4%.  Salvini è la prova di come si possa realizzare  una creatura mediatica basata più su percezioni che realtà. Se localmente ci si sente "vessati" ci si  potrebbe appellare alla deontologia, ma sarebbe fuori luogo, perchè, fra l'altro, non pare che il Mv scriva menzogne, al massimo vi sono delle omissioni o delle accentature che sono nelle prerogative di chi scrive, dirige un quotidiano e compie ogni giorno delle scelte precise anche di selezione delle notizie. Detto questo però è evidente che esiste un problema di pluralismo e di eccessiva concentrazione dell'informazione. Per altro non si può accusare chi ha questo potere di usarlo, certe sensibilità non sono obbligatorie in una società dove comanda il denaro. Il problema del pluralismo esiste e dovrebbe essere affrontato da tutti, anche perchè sono anni che si cerca di contrastarlo senza riuscire a trovare sufficiente attenzione ed aiuto proprio dai tanti che si lamentano, da ogni angolazione politica, economica e sociale, ma che poi non hanno volontà reale e coraggio di sostenere progetti editoriali che possano almeno scalfire lo strapotere mediatico imperante. Qualcuno lo dice apertamente, vorrei aiutare ma non posso farlo perchè "sennò mi fanno sparire dalle cronache". Si tratta, speriamo, di una percezione della paura più che di una realtà, ma che dimostra una propensione caratteriale ad accettare pedissequamente le ingiustizie per mantenere quello che si pensa essere il pezzetto di privilegio raggiunto e che la bella e concisa lingua friulana bolla con un aggettivo preciso “sotans” (sotàn come recita il Nuovo Pirona vocabolario friulano vuol dire “che sta sotto, sottano” , insomma quello che si fa sottomettere o che è sottomesso senza reagire Ndr). Insomma è la vecchia storia di "sotans e sorestant" (sorestant è il debole con i forti e forte con i deboli Ndr). Così al massimo c'è chi, avendo grandi possibilità economiche, riesce a comprarsi, magari solo temporaneamente, finchè serve, un pezzetto di informazione per scopi limitati ai propri interessi economici o giudiziari. Per questo ci permettiamo di dire al sindaco di Udine, come ai tantissimi che si lamentano del trattamento mediatico a loro giudizio subito, di  evitare sterili piagnistei lanciando sassi solitari per poi nascondere subito la mano non appena si ottiene un pugno di visibilità in più. Si rischia di aderire ad un sistema “do ut des” che non fa onore a chi lo pratica. Il problema in realtà è molto più grave di quello lamentato, è un problema di democrazia e non certamente compensato dalla favoletta che tanto ci sono i “social”. Facebook, twitter e compagnia bella, sono sistemi chiusi  che non raggiungono le masse popolari. Sarebbe stato come pensare, qualche anno fa, di contrastare lo strapotere informativo delle televisioni con un giro di telefonate agli "amici".

Fabio Folisi

Potrebbero interessarti anche...