Luca Zingaretti incanta il pubblico sul Ponte del Diavolo di Cividale crollato 100 anni fa durante la grande guerra

Cento rintocchi di campana hanno aperto la coreografia dei ballerini della scuola di danza Erica Bront di Cividale che, tutti vestiti di bianco, hanno raffigurato le anime morte nei giorni dell’invasione e della battaglia di Cividale. Tre ragazzi classe 1999, Aurora Saccavini, Tommaso Pinto e Simone Clavora, hanno fatto da presentatori all’evento introducendo i discorsi delle autorità e le tre letture di Luca Zingaretti tratte dai diari di Monsignor Liva intervallate dalle note del pianoforte del maestro Rucli. Centinaia di persone hanno assistito alla toccante cerimonia in assoluto silenzio.
Dopo l’Inno d’Italia cantato dal Coro Alpini di Passons e Coro MonteNero di Cividale, il sindaco Balloch ha dato il benvenuto ai cittadini e alle istituzioni presenti.
STEFANO BALLOCH :“Ancora una volta Cividale ci fa guardare il passato da un punto di vista inverso per capire cosa siamo oggi. 100 anni fa questa città si è messa al servizio del paese per consentire all’esercito di riorganizzarsi.La battaglia di Cividale è la battaglia degli eroi silenziosi dopo quella di Caporetto che tutti conoscono. Ne è nata una coscienza collettiva: dove ricordiamo la sconfitta, guardiamo ad un ponte che unisce, al sentirsi comunità prima di popolo. Siamo città di incontro delle culture, della Mitteleuropa, città che ha contribuito a riscrivere la storia dei Longobardi e che vuole ricordare gli eroi di ieri attraverso l’arte”.
SERGIO BOLZONELLO: “La tragedia di 100 anni fa ci invita a riflettere su quanto sta succedendo nel nostro tempo. Siamo su un ponte che è simbolo di unione, che tiene insieme una comunità. Apprezzo che per questa cerimonia sia messo al centro il diario di un parroco che decise di non andarsene ma di rimanere per scrivere la storia e tenere insieme la comunità. Perché le persone e l’insieme dei loro destini vengono prima di tutto. L’insegnamento è stare uniti, non dividersi: in un mondo che si spacca, facciamo in modo di stare insieme”.
PIETRO FONTANINI: “O sin a Cividâl”. Ricordiamo la resistenza di tanti militari che si sacrificarono per rallentare l’avanzata che occupò tutto il Friuli e l’intero popolo friulano. Sofferenze per chi restò e per chi se ne andò come profugo ma una grande dignità di MONSIGNOR LIVIO CARLINO, arciprete della PARROCCHIA DI SANTA MARIA ASSUNTA di Cividale
“Vogliamo ricordare colui che mi ha preceduto nella guida della comunità e che ci ha lasciato il ricordo di quei giorni terribili del 1917 nei suoi diari: le pagine di Monsignor Liva parlano dell’amore di un prete per la sua terra. Un impegno importante, quello di Liva, degli altri sacerdoti e dei laici che abitavano su questo territorio, che si diedero da fare per aiutare e tenere unita la popolazione”.

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