L’Università di Udine, grazie a un finanziamento regionale, studierà il trauma da guerra

Con un progetto interdisciplinare, il Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale (Dium) dell’Università di Udine, è risultato primo nella graduatoria per l’assegnazione di finanziamenti nel bando della Regione Friuli Venezia Giulia per “Studi e ricerche storiche di base finalizzati ad ampliare la conoscenza e a favorire la riflessione sui fatti storici della prima guerra mondiale”. Il lavoro, dal titolo “Documentare il trauma. Per un archivio digitale dell’Università Castrense di San Giorgio di Nogaro”, coordinato da Francesco Pitassio, si pone come obiettivo lo studio transdisciplinare del trauma dell’esperienza della Prima guerra mondiale in Friuli Venezia Giulia.

L’attività dei ricercatori dell’Università di Udine, a partire dal fondo inedito dell’Università Castrense di San Giorgio di Nogaro, riguarderà in particolare la classificazione archivistica e la costituzione dell’Archivio digitale dell’Università Castrense, una istituzione accademica nata direttamente nelle retrovie del primo conflitto mondiale.

L’obiettivo dello studio è la ricostruzione storica e culturale di quella che fu a tutti gli effetti la prima università sorta sul territorio friulano, con particolare attenzione allo studio demografico-statistico della diserzione, della fuga e del trauma di guerra.

Nel progetto dell’Ateneo friulano sono coinvolti studiosi di varie discipline: dalla storia contemporanea alla demografia, dalla letteratura alle arti visive, dal cinema alla fotografia. Partener ufficiali dell’iniziativa dell’Università di Udine sono il Comune di San Giorgio di Nogaro, le Università di Milano-Bicocca (Archivio degli Psicologi italiani), di Modena e Reggio Emilia e del Litorale di Capodistria, insieme all’Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti di Lubiana.

«La ricerca – dice Pitassio – ha l’obiettivo prioritario di riordinare l’archivio della Università Castrense presente nei fondi del Comune di San Giorgio di Nogaro, e digitalizzarlo, per facilitarne l’accesso. Inoltre –prosegue –, attraverso la prospettiva degli studi su trauma e memoria collettiva, l’iniziativa intende evidenziare la specificità degli eventi bellici per il territorio, e l’intreccio di esperienze e saperi che li caratterizzò».

«Al contempo –evidenzia Silvia Contarini che, insieme a Pitassio, ha curato la realizzazione del progetto –, lo studio comparato delle carte private e dei resoconti medici potrà contribuire a fare luce sulla nozione di trauma di guerra, all’epoca oggetto di accese discussioni nonostante che la scienza medica fosse in grado, dopo Charcot, di riconoscerne i sintomi e le cause. Proprio per questo –aggiunge – sarà fondamentale l’apporto dell’Aspi-Archivio degli Psicologi Italiani dell’Università di Milano-Bicocca, con cui collaboreremo, aprendo a una prospettiva nazionale e internazionale».

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