Intervista a Ezio Beltrame, possibile candidato sindaco della sinistra per Udine

Se il quadro politico nazionale è complesso non si può dire che a livello locale le cose vadano meglio, anzi, agli schieramenti che faticosamente si stanno quagliando in sede romana, si aggiungono le particolarità, vecchie e nuove, che si creano per effetto della concomitanza di elezioni regionali e comunali a Udine. In particolare il capoluogo friulano è ormai l’unica roccaforte del centrosinistra, dopo che le comunali a Trieste, Pordenone e Gorizia hanno visto il prevalere del centrodestra e senza che sia stata fatta dai perdenti una adeguata autocritica pubblica  sulle ragioni delle sconfitte.
Si capisce quindi perché quanto avverrà ad Udine assume una importanza che va al di là dell’effettivo peso  elettorale di una città media come Udine. Un peso che però è ovviamente determinante per i cittadini udinesi che rischiano di cadere dalla padella nella brace. La scelta del PD a Udine di proporre un proprio candidato sindaco, Vincenzo Martines, sul quale dovrebbero convergere, secondo una visione egemonica, tutte le forze di centro sinistra, è stata ovviamente rimandata al mittente dal resto della sinistra e per ovvie ragioni. Nello stesso tempo le forze alternative al PD cercano faticosamente di costruire un progetto comune basato su un programma e su futuri candidati condivisi. Una strada in salita, in un mondo di sinistra, che anche in Fvg soffre dei mali comuni delle forze politiche e dei movimenti post ideologici, alla ricerca, spesso scomposta e contraddittoria, di una nuova anima adattabile alla realtà dei tempi. Far quadrare settarismi atavici, veti incrociati, antipatie personali e, diciamolo apertamente, abbandonare quella eccessiva ricerca della perfezione formale nei programmi, non sarà facile. Il rischio che piani di battaglia faticosamente elaborati si tramutino in esercizi letterari, è forte. Il risultato potrebbe essere quello del passato, quando capitoli di buone intenzioni, finirono per infrangersi nella realtà delle cose e nel fatto che non c’è all’orizzonte un chiaro modello di riferimento di cambiamento che possa appassionare soprattutto le nuove generazioni. C’è insomma il rischio che la sinistra diventi un pianeta politico per vecchi, soprattutto se non comprende che i propri valori non si veicolano parlandosi addosso, ma con scelte di comunicazione chiare e innovative. Fatta questa premessa diventa fondamentale il fattore umano e con quali candidati quest’area politica, potenzialmente molto più vasta di quello che si possa pensare, si presenterà agli elettori.

Un nome che circola con insistenza è quello di Ezio Beltrame, già vice sindaco di Mortegliano ed assessore alla salute nella giunta Illy. Lo abbiamo intervistato per capire di più.
Ezio Beltrame sicuramente l’esperienza politica ed istituzionale non le manca. Fra l’altro lei è uno di quegli uomini politici, che grazie anche al fatto di avere una propria attività professionale, non ha avuto problemi a restare per lungo tempo fuori dai riflettori, fattore certamente positivo e che verrà apprezzato da chi pensa che lo spirito di servizio dovrebbe essere il motore di una politica con la “P” maiuscola. Quindi senza senza girarci intorno andiamo direttamente al cuore della questione, sarà lei il candidato Sindaco della sinistra alle ormai prossime elezioni per il Comune di Udine?

Non lo so e non spetta a me decidere. Sto cercando di dare il mio contributo alla costruzione di un programma di governo per il rilancio di Udine e del Friuli assieme alle organizzazioni della sinistra ma anche a personalità di rilievo e fortemente impegnate nelle attività cittadine. Mi metto a disposizione senza nessuna forzatura e sono pronto a farmi da parte o a dare il mio apporto in altri modi se ci sono prospettive diverse.

Il suo nome è stato fatto da un giornale locale sulla base di indiscrezioni relative ad una cena privata nella quale erano però presenti esponenti di peso dei partiti a sinistra del Pd. Pur capendo che le questioni candidature sono sempre molto delicate e che le indiscrezioni non sono spesso “neutrali”, ritiene che il metodo, a prescindere che l’oggetto sia la sua persona, sia quello giusto e che non possa aver creato delle fibrillazioni?

Non c’è nessuna cena privata né incontri “carbonari” ma una collaborazione alla luce del sole sui programmi e le singole competenze. In questo contesto mi è stata chiesta una disponibilità a impegnarmi in prima persona. Mi metto a disposizione e discuteremo con tutti, con chi fa parte di partiti organizzati ma anche con chi da posizioni civiche può dare un grande contributo al futuro di Udine. Non c’è nessuna imposizione anzi….Quindi massima apertura e tranquillità: di fibrillazioni ne abbiamo già abbastanza per problemi ben più seri…

Pur conoscendo la risposta, ma giusto per chiarire e tarpare le ali ai vari generatori fake news già all’opera, lei ha mai avuto condanne penali riferenti alla sua attività di amministratore della cosa pubblica?

No.

Lasciando fuori la questione candidatura, da esponente politico di grande esperienza come giudica quanto fatto in questi anni dall’amministrazione Honsell?

Il primo mandato è stato sicuramente positivo e per molti aspetti ha proseguito l’ottimo lavoro dell’amministrazione Cecotti. Poi la spinta si è un po’ affievolita e, come capita purtroppo di questi tempi nel nostro Paese, si è badato troppo agli annunci del momento e meno a strategie concrete per Udine futura.

Ipotizzando una sua candidatura, come pensa di costruire un programma condivisibile dalle varie anime che convivono come “separati in casa” a sinistra del Pd?  E soprattutto pensa sia fondamentale operare in maniera inclusiva su un programma e che altrimenti ci sia il rischio di una classica fusione fredda che storicamente non ha mai portato bene?

Penso a programmi pro-Udine e non contro qualcuno, penso che ci sia la necessità che tutti si impegnino a costruire un programma di cose realizzabili e non di slogans, penso che il momento è difficile e nessuno ha la verità in tasca, penso che sia fondamentale rilanciare l’economia e il lavoro e difendere il sistema di sicurezza sociale: se lavoriamo con coerenza e impegno su questo non si può non essere inclusivi.

Pur comprendendo che la questione è prematura e che nelle prossime settimane vi saranno elementi che potrebbero far evolvere politicamente la situazione (elezioni siciliane in primis), parlando in termini generali, ritiene che la sinistra debba mantenere una sua identità precisa nel rapporto con il PD renziano o che già oggi si debbano annunciare forme di apparentamento?

Purtroppo nel PD c’è gran confusione e da anni si sono sostituiti le strategie concrete, la competenza e il gioco di squadra con gli annunci e i personalismi che non fanno bene al futuro del nostro Paese. Ciò non significa che il PD sia un avversario: anzi deve tornare ad essere una risorsa importante, aperta e inclusiva e noi siamo pronti al dialogo ma su basi serie, concrete rispettose di tutti. Per questo noi vogliamo avanzare una nostra proposta precisa e coerente che possa far tornare all’impegno i tanti che si sono allontanati da questa politica, non per contrapporci superficialmente o per altri calcoli.

Come pensa di confrontarsi con le istanze del territorio che in questi mesi hanno iniziato una pur timida discussione sul futuro della città di Udine?

Udine ha bisogno di dare spazio a queste istanze, ha bisogno di una forte spinta sociale e permettetemi “friulana”. Il Friuli storico non esiste più, la provincia è stata smembrata in tante UTI, Udine deve mettersi alla guida come primo tra pari, in sinergia e aiuto agli altri Comuni. Poi abbiamo bisogno di rilanciare le attività economiche e seguire le periferie, dobbiamo prepararci a valorizzare e sostenere la nostra Università perché il futuro non so se permetterà di procedere agevolmente con due Atenei in Regione, dobbiamo collegare il mondo del lavoro e l’Università, dare più opportunità ai giovani e, per quanto può fare un Comune, combattere la denatalità e dare aiuto alle famiglie: è questo si può fare solo migliorando l’occupazione dei giovani e delle donne e rafforzando la rete dei servizi per la prima infanzie e per gli anziani. E poi un occhio di riguardo per il nostro Ospedale e per i servizi distrettuali che in questi anni hanno ha passato grosse difficoltà: per la funzione che hanno nell’assistenza ma anche per quello che possono rappresentare nella ricerca, nella specializzazione di livello nazionale, nell’economia cittadina.

Come pensa di gestire alcune questioni, come quelle della presenza di profughi e migranti, che la pressione mediatica ha artificialmente messo in primo piano nel dibattito cittadino?

Penso che l’Assessorato competente del Comune di Udine abbia agito bene e con equilibrio. Penso che il problema dei flussi sia stato gestito malissimo a livello nazionale, anche se ora con il Ministro Minniti qualcosa sta cambiando…. E’ un tema delicato dove purtroppo molte forze politiche stanno solo buttando fumo negli occhi ai cittadini: il mondo è cambiato e bisogna attrezzarsi a governare le grandi migrazioni con lungimiranza. Bisogna anche chiarire che la necessaria capacità di accoglienza non può essere confusa con supina accettazione ma deve corrispondere alla ricerca di integrazione basata non solo sui diritti ma fortemente sui doveri.

Pur capendo che parliamo con il senno di poi, fosse lei stato al posto di Furio Honsell avrebbe gestito nella stessa maniera spinose questioni come quella della cessione centenaria dello Stadio Friuli all’Udinese calcio o quella relativa ai parcheggi, primo fra tutti quello di Piazza Primo Maggio che ha, di fatto con la sua collocazione, reso molto difficile progettare una futura pianificazione urbanistica dell’area bloccando una possibile pedonalizzazione totale dell’area?

Non mi piace il senno di poi e la critica a posteriori. Dico che l’Udinese è una risorsa nella storia del Friuli (e non lo dico solo da tifoso dell’Udinese ma da friulano) e il Comune ha fatto bene a sostenere l’investimento della società per il nuovo stadio. Forse avrei cercato di ricavare un maggior vantaggio per tutti i cittadini udinesi tifosi e non…e per le casse del Comune…
I parcheggi di Udine hanno una buona distribuzione e accessibilità. Il parcheggio di piazza I° maggio è ben organizzato. L’errore forse è stato di spingere molto sulla penalizzazione dei parcheggi a raso in una città dove i servizi di trasporto pubblico qualche problema ce l’hanno e dove i parcheggi a raso sono spesso al servizio di chi lavora e delle attività economiche.

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