Maltempo “eccezionale” diventa ormai la norma, centrale telefonica di soccorso unica (Nue) si rivela un “collo di bottiglia”

Quasi inutile raccontate i danni di quanto è avvenuto in Friuli ieri pomeriggio, l'abbiamo visto tutti, ennesimo replay di un maltempo che si fatica decisamente a considerare come evento temporalesco estivo. In realtà ha più caratteristiche da fenomeno monsonico tropicale, un  "sistema temporalesco caratterizzato da frequenti e diffuse raffiche di vento lineare che hanno superato i 120 km orari" così l'hanno definito i tecnici dell'Osmer. Ma chiamatelo come volete, quello che ieri è stato vissuto praticamente dall'intera popolazione del Fvg, così come in molte parti del Nord Italia, è la dimostrazione tangibile di come i cambiamenti climatici siano una realtà con la quale fare decisamente i conti. Per questo, sottovalutare il fatto che la centrale unica del soccorso (Nue), il tanto decantato numero unico 112, messo alle corde, non ha funzionato nonostante gli operatori abbiano fatto quanto era nelle loro possibilità. Il sistema infatti, che prevede che un operatore smisti la natura dell'emergenza ai soccorritori adatti all'emergenza stessa, ha mostrato tutti i suoi limiti proprio nel momento delle necessità improvvisa e massiva, quando cioè i cittadini hanno più bisogno. Poco importa se il sistema funziona come un orologio nell'ordinario. Ieri molti cittadini non sono neppure riusciti a comunicare la loro emergenza, altri dopo un primo contatto sono rimasti in attesa per oltre un'ora, ascoltando la voce che gentilmente ti chiede di stare in attesa. Certo alla fine tutti hanno avuto soccorso, e ci mancherebbe altro, ma avete idea di quanto possa essere frustrante restare all'apparecchio con un disco che ti dice di rimanere in attesa mentre la tua emergenza, piccola o grande che sia, è li davanti ai tuoi occhi? Per questo le parole auto-assolutorie, se non addirittura auto-premianti, del comunicato emesso dall'assessore, con delega alla Protezione civile, Paolo Panontin appaiono stucchevoli. Per dirla “papale papale” sanno  di “presa per i fondelli”. Dice infatti l'assessore nel titolo del comunicato apparso sul sito della Regione  cercando di anticipare le eventuali polemiche sul funzionamento della centrale del soccorso: “Con Nue possibile priorità a chiamate sanitarie”.  L'assessore spiega che "in questo caso l'introduzione del Nue ha permesso di filtrare le chiamate, di identificare e dare risposte tempestive alle chiamate più urgenti, ovvero quelle sanitarie destinate al 118. A queste ultime è stata infatti data la precedenza così da proteggere il bene più prezioso, ovvero la vita delle persone". Ci permettiamo sommessamente di dire che il “filtro” tanto decantato, in passato lo facevano già i cittadini che in caso di emergenza sanitaria chiamavano il 118. A nessuno sarebbe venuto in mente davanti ad un ferito di chiamate i pompieri o la forestale. Insomma l'impressione, suffragata dalla certezza dei fatti, è che l'idea della centralizzazione delle chiamate su numero unico 112 (che un tempo era quello dei carabinieri) abbia creato un inutile collo di bottiglia. Scrive nella nota l'assessore: “Data la vastità della perturbazione che tra le 16.30 e le 18 si è abbattuta su oltre 120 Comuni del Friuli Venezia Giulia, provocando l'interruzione dell'energia elettrica in circa 100.000 utenze, il Numero unico per le emergenze ha ricevuto in quel lasso di tempo circa 2.000 telefonate, un numero pari a quello che viene gestito nell'arco di un'intera giornata, la maggior parte delle quali erano indirizzate ai Vigili del Fuoco”. Ed allora caro assessore non era meglio che le chiamate i cittadini le indirizzassero direttamente ad un numero specifico evitando così che magari un'emergenza sanitaria non riuscisse a prendere la linea? E poi l'ondata di maltempo non era stata ampiamente preannunciata? Ma l'assessore regionale ha una “spiegazione” per tutto: dato "l'elevato numero di contatti il sistema ha deviato le chiamate in eccesso alla centrale del Nue di Brescia, che ha dato un importante supporto agli operatori della nostra centrale regionale. Nonostante la situazione di emergenza l'elevata professionalità degli operatori ha quindi permesso di dare risposte rapide alle emergenze mediche, ovvero quelle indirizzate al 118". Ed in effetti possiamo testimoniare direttamente, per aver chiamato la centrale Nue per la caduta di alberi sulla strada, che una volta presa la linea ed ottenuta la risposta, la prima preoccupazione dell'operatore è stata quella di chiedere se vi fossero feriti. Una volta presa la linea però, per prendere la quale ci sono volute decine di chiamate ed oltre un'ora. Un'ora, un tempo sufficiente ad un ferito per  dissanguarsi o ad un infartuato per passare a miglior vita. Spiega sempre Panontin che "la perturbazione ha coinvolto moltissimi Comuni e verso il centralino dei Vigili del fuoco è stato smistato un numero enorme di telefonate proprio nel momento in cui questi ultimi hanno dovuto mettere in campo tutto il personale disponibile per fare fronte all'emergenza assieme alla Protezione civile e alle forze dell'ordine. Considerato il tipo di fenomeno atmosferico i cittadini hanno quindi chiesto l'intervento dei vigili del fuoco, con un conseguente allungamento dei tempi necessari per dialogare con i loro operatori". Ed in effetti una volta che il meccanismo si è messo in moto, possiamo testimoniare, che una squadra di volontari della protezione civile, con rapidità e professionalità, è intervenuta per liberare la strada dagli alberi caduti e mettere in sicurezza la viabilità. Tutto bene insomma ma resta il problema del “collo di bottiglia” per creare il quale sono fra l'altro stati spesi milioni di euro. Se il sistema deve rimanere quello, ma qualche volta il ritorno al passato può essere una soluzione, si dovrà aumentare il numero degli operatori, una rindondanza del sistema necessaria, perchè le situazioni di emergenza e la loro intensità, non sono granché prevedibili.

Fabio Folisi

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