Liberi e Uguali del FVG vara la lista dei candidati da proporre a Roma. Assemblea “notarile” ieri a Cervignano

Questa settimana, anche in FVG, sarà determinante per le forze che si sono collocate a sinistra del PD. Purtroppo si deve registrare che l'auspicato progetto unitario che potesse riunire tutta la sinistra sotto un unico vessillo, se non naufragato del tutto, è in procinto di affondare. Settarismi veti incrociati e presunte convenienze non hanno reso possibile il miracolo. Così non solo vi saranno due liste separate alle politiche, sempre che una delle due, dal nome evocativo di nostalgiche stagioni, “Potere al popolo” e nel quale batte più o meno anonimo il cuore di Rifondazione Comunista, riesca nel difficile compito di raccogliere le firme necessarie, ma anche la compagine che ha riunito tre forze, MDP, SI e Possibile e che le firme non le deve raccogliere, in realtà sembra soffrire non poco delle fibrillazioni derivanti dal fatto che ognuno rivendica rendite di posizione che spesso non avrebbero cittadinanza solo se si considerasse il bene comune anziché quello di “componente”. Così in attesa che questa sera “Potere il popolo” si palesi in tutta la sua presunta “purezza” ideologica in Friuli in una assemblea a Cussignacco, ieri sera si é perpetrato il rito della designazione delle candidature di Liberi e Uguali, rito teorico però, perchè la “lista” di nomi proposta in realtà non è stata formalmente votata, non sono state identificate priorità se non quella scontata della candidatura slovena. Di bello a Cervignano  la partecipazione, che non è poco e che lascia ben sperare, mente il dibattito è stato mortificato  da una gestione che oseremmo definire disastrosa. Se è vero che non ci si poteva certo aspettare che fosse una sfida in stile Ok Corral con le tensioni in piena trasparenza, la procedura è stata gestita al ribasso tanto da apparire anaffettiva rispetto ad un progetto che invece dovrebbe volare alto. Intendiamoci, nulla di imprevisto o imprevedibile perchè era chiaro alla vigilia che nella sera del 9 gennaio si sarebbe deciso poco, se non nulla, perchè la questione liste, almeno relativamente ai seggi papabili, si dirimerà a Roma. Del resto l'Assemblea nazionale di "Liberi e Uguali" svoltasi nella capitale domenica scorsa, era stata chiara, non solo era stato definito il programma con cui affrontare la prossima campagna elettorale, ma anche i criteri per la composizione delle liste, dando mandato ai segretari nazionali di MDP, Sinistra Italiana, Possibile e a Pietro Grasso di comporre le liste finali per il Parlamento entro il 22 gennaio prossimo, tradotto in parole povere vuol dire che si decide tutto a Roma e che la riunione di ieri a Cervignano era da questo punto di vista inutile. Poteva essere invece utile se gestita in maniera politica e non notarile, ma così invece non è stato, forse per la fregola di svolgere il compitino, il rito, delle candidature fintamente decise dal basso, un peccato perché le oltre cento persone che hanno riempito la sala dell'Hotel Internazionale meritavano di più. Ma il capello e la barba bianca, nonché la lunga frequentazione di tornate elettorali, non fanno scandalizzare, sulla questione cadreghe sono inciampate in passato forze perfino più coese e storicamente radicate, figuriamoci una lista creata in poco più di un mese e sulla quale pesa la peggiore legge elettorale che storia d'Italia abbia visto. Tuttavia il minuetto degli interventi contingentati e temporizzati, prima in 5 minuti e poi a soli 3, dimostra che Liberi e Uguali dovrà fare molta strada per dimostrare di essere una forza che non solo propone un nuovo modello per il Paese, ma riesce a farlo anche al proprio interno. Se poi aggiungiamo il fatto che il non candidato Lodovico Sonego che presiedeva la riunione ha parlato più di tutti gli intervenuti messi insieme, prima con la sua prolusione procedurale tesa ad orientare sugli scopi unicamente notarili della riunione e poi con le sue ripetute interdizioni verbali, il quadro di una serata da dimenticare è completo. Comunque per ora archiviamo questa brutta parentesi nella lista dei vizi di gioventù, sperando che in futuro si possa trovare un sistema meno verticistico di definizione di candidati e candidature. Ma innanzitutto bisogna evidenziare il fatto che le unificazioni di natura elettorale possono diventare fusioni solo se riescono a scaldare i cuori dei militanti e ieri di caldi vi erano solo gli equilibrismi tesi a far pendere la bilancia in favore di uno o l'altro fra i papabili, con qualche tentativo di colpo basso che c'è da ritenere lasci il tempo che trovi, visto che la partita sui possibili scranni si giocherà nella capitale e ricordiamo che il Friuli Venezia Giulia resta l'estrema periferia dell'impero. Nonostante questo, a furia di mettere paletti: di genere, di mandato, di età, c'è il rischio che le liste trovino la quadra alfanumerica ma non siano rappresentative di quanto una forza politica nascente necessita in sede parlamentare. Potremmo identificare non solo nella necessità che non si inviino a Montecitorio e Palazzo Madama altri dilettanti allo sbaraglio, ma che si premi capacità ed esperienza, il lavoro parlamentare e politico svolto, magari quello nell'ombra e senza la ribalta autoprodotta o dalle comparsate sulla stampa mainstream, quella che prima o poi ti manda il conto. Dovere di cronaca ci impone comunque dare contezza dei nominativi proposti al coordinamento nazionale di Liberi e Uguali che definirà le liste per le elezioni alla Camera e al Senato del prossimo 4 marzo. Questi i nomi Francesco Foti, Paolo Vizintin (rappresentante delle minoranza di lingua slovena), Carlo Pegorer, Federico Cazorzi, Alessandro Metz, Fabio Omero, Matteo Negrari, Gianfranco Cozzi, Mauro Travanut, Paolo Polli, Maurizio Depoi, Aulo Maieron, Fabrizio Dorbolò, Artan Sala, Federico Buttò, Pietro Del Frate, Paolo Milazzo, Velia Cassan, Serena Pellegrino, Giulia Castellan, Tiziana Vuotto, Chiara Casasola, Rossana Casadio, Liviana Andreossi, Alessandra Missana, Marina Caselotto.

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