La spoglia è immemore, ma non la storia

fotoww-4Al via domani a Udine, la grande mostra su Napoleone Bonaparte.
Dall’ascesa all’esilio, da soldato a imperatore a leggenda, la storia del corso rivive con “J’arrive, le cinque facce del trionfo”.

 Non si guida un popolo se non prospettandoli un avvenire.
Questo, in estrema efficacia e sintesi, il pensiero di Napoleone Bonaparte. Una chiarezza ed una verità adamantina, se permettete.
Ecco che visitare una mostra, unica nel suo genere, che riguarda la vita politica ma anche privata dell’imperatore francese, è motivo di arricchimento fuori da ogni dubbio.
A proporla a Udine nella Chiesa di San Francesco a partire da domani, 3 dicembre, sono la Fondation Napoléon e Les Invalides di Parigi, in collaborazione con il Comune di Udine, i Civici Musei e l’Agenzia PromoTurismoFvg.

Il suo fucile da caccia

Il suo fucile da caccia

Dal titolo “J’Arrive – Napoleone Bonaparte, le cinque facce del trionfo”, l’evento, che ha riscosso enorme successo nel resto d’Europa, offre al pubblico una straordinaria collezione di oggetti originali appartenuti a Bonaparte: armi, uniformi, documenti, un set per la pulizia dei denti, il suo cappello (il leggendario Chapeau), un orologio da taschino e numerose testimonianze che raccontano le diverse fasi della vita del condottiero corso, dalla Rivoluzione francese, i trionfi militari, fino alla sua morte a Sant’Elena. Insomma, una passeggiata attraverso salette ben allestite che ci raccontano del soldato, del generale, del console, dell’imperatore e, infine, dell’esiliato.
Chicca tra le chicche,  a far bella mostra di sé il Codice Civile da lui stesso scritto, l’originale e di sua proprietà. E c’è da dire che la visita varrebbe soltanto per questo, perché rara sarà in futuro l’opportunità per noi di vedere dal vivo un oggetto che cambiò la storia dell’Europa e di Italia; bene prezioso custodito dalla Fondazione francese e rarissimamente esposto anche nella République.
E’ evidente che questo allestimento interessi a noi friulani, ed è inutile ripercorrere qui le tappe che portarono alla firma del trattato di Campoformido e alla fine della Repubblica di Venezia; ma l’interesse, ad essere sinceri, supera l’attaccamento alla storia locale perché questa mostra offre la possibilità di riflettere, oggi più che mai e a maggior beneficio, su una figura politica che, bene o male, portò all’Italia e al “mondo Europa” un contributo fondamentale. E’ come se gli anni 1793-1814 rappresentassero le fondamenta dell’Italia moderna e del Risorgimento in particolare.
Consideriamo, inoltre, che nella nostra Penisola, data la relativa stabilità delle strutture politiche sotto Napoleone, le nuove idee che arrivarono dall’Occidente ebbero comunque il tempo di mettere radici, come mai poterono prima del 1799. L’esercito, la burocrazia e i codici francesi, poi, furono fattori di omogeneizzazioni che operarono su tutto lo Stivale.

Il suo servizio di piatti preferito

Il suo servizio di piatti preferito

Napoleone, la cui frase in testa a questo articolo pone già fra i più grandi ed efficaci condottieri e politici della storia, ha rappresentato per il nostro continente una chiave di volta, un momento epifanico, un punto di non ritorno. Tanto grande da non servire al Poeta scrivere il suo nome: “Ei fu…”; tanto grande da far credere al Poeta, che come il suo il corpo esalò l'ultimo respiro, restando immobile e dimentico delle glorie terrene, così rimase la terra, sgomenta e incredula di fronte a una simile notizia.
Napoleone, nel bene o nel male, diede una Costituzione a molti Stati che non l’avevano. Argomento, questo, particolarmente sentito per noi, in tempi di Referendum. Educò all’Unità attraverso il raggiungimento di un'identità unitaria e, soprattutto, come sopra accennato, nel 1804 promulgò e diffuse un Codice Civile, il Codice Napoleonico basato su principi intoccabili: la libertà individuale e l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.

Il set per pulire i denti

Il set per pulire i denti

La mostra che propone la Fondation Napoléon e Les Invalides non ha lo scopo di glorificare un mito, di insistere sulla leggenda; lo scopo è fornire una conoscenza più realistica e scientifica possibile dell’uomo e dei tempi. Eppure noi, non addetti ai lavori e storici dilettanti, noi popolani insomma, ci è piaciuto affrontare l’evento con tutt’altro spirito. E lo suggeriamo a quei friulani che amano ipotizzare, chi più chi meno, “illegittime” discendenze da un imperatore tombeur de femmes. Suggeriamo di seguire la mostra pensando, come fece Manzoni, che dopo quel luttuoso 16 luglio del 1821 la terra tutta restò chiusa in muto raccoglimento, pensando all'ultima ora di quell'uomo nelle cui mani era stato riposto il suo destino. E vi suggeriamo di domandarvi, soprattutto di questi tempi allo svacco e con Trump al potere del mondo Occidentale, se mai un altro uomo come Napoleone verrà a calpestare questa polvere insanguinata, se mai, come intese il Poeta, ci sarà un altro uomo “che verrà a improntare di sé con tanta forza la storia umana, così tragicamente intessuta di violenze e di stragi”.

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