La Regione Veneto mette in vendita le quote di Finest spa. Valore di oltre 30 milioni di euro. Sullo sfondo scarsa fiducia in Friulia?

La Giunta Regionale veneta  ha avviato la procedura di vendita della propria partecipazione in Finest Spa (pari al 14,9%), dando seguito alla recente delibera approvata il 22 novembre 2017. Analoga decisione è stata presa dalla finanziaria regionale Veneto Sviluppo, che a sua volta detiene una quota del 5,6% del capitale di Finest. Nel complesso, quindi, è in vendita una quota di minoranza significativa per un valore di libro di oltre 30 milioni di euro. Finest è una società finanziaria dedicata ai mercati dell’Est, basata in Friuli Venezia Giulia, il cui socio di maggioranza assoluta è Friulia, finanziaria regionale friulana. La decisione trae origine dal piano di revisione delle partecipazioni societarie detenute dalla Regione Veneto, che ha individuato come non strategica Finest, di fatto un braccio operativo dell’altra finanziaria, Friulia. Qualora il socio di maggioranza non fosse interessato a incrementare la propria quota, la partecipazione in vendita potrà essere rilevata da istituzioni finanziarie con vocazione ai mercati dell’est e all’internazionalizzazione delle imprese o a sviluppare una partnership operativa con Friulia. Insomma una tegola per Friulia e per l'uscente giunta Serracchiani.

Finest ha approvato il suo bilancio d'esercizio  2016-2017 il 27 ottobre scorso. Un + 15,6 mln di euro investiti per 17 nuove operazioni internazionali in 11 diversi Paesi; -15% di costi operativi, con una spending review strutturale di 1,2 mln di 5 anni; risultato netto negativo (-3,6 mln di euro), determinato dalla ingente svalutazione di una singola operazione risalente ad un decennio fa questi i dati salienti del bilancio che nonostante il segno meno non prevede, hanno dichirato da Finest, nessuna ricaduta sull’equilibrio dell’azienda, che gode di una gestione stabile e possiede un patrimonio netto di 150 mln di euro.
Nel particolare i numeri presentati evidenziano che la Società, si leggeva nella nota della società, ha mantenuto il trend in crescita di investimenti verso le aziende del Triveneto, sviluppando 17 nuove operazioni per un totale di 15,6 milioni di euro. Ha continuato inoltre la politica di compressione dei costi di gestione avviata negli esercizi precedenti (-15%), attuata principalmente grazie all’ottimizzazione operativa e alla maggiore sinergia all’interno del Gruppo Friulia, che complessivamente ha generato una Spending review di oltre 1,2 mln di euro in 5 anni.

“La Società ha raggiunto oggi un equilibrio e una stabilità eccellenti, che ci consentono di essere più efficaci nei confronti delle nostre aziende – ha dichiarato il Presidente Mauro Del Savio –; purtroppo questa solidità non è rappresentata dal risultato netto d’esercizio: chiudiamo in perdita per 3,6 mln di euro. Un valore determinato dalla ingente svalutazione che siamo stati costretti ad operare su una singola operazione, relativa ad un investimento di una impresa nordestina del settore energetico realizzato oltre un decennio fa. E’ uno dei rischi del nostro mestiere: facciamo una scommessa al fianco dell’imprenditore e vinciamo o perdiamo con lui. Negli ultimi anni le svalutazioni degli investimenti effettuati prima del 2012 hanno avuto un ruolo importante sui nostri bilanci: quelle operazioni sono state effettuate dalle precedenti gestioni e in altri tempi storici, quando durata ed effetti della crisi economica che abbiamo attraversato non erano prevedibili. Ci conforta sapere che nessuna delle operazioni effettuate dopo il 2012, ovvero dopo l’avvio della nuova gestione, siano state oggetto di svalutazione: significa che stiamo coltivando un portafoglio di investimenti sano e proficuo, che oggi ammonta a 87,3 mln di euro” – continua il Presidente. “Ci sono numerosi elementi di positività che evidenziano la salute della Società: innanzitutto l’impegno verso il territorio, con investimenti in crescita, prevalentemente destinati ad aziende che hanno adottato il processo di internazionalizzazione della “Catena del valore” (74% del totale investito), che porta alla costituzione di vere e proprie multinazionali, capaci di creare valore in modo diffuso sui mercati mondiali, con ricadute concrete per il nostro triveneto. Dei 15,6 mln di euro investiti quest’anno, il 57% è stato destinato ad aziende che in passato erano già ricorse a Finest per altre operazioni: la fidelizzazione è sinonimo di soddisfazione del cliente” – continua il Presidente.
“Abbiamo continuato a ridurre i Costi operativi, non certo abbassando la qualità dei nostri servizi, ma piuttosto cercando nuove sinergie operative all’interno del Gruppo Friulia, seguendo gli indirizzi ricevuti dai nostri Azionisti in questi anni”. “Abbiamo una base solida con un patrimonio netto di oltre 150 mln di euro: non abbiamo bisogno di ricapitalizzazioni e abbiamo tutte le risorse per continuare ad investire per il territorio. Potremmo fare molto di più, se arrivasse la tanto richiesta modifica di legge, che ci consentirebbe di svincolarci dalle limitazioni imposte nel lontano 1991” conclude il Presidente.
Tra i settori di investimento di maggior traino si distingue la plastica (45%), seguita dal siderurgico (16%), servizi (11%) e legno/mobile (9%). Per ciò che riguarda i Paesi di investimento, l’Europa centro-orientale e balcanica conserva saldamente il primato come area di maggiore interesse per i partner di Finest, attirando l’80% del totale investito. Buoni anche i numeri su Turchia (8%) e Spagna (6%) mentre in Russia sono stati destinati il 6% degli investimenti di Finest, a conferma che la Società ha continuato ad investire nel Paese, assecondando le necessità degli imprenditori nordestini di accedere a quel grande mercato, nonostante le note vicende economiche e politiche in essere.
A leggere la relazione del bilancio sembrerebbero tutte rose e fiori ed allora viene da chiedersi perchè la Regione Veneto ha deciso di “mollare”, non saranno timori relativi alla gestione di Friulia e a catena rovesciata a Mediocredito?
Fra l'altro sul fronte di questa banca a maggioranza pubblica è partecipata dalla Regione Fvg qualcosa si muove. L’istituto, che oggi è ancora controllato dalla Regione (62.4%) che assieme a Fondazione CrTrieste (35.6%) detiene la maggioranza delle azioni, ha tra gli altri soci di minoranza le Bcc del Fvg, Popolare di Cividale, Friuladria, Industriali di Udine e di Pordenone, Generali, Inail e altri soci tutti con quote sotto all’1%. A causa della crisi finanziaria e una serie di investimenti non tutti trasparenti andati mali e realizzati negli anni 2008-2010 la banca ha accumulato nel 2014 una perdita di 63,5 milioni di euro. L'insolvenza delle imprese debitrici, una parte delle quali non andavano certo finanziate ma che godevano evidentemente di entrature politiche consistenti, ha causato l’accumulo di ulteriori perdite e soprattutto a bilancio di una massa di crediti deteriorati e sofferenze che pesavano sulla situazione patrimoniale. Per risanare si é impostato un piano molto pesante di ristrutturazione con l’obiettivo di tornare in utile nel 2016ma nulla o poco è stato fatto per capire come si fosse giunti ad una situazione drammatica. Un piano che ha funzionato in parte dato che gli obiettivi sono stati rivisti costringendo a posticipare l’ultima riga in nero al 2018. Così quest'anno è stato necessario operare un secondo aumento di capitale per 80 milioni di euro, dopo gli 85 già versati nel 2014. I soci, Regione e fondazione CrTrieste hanno ripatrimonializzato la banca. Insomma Mediocredito ha vissuto un quinquennio turbolento di sciagure che hanno reso necessari i due interventi di ricapitalizzazione di 85 e 80 milioni di euro. Ora Mediocredito è alla ricerca di un nuovo socio industriale con la Regione a Gestione Serracchiani-Bolzonello che potrebbe essere disposta a scendere in minoranza. A quanto risulta una serie di soggetti si sarebbero presentati a bussare alla porta di Mediocredito e c'è chi giura che dopo le feste di fine anno si paleserà il nome del “fortunato” nuovo partner. Ad essere maliziosi si può notare che tutto avverrà prima della scadenza del mandato regionale e quindi prima delle elezioni.  Al momento, la situazione, secondo indiscrezioni non confermate, è questa: tre contendenti: Iccrea e Cassa Centrale e il fondo Sixiang Holding.

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