Ilaria, Miran e Giulio: “i senza giustizia”


Di Fabio Folisi

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La sentenza di assoluzione del somalo Hasci Omar Hassan, ingiustamente accusato dell'efferato omicidio della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell'operatore Miran Hrovatini, è un fatto di giustizia, ma certifica una ingiustizia, l'altra verità, quella che ci dice che la morte dei due operatori dell'informazione a Mogadiscio nel marzo '94 resta e probabilmente resterà un mistero irrisolto. Ed allora ci viene in mente il più recente caso Regeni, molte le analogie, compresa la presenza nei due i casi di coraggiosi genitori senza la cui determinazione il velo di silenzio sarebbe già calato da tempo. Ma c'è una seconda analogia, quella che ha il terribile nome di ragion di stato. Nel caso di Ilaria e Miran vi erano gli innominabili rapporti fra Servizi Italiani, interessi economici fra trafficanti di armi e di rifiuti tossici usati come merce di scambio con i “signori della guerra” somali. Fatti di cui si percepisce l'odore, la puzza, in ogni racconto, in ogni pagina dell'inchiesta su quel delitto. Tutto sotto l'ombrello fetido dell'interesse nazionale. Oggi anche sul caso Regeni il rischio che avvenga la stessa cosa è forte, qui non vi è connivenza nell'omicidio, ma probabilmente ci sarà nella logica del silenzio. Non parliamo solo di chi vuole rimuovere gli striscioni che chiedono “verità per Giulio” , quelle sono solo le avanguardie ottuse di una logica di interessi che già si sta muovendo per ripristinare ogni relazione economica con l'Egitto. Oggi e ragione di interessi privati, domani lo sarà anche da parte della politica e delle istituzioni, nella speranza che di Giulio si parli nel tempo solo nel giorno della sua morte, che diventi una delle tante ricorrenze. La prova che la macchina sia già in moto la vediamo crescere nella diplomazia economica. Così scopriamo che si è svolto un incontro pochi giorni fa tra il presidente di ASTOI Confindustria Viaggi, Nardo Filippetti e Mohamed Yahiya Rashid, nuovo ministro del Turismo egiziano. Astoi rappresenta oltre il 90% del mercato del tour operating italiano che freme, fin dai primi giorni dopo il delitto Regeni, affinchè le mete turistiche egiziane fino ad allora gettonatissime dagli italiani tornino di “moda”. Così quasi alla chetichella si è svolto l'incontro di lavoro con Astoi che plaude al piano di rilancio turistico dell'Egitto: “Abbiamo voluto testimoniare all’Egitto, Paese amico e da sempre uno dei principali bacini turistici per il mercato italiano la nostra vicinanza e la preoccupazione per la situazione che non rende ad esso merito: il calo di traffico e lo sfruttamento minimo delle potenzialità del Paese dei Faraoni”, questo il commento di Nardo Filippetti, presidente Astoi. Regeni viene quindi cancellato come uno dei fattori che non “rende merito” all’Egitto. Mentre per il ministro l’incontro con i rappresentanti italiani è stato proficuo per i temi trattati condivisi. “Abbiamo discusso a lungo della volontà dell’Egitto di organizzare un altro evento, “United for Egypt II” a Sharm el Sheikh a fine febbraio 2017, in presenza di 500 agenti di viaggio per rilanciare il Paese come meta per gli italiani” - ha commentato il ministro. Insomma un ritorno al passato come se la verità e la giustizia invocata su Giulio Regeni non avesse alcun peso, nella consapevolezza o convinzione evidentemente che il tempo è droga che provoca amnesie di massa, soprattutto se nessuno fa qualcosa per rinfrescare la memoria, speriamo che a farlo siano ancora i genitori di Giulio e che striscioni ed appelli non vengano rimossi anche dalle coscienze, oltre che dai palazzi.

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