Intercettazioni, Gentiloni e Orlando ci provano, nuove norme per bloccarne la pubblicazione. Fnsi: «Nessuna ‘stretta’ può far venir meno il diritto di informare»

Dopo decenni di polemiche che hanno diviso la politica e avuto ricadute anche pesanti nei rapporti fra partiti, magistratura e stampa, il Governo è arrivato a trovare un accordo per riformare le intercettazioni, strumento fondamentale per le indagini, garantendo il giusto equilibrio fra interessi primari tutelati dalla Costituzione: la segretezza della corrispondenza e il diritto all’informazione, codificato nell’articolo 21 della Carta Costituzionale. E’ arrivato infatti il primo via libera del Consiglio dei ministri al decreto legislativo che attua la legge delega del 2017: è stato lo stesso presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, a dare l’annuncio dell’approvazione al termine della riunione, assieme al guardasigilli Andrea Orlando. Una riforma che “senza ledere il diritto di cronaca eviterà gli abusi”, ha spiegato Gentiloni. “Il provvedimento affronta un tema annoso, non restringe la facoltà dei magistrati e delle forze dell’ ordine di utilizzare le intercettazioni nelle indagini, anzi, in un passaggio rende più semplice la richiesta intercettazioni per i più gravi reati contro la pubblica amministrazione e non interviene sulla libertà di stampa e il diritto di cronaca”, ha aggiunto il ministro Orlando, puntualizzando che “i vincoli introdotti non restringono lo strumento di indagine, ma riducono il rischio delle fughe di notizie quando non sono legate a fatti penalmente rilevanti”.
Primo via libera del Consiglio dei ministri al decreto legislativo che riforma la disciplina delle intercettazioni. Il provvedimento, che ora dovrà passare all’esame delle commissioni Giustizia per poi tornare a Palazzo Chigi, mira a regolamentare in maniera più stringente l’utilizzo delle intercettazioni per evitare la diffusione di conversazioni irrilevanti ai fini delle indagini.
Contrari alla nuova norma il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti: «L’approvazione delle nuove norme sulle intercettazioni non potrà mai far venir meno il diritto-dovere del giornalista di pubblicare qualsiasi notizia, anche coperta da segreto, che abbia rilevanza per l’opinione pubblica e che implichi l’interesse dei cittadini ad esserne messi a conoscenza, così come ha più volte ribadito la Corte europea dei diritti dell’uomo».

«Il giro di vite sulle intercettazioni – proseguono – non è stato però accompagnato da alcuna norma per tutelare i cronisti minacciati e scoraggiare l’uso e l’abuso delle cosiddette “querele bavaglio”. Evidentemente quest’ultima non è considerata una priorità».

Il testo pone nuovi vincoli alla trascrizione dei colloqui nelle richieste dei pm e nelle ordinanze dei giudici (“Quando è necessario, sono riprodotti soltanto i brani essenziali”, dispone la norma). Fatto salvo il diritto di cronaca, è inoltre previsto il carcere fino a 4 anni per chi diffonde riprese audiovisive e registrazioni di comunicazioni effettuate in maniera fraudolenta per danneggiare “la reputazione o l’immagine altrui”.

Viene poi istituito presso l’ufficio del pm un archivio riservato delle intercettazioni la cui “direzione” e “sorveglianza” sono affidate al procuratore della Repubblica e il cui accesso sarà consentito solo a giudici, difensori e ausiliari autorizzati dal pm.

Si delimita l’uso dei “trojan”, ossia i captatori informatici, in pc o smartphone, consentendone sempre l’impiego, senza particolari vincoli, per i reati più gravi, in primis terrorismo e mafia, e prevedendo invece che, per gli altri reati, debbano essere esplicitamente motivate, nei decreti di autorizzazione, ragioni e modalità.

Modificato, inoltre, l’impiego delle intercettazioni nei reati più gravi commessi da pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, con l’intento di rendere più efficace il contrasto alla corruzione.

«Non limitiamo l’uso delle intercettazioni, ma ne contrastiamo l’abuso, senza ledere il diritto di cronaca», è il commento del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. «Sappiamo – ha detto in conferenza stampa – che questo strumento è fondamentale per le indagini e in nessuno modo vogliamo limitare la possibilità di disporre di uno strumento per la magistratura fondamentale per contrastare i reati più gravi. Ma è evidente che in questi anni ci sono stati frequenti abusi».

Per il ministro Orlando, «il provvedimento affronta un tema annoso senza restringere la facoltà dei magistrati e degli investigatori di usare le intercettazioni come strumento di indagine, anzi in un passaggio specifico rende più semplice la richiesta di autorizzazione per i più gravi reati contro la pubblica amministrazione. Abbiamo messo una serie di vincoli che non restringono la capacità di indagine, ma riducono il rischio della fuga di notizie se non sono legate a fatti penalmente rilevanti».

Il Guardasigilli ha poi aggiunto: «Il testo non interviene sulla libertà di stampa e il diritto di cronaca. Interviene invece su un punto specifico, cioè la procedura attraverso la quale vengono selezionale le intercettazioni e la modalità con le quali queste vengono utilizzate come strumento di prova».

«E ci sono una serie di previsioni puntuali che a mio avviso rafforzano il diritto della difesa, per esempio l’impossibilità di trascrivere intercettazioni tra il cliente e l’avvocato», ha concluso Orlando.

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