L’Europa torna solo entità “geografica”

Di Fabio Folisi

Se qualcuno, in un moto di ingenuità, si interroga ancora se esista, nella classe dirigente dei 29 Paesi dell'Unione, l'idea e la volontà di arrivare a un Europa politica, cedendo una piccola parte della propria sovranità nazionale, la risposta è ora più che cristallina. Lo si vede in quanto sta avvenendo in questi giorni sulla vicenda del flussi migratori.
Una vicenda tristissima che dimostra come non sia neppure una questione ideologica a determinare le politiche dei singoli stati dato che, comportamenti nazionalistici in odore di populismo becero vengono sia da destra che sinistra. Il governo austriaco ad esempio, che sta attuando la scelta di innalzare un muro unilaterale al confine del Brennero per sbarrare la strada ai migranti, è un governo a guida socialdemocratica pur se in coalizione. Anzi il cancelliere austriaco, che rivendica il diritto nazionale di mandare di fatto alle ortiche Schengen, Werner Faymann, è esponente di lungo corso del Sozialdemokratische Partei Österreichs (Spö). Ma c'è di più, l'astro nascente della politica viennese, il ministro degli Esteri 30enne Sebastian Kurz, popolare (Övp) è considerato tra i più progressisti, un politico che ha basato la sua ascesa in carriera sulle politiche d'integrazione cercando proprio di assorbire voti in uscita dalla sinistra. E' lui ad essere andato in visita dialogante a Berlino dalla Merkel assieme a collega socialdemocratico Hans Peter Doskozil, neo ministro alla Difesa, per spingere anche i tedeschi a difendere il “diritto” austriaco di erigere il muro con l'Italia. Un tentativo di ricucire i rapporti con la cancelliera che non approva le chiusure dell'Austria degli ultimi mesi o almeno che non ama che certe decisioni non vengano concertare preventivamente con lei. Da parte tedesca infatti c'è il timore di azioni “ritorsive” dell'Italia sulla circolazioni delle merci che dalla Germania non solo vanno e arrivano proprio dall'Italia attraverso il Brennero, ma che attraverso gli assi viari italiani si indirizzano verso la Francia, la Spagna ed in parte perfino la Gran Bretagna. In un recente passato la preoccupazione che l'Italia reagisse era remota, ma oggi la diplomazia italiana si è finalmente, ringalluzzita ed è lanciata in un inedito atteggiamento di nuova dignità sugli scenari internazionali, come dimostra il Caso Regeni ma soprattutto la politica prudente, anzi non obbediente di Renzi agli Usa sulla vicenda libica e prima ancora, almeno in parte, sulla crisi Ucraina.
Anche se Angela Merkel, dismessa rapidamente la casacca umanitaria, è la prima promotrice dell'accordo Ue per i respingimenti di massa con la Turchia, non può appoggiare, almeno ufficialmente, gli steccati dei Paesi confinanti che la danneggiano inevitabilmente dal punto di vista dei flussi commerciali, al massimo può usarla come arma indiretta sull'Italia perchè si faccia carico di una più puntuale attività di controllo preventivo su chi giunge dal nord Africa. La Merkel del resto nelle sue politiche sul tema accoglienza e respingimenti non teme certo l'opposizione socialdemocratica , infatti, esattamente come a Vienna, i socialdemocratici della sua coalizione non brillano certo per prese di posizione coraggiose. Questo è un virus che sembra aver colpito, per ragion di Stato” tutta la sinistra europea. Al parlamento di Strasburgo ad esempio, il blocco dei socialisti si limita a qualche verbale condanna delle barriere dentro l'area di libera circolazione di Schengen. Per non parlare delle autorità europee che le criticano come «non soluzione», ma non fanno nulla per fermare ruspe e fili spinati.

Potrebbero interessarti anche...