In manette Roberto Spada l’autore del pestaggio del giornalista di Rai 2 a Ostia. L’azione costruita come fosse uno “spot” da esibire, per questo contestato il metodo mafioso.

Tanto tuono finchè piovve, Roberto Spada autore delle lesioni al giornalista di Rai 2  Daniele Piervincenzi è a Regina Coeli. Ma in tutta onestà viene da chiedersi,  se non ci fosse stata la telecamera ad immortalare le sue “gesta”  da picchiatore con una sequenza che ha scosso coscienze e opinione pubblica, vi sarebbe stato l’intervendo dei carabinieri?  Domanda legittima perchè ad Ostia, cosìcome in altre periferie urbane degradate di Roma  lo  Stato è assente. La brava gente ha perso la speranza basti pensare alle percentuali di votanti o al fatto che nulla si muove che il clan non voglia. Così mentre si è detto che Mafia capitale non esisteva, è stat la mafia a battere un colpo. Precisamente un colpo di testa che ha devsatato il naso del povero Piervincenzi ma che rischia di essere un “colpo di testa” che la famiglia spada pagherà caro.  Questo presunto capo clan con atteggiamenti ed azioni da pericoloso bullo di periferia non ha infatti tenuto conto della potenza mediatica del mezzo televisivo. Le immagini sono infatti spesso iù efficaci di qualsiasi racconto, di qualsiasi dato sulla criminalità snocciolato su giornali o in paludati talk show. Quelle immagini di cieca violenza potrebbero davvero innestare un processo di pulizia in quella città nella città che è Ostia.  Il fatto che i Carabinieri del Nucleo investigativo e i Carabinieri della compagnia di Ostia abbiano  sottoposto a fermo Roberto Spada è importante soprattutto perchè è stato fatto  in esecuzione del decreto del procuratore aggiunto Michele Prestipino in relazione certo all’aggressione avvenuta martedì ai danni del giornalista Daniele Piervincenzi e del cameraman che era con lui ma gli è stato contestato anche l’aggravante dell’articolo 7 della legge 152 del 1991, quello relativo al metodo mafioso.  Spada è stato fermato mentre si trovava nella sua abitazione, è stato condotto nella caserma dei carabinieri in viale Alfredo Zambrini per gli accertamenti di rito, e poi come detto a Regina Coeli. La Procura, nel decreto di fermo, lo accusa di lesioni e violenza privata, con l’aggravante del metodo mafioso e di aver agito per futili motivi.

Insomma secondo gli inquirenti il  gesto violento e  plateale è stato compiuto  per autoaffermazione.  Spada ha agito platealmente e in un luogo pubblico, sotto gli occhi di numerosi testimoni e addirittura davanti a una telecamera per poter affermare così  la propria egemonia territoriale. Si spiega così l’ aggravante del metodo mafioso. Secondo il pm Giovanni Musaro’, che  chiederà al gip la convalida del fermo e l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare, Spada, forte anche di un manganello e di un gruppo di persone riunite per l’occasione per sostenerlo, ha ostentato in modo evidente e provocatorio una condotta utile a esercitare sui soggetti passivi quella particolare coartazione e quella conseguente intimidazione che è tipica delle organizzazioni mafiose. Per fare questo però non bastavano alcuni testimoni oculari ma serviva una sorta di “spot” pubblicitario. Ma forse lo spot è venuto meglio di quello che lo Spada prevedeva, quel video infatti dimostra violenza fisica ma anche la vigliaccheria tipica di un azione fascista.  Gli investigatori infatti  ritengono  che il clan degli Spada punti a guadagnare terreno e potere a Ostia sostituendosi del tutto alla famiglia Fasciani, ‘colpita’ negli ultimi anni da ripetuti provvedimenti restrittivi e da pesanti sentenze di condanna. Lapidario i commento del ministro dell’interno Marco Minniti:  “Il fermo di Roberto Spada è la dimostrazione che in Italia non esistono zone franche”.  sarà anche vero, ma speriamo che non debbano servire altri violenti pestaggi per intervenire nelle tante zone malavitose che, dispiace dirlo,  si estendono a macchia di leopardo non solo a Roma.

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