Lunga mano di Erdogan: Spenta la tv satellitare curda Med Nuce con sede in Italia

Nei giorni scorsi l’emittente televisiva satellitare Med Nuce è stata oscurata da parte di Eutelsat, la società francese che commercializza servizi di copertura satellitare in tutta Europa. Facendo leva sui cospicui interessi che Eutelsat coltiva e intende coltivare in Turchia, RTUK, il Consiglio Supremo di Erdogan per la radio e la televisione, ha chiesto l’oscuramento di Med Nuce, dopo aver decretato la chiusura, in territorio turco, di altri 12 canali televisivi e 11 stazioni radiofoniche. Richiesta esaudita il 3 ottobre scorso, data dalla quale Med Nuce TV è impossibilitata a trasmettere, nonostante abbia una regolare licenza rilasciata nel nostro Paese dall’Ag-Com. A seguito della chiusura ieri si è svolta presso la sala stampa di Montecitorio una conferenza stampa della redazione. Presenti alla conferenza stampa Antonio Ruggieri, direttore di Med Nuce, Ozlem Tanrikulu, presidente dell’UIKI Onlus, Anna Del Freo, segretaria nazionale aggiunta della FNSI, una rappresentanza di parlamentari di forze politiche differenti e Carlo Freccero, Consigliere d’amministrazione della RAI. Tutti hanno concordato che si è trattato di un inaudito atto anti democratico del Governo turco, che s’inquadra nell’ondata di repressione seguita al fallito colpo di Stato del 15 luglio scorso che ha riguardato, fra arresti ed epurazioni, oltre 80.000 persone fra magistrati, avvocati, insegnanti e giornalisti.
L’oscuramento di Med Nuce segna un ulteriore salto di qualità nella strategia repressiva di Erdogan, che questa volta si spinge oltre i confini del suo Paese il quale è membro della Nato e ha fatto domanda per essere ammesso nell’Unione Europea. Insomma
“Hanno vinto le pressioni di Erdogan” ha spiegato il direttore di Med Nuce, Antonio Ruggeri che ha anche spiegato il perchè di una televisione curda in Molise.
I curdi è stato detto vivono ovunque e in nessun luogo e proprio pe questo utilizzano e parlano dall’esilio anche attraverso una tv protetta dal fatto di essere collocata all’estero teoricamente fuori dall’influenza di Erdogan. Almeno così si pensava. L’emittente ha le strutture produttive in Belgio e la sede legale in Italia, nel piccolo Molise, a Campobasso per la precisione. La televisione da poco più di 15 giorni è uno schermo nero. Azzerata. Il dito che ha premuto sull’interruttore è quello della Eutelsat, un colosso con il quartier generale a Parigi, uno dei tre maggiori operatori satellitari del mondo. La holding, affittando infrastrutture e commercializzando la banda, trasmette oltre 4 mila canali, dei quali più di mille dalla flotta dei satelliti Hot Bird.
Il racconto del direttore Antonio Ruggeri è preciso, il 29 settembre riceve una mail che lo informa che a brevissimo sarebbero state sospese le trasmissioni. Quattro giorni dopo il segnale si spegne. «Hotbird ha ricevuto una comunicazione da Eutelsat e ha eseguito subito l’ordine: fermare immediatamente la trasmissione della tv curda sul satellite» spiega Ruggeri. Questi sono i fatti. Poi ci sono le accuse, precise, circostanziate, che hanno scatenato le proteste della comunità curda, dei sindacati e delle associazioni dei giornalisti in mezza Europa, con presidi sotto la sede centrale di Eutelsat a Parigi, sotto quelle in Italia e in Germania.
«Le pressioni di Erdogan hanno avuto successo – spiega Ruggeri – Eutelsat ha un contratto in itinere per il lancio in Turchia di satelliti a uso militare e di controllo di polizia. In cambio Erdogan, attraverso Rtuk, il Consiglio supremo del governo per radio e tv, ha chiesto e ottenuto di spegnere la nostra televisione. Lo abbiamo denunciato e nessuno ci ha smentito». Non è stata neanche addotta una giustificazione formale, o una spiegazione. Niente. Quattro righe di comunicato hanno zittito una delle voci dei curdi della diaspora. Med Nuce, che vuol dire notizie dal Medioriente, racconta la cultura, la resistenza, la lotta, le sofferenze di un popolo senza Stato che si trova schiacciato tra l’Isis e il Sultano di Ankara. Per trasmettere, Med Nuce ha avuto una regolare licenza rilasciata in Italia dall’AgCom. «Stiamo assistendo a uno sconfinamento in Occidente della repressione turca del 15 luglio» spiega Anna Del Freo, membro del comitato esecutivo della Federazione europea dei giornalisti (Efj) e segretario generale aggiunto della FNSI, presente alla conferenza stampa convocata alla Camera. In Turchia ci sono ancora 90 giornalisti in carcere e circa 200 hanno perso il lavoro: «E’ la più grande prigione per giornalisti d’Europa» continua De Freo.

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