Importante circolare del Ministero del Lavoro sull’applicazione dei contratti di lavoro nell’ambito degli appalti pubblici – 

La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha emanato la circolare n. 14775 del 26 luglio 2016 ( clicca qui per leggere la circolare) con la quale richiama la necessità di procedere alla verifica del rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro (e di quelli di secondo livello, territoriali ed aziendali) sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, anche in relazione al personale impiegato nell’ambito di appalti pubblici. Si ribadiscono principi e norme note, che tuttavia talvolta sono ancor oggi trascurati dalla stazioni appaltanti, oltre che dagli organismi preposti al controllo:

1) la contrattazione collettiva da considerarsi è solamente quella sottoscritta dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, con l'esclusione di quei "contratti di comodo" che siano stati elaborati con la partecipazione di organizzazioni marginali;

2) l'applicazione dei CCNL e della contrattazione integrativa è pregiudiziale ad ogni altra concessione, vantaggio od agevolazione dell'appaltatore, come dettato dall'art. 1, c. 1175, della legge 296/2006, che recita: «A decorrere dal 1° luglio 2007, i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli altri obblighi di legge ed il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale»;

3) conseguentemente, la mancata applicazione dei CCNL e della contrattazione integrativa è da ritenersi ostativa all'ottenimento di quei vantaggi od agevolazioni che talvolta l'appaltatore adduce, perlopiù fittiziamente, in sede di giustificazione dei prezzi anomali, per mascherare gli illegittimi ribassi rispetto alle tabelle ministeriali del costo del lavoro;

4) inoltre, l'articolo 30, c. 4 del recente nuovo Codice dei contratti conferma una volta di più, non solo il riferimento alla contrattazione tra le organizzazioni maggiormente rappresentative, ma anche la stretta congruità con il settore merceologico relativo all'attività affidata: «Al personale impiegato nei lavori oggetto di appalti pubblici e concessioni è applicato il contratto collettivo nazionale e territoriale in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e quelli il cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l'attività oggetto dell'appalto o della concessione svolta dall'impresa anche in maniera prevalente»;

5) quanto alla cogenza delle tabelle ministeriali del costo del lavoro, il nuovo Codice dei contratti ribadisce all'articolo 26, c. 14, che «Per i contratti relativi a lavori, servizi e forniture, il costo del lavoro è determinato annualmente, in apposite tabelle, dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali sulla base dei valori economici definiti dalla contrattazione collettiva nazionale tra le organizzazioni sindacali e le organizzazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentativi, delle norme in materia previdenziale ed assistenziale, dei diversi settori merceologici e delle differenti aree territoriali. In mancanza di contratto collettivo applicabile, il costo del lavoro è determinato in relazione al contratto collettivo del settore merceologico più vicino a quello preso in considerazione (...)», così come all'articolo 97, comma 5, prevede l'esclusione dell'offerta in quanto «d) il costo del personale è inferiore ai minimi salariali retributivi indicati nelle apposite tabelle di cui all'articolo 23, comma 14», oltre che per il mancato rispetto - al comma successivo - dei costi relativi alla sicurezza;

6) sono infine confermate le norme vigenti rispetto al fatto che le cooperative, per i propri soci lavoratori, non possono derogare in pejus il trattamento riservato ai lavoratori dipendenti dalla contrattazione collettiva, e quelle sulla responsabilità solidale.

Appare quindi complessivamente confermata e ribadita la normativa nazionale che da anni impone ad ogni stazione appaltante di affrontare la tematica degli affidamenti con particolare riguardo non solo alla soddisfazione dell'utenza e della collettività nel suo insieme, ma anche specificamente alla tutela delle condizioni di lavoro e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

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