Lezione di buona sinistra da un D’Alema in grande spolvero a Villa Manin: “Il vero voto utile è quello a Liberi e Uguali”

La giornata in Friuli Venezia Giulia di Massimo D'Alema iniziata nel pomeriggio al Kinemax Monfalcone, davanti ad un centinaio di persone, è terminata con una stimolante assemblea nella sala del ristorante al Doge, locale inserito nello splendido scenario di Villa Manin, che fu “albergo” temporaneo per Napoleone Bonaparte. Nessun riferimento diretto fra l'imperatore e Massimo D'Alema ovviamente, se non per il fatto che anche lui sembra risorto dopo un lungo “esilio” nella sua Fondazione. Ma contrariamente al generale imperatore, D'Alema in politica, ex tutto, come da lui scherzosamente affermato per marcare la differenza d'esperienza con i tanti pasticcioni “fai da te” che affollano oggi il parlamento, rischia per davvero di uscire fra i vincitori, perchè ha avuto anche la rara capacità di lasciare il palcoscenico a Pietro Grasso, come leader della nuova formazione politica a sinistra “Liberi e Uguali” che, sarà un caso, richiama proprio quel libertè egalitè, motto della rivoluzione francese, scintilla da cui poi scaturì, fra l'altro, anche il fenomeno Napoleone. Ma paragoni storici a parte è chiaro che D'Alema nella nuova formazione politica avrà un peso, soprattutto nella non facile stesura dei programmi che dovrà tenere conto delle varie anime presenti in Liberi e Uguali.
D'Alema, come era facile prevedere, ha dato il meglio di sé a Codroipo ospite di un locale sodalizio culturale giovanile, richiamando nonostante un tempo impietoso, non solo un vario quanto folto pubblico, ma anche molte facce di una sinistra che ormai da tempo si era allontanata dal gregge renziano, rimanendo, per dirla con Bersani, “nascosta nel bosco”. La sensazione è che il richiamo di un personaggio della levatura di D'Alema e probabilmente la curiosità per un progetto nuovo a sinistra, siano stati ottimi catalizzatori, richiamo anche per amanti della “bella politica”, quella fatta di contenuti ragionati e di persone che, per esperienza e capacità, escono dagli schemi odierni di una politica gridata e di politici “cotti e mangiati”. Politici infarciti di facili slogan populisti e che più che parlare alla pancia della gente, finiscono per rivolgersi al loro colon retto.
Così in sala oltre ai tanti ex di sinistra, erano presenti anche il rettore dell'Università di Udine Alberto Felice De Toni, seduto forse non casualmente in prima fila in mezzo fra il Sen. Carlo Pegorer di Mdp e l'On Serena Pellegrino di Sinistra Italiana. In molti hanno poi notato la presenza dell'ex senatore del Pdl Ferruccio Saro, personaggio sempre attento alle novità politiche, inoltre il suo passato socialista probabilmente emerge nostalgicamente di tanto in tanto, anche se nella sua storia l'opportunismo, che in politica talvolta se non un valore è una strumentalità, l'ha portato lontano da quell'area.
Ma tornando al dibattito durato oltre due ore, D'Alema ha risposto alle sollecitazione dei suoi interlocutori, giovani che hanno praticamente introdotto tanti argomenti ma principalmente il tema scuola e quello del lavoro. Sul primo, il tema della formazione, D'Alema è stato chiarissimo, non solo “La buona scuola” è da cestinare, ma lo sono praticamente tutte le riforme degli ultimi anni che hanno snaturato il sistema scolastico rincorrendo modelli “modernisti” e in una logica manageriale
svilendo la professionalità del personale insegnante.
Ovviamente l'esponente di Liberi e Uguali non ha risparmiato critiche in generale al PD di Matteo Renzi affermando le ragioni della nascita della nuova forza di sinistra, del resto era quello che la platea si aspettava.
Secondo D'Alema i grandi cambiamenti nascono sempre da un ritorno alle origini, alle ragioni fondative che nel caso di Liberi e Uguali non possono essere che “ridurre le disuguaglianze e difendere la dignità del lavoro”. Temi che secondo D'Alema sono stati abbandonati dal PD che ha scelto un campo d'azione improprio per una forza di sinistra, legandosi alle tesi della globalizzazione e del mercato ed arrivando a farsi trascinare nei fatti sul terreno che teorizza che l'Italia non sia una repubblica democratica fondata sul lavoro, come recita l'Art 1 della Costituzione, ma bensì sull'impresa. Un errore enorme secondo D'Alema dal quale discendono i molti errori di politica economica che hanno trascinato il Paese nella precarizzazione selvaggia e nella mendace interpretazione dei dati su occupazione e ripresa economica. Dal punto di vista della sbandierata uscita dalla crisi, ad esempio, ha spiegato, quando si sostiene che quel 1,7 positivo di Pil sarebbe merito delle politiche governative degli ultimi tre anni. “Diciamo la verità, ha spiegato D'Alema, in realtà c'è una discreta ripresa internazionale al 3%, ed è discreta anche in Europa. L'Italia è però l'ultimo casella. Tutti i paesi che non hanno fatto le riforme di Renzi crescono di più, il 2,5%, noi l'1,7. Viene spontaneo pensare a un'equazione: 2,5 + riforme di Renzi = 1,7. Una classe dirigente seria dovrebbe vedere che cresciamo meno e chiedersi il perchè anziché appuntarsi improbabili medaglie”.
D'Alema è poi stato particolarmente pungente quando gli è stata posta la domanda sul presunto “voto utile”, lo spauracchio agitato dal PD per demonizzare Liberi e Uguali. L'ex premier respinge la retorica del centrosinistra che "perde perché è diviso", perché in realtà "il Pd si è separato da una parte del suo popolo, e non c'è nessuna coalizione che possa porvi rimedio. Il centrosinistra unito ha perso ovunque". Il riferimento è poi al Rosatellum, legge elettorale che "il Pd ha voluto pensando che il “voto utile” ci avrebbe schiacciato; poi in Sicilia hanno visto che il voto utile schiaccia loro. Sono rimasti imprigionati nella trappola che avevano preparato per noi. Mi chiedo che gruppo dirigente sia questo: dovrebbero essere gli eredi, oltre che di nobili tradizioni, di una certa professionalità politica. Ma se il bipolarismo diventa tra 5 Stelle e il centrodestra, la cui riunificazione è stata favorita da questa legge scritta dal PD sotto dettatura di Forza Italia, allora chi non vuole Berlusconi voterà Grillo, e chi non vuole Grillo voterà Berlusconi".
Poi D'Alema ha rincalzato: “Quella legge è un’indecenza assoluta: forse il punto più basso della legislatura. Spero venga spazzata via. Ha aspetti aberranti, a mio giudizio palesemente incostituzionali, con il rischio che in un prossimo futuro, la Consulta bocci la terza legge elettorale di fila. Ed è incredibile che a proporre una legge fondata sulle coalizioni sia il Pd: un partito che non è in grado, come è sotto gli occhi di tutti, di formare coalizioni. Così alla fine il Rosatellum rischia di essere emblema della stupidità, quando per danneggiare gli altri si danneggia se stessi. La legge è concepita per far danno a noi e forse ai 5 Stelle; ma il principale danneggiato sarà il PD che favorisce solo un centrodestra a trazione leghista”. Ma in realtà, ha aggiunto D'Alema “il Rosatellum con ogni probabilità non garantisce maggioranze. Se non ci fosse alcuna maggioranza, le forze politiche che vorranno salvare la democrazia dovranno sostenere un governo che sia al di sopra delle parti, e garantisca una seria riforma del sistema, a questa volta condivisa, non imposta da qualcuno in modo improvvisato”. D'Alema ha poi ricordato il no del Pd "con arroganza e cecità politica" a modifiche sulla legge elettorale, ad esempio alla proposta sul voto disgiunto che avrebbe consentito ai cittadini duna libera scelta. L'effetto è invece il Rosatellum, "una legge mostruosa, pasticciata, confusa" con il cittadino che rischia, con il sistema delle liste “civetta”, di votare un candidato in una lista ed eleggerne un altro in altra vista, “una cosa che non si è mai vista al mondo”. Per spiegare il concetto D'Alema ha fatto un esempio pratico. “ E' stato annunciato verrà che presentata una lista animalista a supporto di Berlusconi e Salvini. Così potrà succedere che un amante degli animali voterà un candidato di quella lista, ma per effetto delle alchimie del Rosatellum, i suoi voti faranno eleggere il candidato di altra lista, così magari si eleggerà direttamente un animale”, ha chiosato ironicamente D'Alema strappando un lungo applauso alla platea divertita.
Poi tornando sul concetto di “voto utile: “L’idea che il Pd vincerebbe se non fosse per un gruppetto bilioso e rancoroso, come si fa scrivere alla stampa di regime, è falsa. Dicono che siamo nati per far perdere Renzi. Ma no, non c’è bisogno di far nulla: basta lasciarlo lavorare e Renzi, ci riesce da sé. All’opposto, possiamo essere utili se riusciamo a intercettare un elettorato che non vota più e non voterebbe mai PD. Non è vero quindi, ha concluso D'Alema, che indeboliamo l’argine contro il populismo e la destra, è esattamente il contrario lo rafforziamo”.

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